Liguabue, al via in Sicilia il 'Made in Italy Tour': 'Io e Riko, sentimentalmente incazzati' - INTERVISTA

Liguabue, al via in Sicilia il 'Made in Italy Tour': 'Io e Riko, sentimentalmente incazzati' - INTERVISTA

No, non scherzava Ligabue quando, a Monza, disse che “Made in Italy” sarebbe andato a suonarlo casa per casa. Reduce da una brutta influenza – “la peggiore della mia vita” – che gli ha lasciato come souvenir un edema alle corde vocali, il rocker di Correggio, pur convalescente, ha dato il via al suo tour 2017 dal Palasport di Acireale, in Sicilia: in un contesto decisamente più intimo rispetto ai grandi raduni all’aperto ai quali ci ha abituato, il cantante emiliano ha offerto ieri, martedì 14 febbraio, uno show bipartito, con una prima parte tutta dedicata alla nuova fatica in studio, eseguita integralmente seguendo la tracklist del disco, e una seconda - che cambierà di data in data, e per la quale sono stati preparati trenta brani su quattordici caselle da riempire - dedicata ai grandi classici, in occasione della data zero rappresentati da, tra gli altri, “Marlon Brando è sempre lui”, l’inevitabile “Certe notti”, “Piccola stella senza cielo”, “Balliamo sul mondo” e "Urlando contro il cielo".
 
Ligabue non sta portando in giro per i palchi italiani un disco, ma un personaggio, Riko, che è il protagonista del suo concept album: “È la storia di uno incazzato col mondo, in piena crisi di mezza età, ma che deve capire che il mondo non sta complottando contro di lui”, spiega dopo il concerto l’artista, che rifiuta la lettura “politica” di “Made in Italy” e del relativo show. “Per come la vedo io è una questione sentimentale: Riko è uno che vede una realtà diversa da quella che gli avevano promesso, e per questo ha i coglioni girati. Io vivo molti più privilegi di lui, che – a differenza di me – non ha voce, ma proviamo le stesse cose. Non ho una ricetta, per migliorare le cose, anche se di questi tempi tutti ne hanno una, ma ho questo sentimento di incazzatura, come lui. Per questo il mio auspicio è che il sentimento di Riko diventi quello di tanti”. 
 
E, perché accada, il Liga per una volta ha scelto di evitare i mega-raduni, che da parecchie stagioni sembrano ormai il suo contesto live d'elezione: “Questo non è uno show facile. So di chiedere attenzione”, riconosce lui, “ma, artisticamente parlando, di alternative non ne avevo: sto andando dove vive il pubblico a raccontargli una storia. E sono felice di aver fatto questa scelta, perché già la prima sera ho visto che ha pagato: sono rimasto stupito dalla quantità di ragazzini che cantavano le nuove canzoni a memoria”. 
 
L’andamento narrativo di “Made in Italy” chiama a gran voce una riduzione cinematografica, e chi conosce Ligabue è al corrente della sua carriera parallela dietro la macchina da presa. “Certo che ci stiamo pensando, a farci un film”, ammette lui, “Però con il cinema ho dei conti in sospeso: mentre giravo ‘Radio Freccia’ è nato mio figlio, e durante le riprese di ‘Da zero a dieci’ è morto mio padre. E poi girare un film costa una fatica mentale boia, e la soddisfazione che se ne ricava è infinitesimale rispetto a quella che offrono i live. Comunque sì, ho una storia, che si basa sulle canzoni del disco, che per quanto mi riguarda è una novità: mi viene in mente un’impalcatura alla ‘Quadrophenia', giusto per fare un esempio”. Voci parlano anche di un  progetto per una fiction… “Per quello sono già stato avvicinato, ma non riguardo a ‘Made in Italy’”. 
 
Palasport, stadi, teatri e mega raduni dal vivo: Ligabue, ormai, le strade del live le ha battute praticamente tutte. Se il “Made in Italy tour” rappresenterà l'unico impegno dal vivo per quest’anno del cantante, possibile che l’ormai nota “dipendenza da palco” non abbia portato il rocker di Correggio a immaginare quello che sarà il passo successivo? Il cantante sorride, lo staff fa muro, ma a lanciare il sasso nello stagno è Salzano, che sornione, a mezza voce, confessa: “A qualcosa stiamo già pensando”. 
 
Ancora scosso per l’impasse vocale ("E' stato un trauma: il mio strumento principale non rispondeva più ai comandi. Avete idea di cosa significhi, per un cantante?") che l’ha costretto a cancellare le prime date del tour – che proseguirà per i prossimi tre mesi con 55 date in 26, e che rappresenterà l’unico impegno dal vivo per il 2017 – Ligabue a notte fonda, dopo quella che è giocoforza diventata l'effettiva data zero in terra di Sicilia, ha ancora energia da vendere. Così tanta energia da parlare del Festival di Sanremo appena concluso: “Non l’ho proprio seguito, perdonatemi, ma non per snobismo. Sanremo mi agita perché sembra che per una settimana quello che succede all’Ariston diventi questione di vita o di morte per tutto il Paese. Quando ci sono stato come ospite, nel 2014, mi sono sentito come se fossi a Fort Knox. Quindi no, grazie, la diretta me la sono risparmiata. Le canzoni, belle o brutte che siano, le ascolterò alla radio…”. E a chi gli chiede come abbia fatto a resistere al fascino della maratona televisiva guidata dal duo Conti – De Filippi, risponde: “Se di lavoro non faceste i giornalisti musicali voi lo guardereste, il Festival?”. Gioco, partita, incontro...

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