Sanremo 2017, Namasté alè! Parla il vincitore Francesco Gabbani - VIDEOINTERVISTA

Sanremo 2017, Namasté alè! Parla il vincitore Francesco Gabbani - VIDEOINTERVISTA

La vittoria tra i "big" al Festival di Sanremo 2017 ha, per Francesco Gabbani, il sapore di un riscatto: classe 1982, il cantautore toscano ha alle spalle già sedici anni di carriera, due dischi pubblicati insieme alla band dei Trikobalto e un album di debutto come solista ("Greitist iz" del 2013) che non ha tuttavia ottenuto il successo sperato. La svolta è arrivata solamente lo scorso anno, grazie alla vittoria tra le Nuove Proposte del Festival con "Amen": "Avevo deciso di smettere di provare a propormi in prima persona come artista perché non sentivo più l'esigenza", racconta lui. Che quest'anno, con la sua "Occidentali's karma", è riuscito ad avere la meglio su quella che, fino a poche ore prima l'inizio della finale del Festival, era considerata (quasi all'unanime) la grande favorita alla vittoria, Fiorella Mannoia. Abbiamo incontrato Francesco Gabbani poche ore dopo la vittoria al Festival ed ecco cosa ci ha raccontato...

Adesso cosa succederà?
La vittoria al Festival di Sanremo mi ha portato sicuramente molta più visibilità di quella che avevo prima. Vorrei continuare a fare quello che ho fatto fino ad oggi, trovare il modo di poter esprimermi e comunicare musicalmente tramite tutti gli aspetti che mi riguardano.

Il merito di questa vittoria è stato più della canzone o della scimmia?
Ci tengo a dire che inserire degli elementi più coreografici riguardanti il ballo o il movimento sono tutti piccoli ingredienti che cerco di mettere insieme per comunicare un'emozione. Per me, la scimmia ha rappresentato un elemento sdrammatizzante e simpatico della performance di "Occidentali's karma". E credo che l'esecuzione della canzone, dal vivo, possa funzionare indipendentemente dalla scimmia.

Il balletto con la scimmia, sul palco dell'Ariston, ha riscosso tanto successo ma ha sollevato anche le perplessità di una parte del pubblico: come risponderesti ai più scettici?
Non sono concentrato sul fatto di dover dimostrare qualcosa a qualcuno. Io faccio musica per esprimere il mio punto di vista sulle cose, quindi non sento l'esigenza di dover trovare una formula per piacere per forza a qualcuno. Mi piacerebbe poter sfruttare questa possibilità per poter dimostrare che sono un musicista vero, un polistrumentista, non solo quello del balletto.

Hai mai avuto il timore che la presenza della scimmia potesse prendere il sopravvento sulla canzone?
Devo essere sincero. La sera che io mi sono vestito da scimmia, poco prima di salire sul palco, mi sono detto: "Ma cosa sto facendo?". Ma è stato un attimo, poi sono salito sul palco e i dubbi se ne sono andati. Oltre alla scimmia, anche il look ha rivestito un ruolo importante, per le performance sanremesi: volevo puntare su un aspetto più semplice, quindi per la prima serata ho deciso di indossare il maglioncino arancione. È stata una scelta provocatoria, perché sul palco dell'Ariston la semplicità fa scalpore.

Qual è stato il punto di forza di "Occidentali's karma", secondo te?
"Occidentali's karma" è una canzone allegra, ma solo di facciata. C'è della positività condita con un po' di ironia: è una canzone che forse è coerente con la voglia di essere un po' più leggeri e di guardare avanti con positività.

Musicalmente parlando, come la definiresti?
Una canzone gabbaniana, nel senso che c'è dentro la somma di tutto quello che mi ha formato dal punto di vista artistico: è un frullato di tutte quelle che sono le mie origini musicali, le mie ispirazioni, che sono molto eterogenee, trasversali. Non sono mai stato fissato con un genere musicale o un artista in particolare. Ma non è un mix studiato a tavolino, calcolato: io, quando mi esprimo con la musica, cerco di farlo in maniera spontanea. Mi definisco un onnivoro della musica.

In molti sembrano non aver capito del tutto il testo del brano, che qualcuno ha definito "un'accozzaglia di citazioni". Che funzione hanno, quelle citazioni?
Hanno criticato il testo della mia canzone perché hanno detto che è un accozzaglia di citazioni? Beh, è vero. Quelle citazioni sono esche che servono ad attirare l'attenzione, a incuriosire. Mi auguro che possano essere uno spunto per iniziare un processo di conoscenza, di approfondimento dal punto di vista culturale per chi ascolta la canzone.

Dopo le sonorità operistiche di "Grande amore" di Il Volo e un pezzo come "Un giorno mi dirai" degli Stadio, quest'anno il Festival è stato vinto da una canzone "pop" nel senso positivo del termine, leggera e piacevole all'ascolto: Sanremo è tornato a parlare un linguaggio contemporaneo?
Sembrerebbe proprio di sì, che il Festival sia davvero tornato a parlare un linguaggio contemporaneo. 

In qualità di vincitore del Festival di Sanremo, rappresenterai l'Italia all'Eurovision Song Contest: come affronterai questa esperienza?
L'Eurovision Song Contest lo affronterò senza snaturarmi, con serenità. Non mi spaventa, anche se - lo devo ammettere - non sono così informato: cercherò di capire quali sono i meccanismi e le dinamiche di questa manifestazione. Ho intenzione di cavalcare al meglio questa occasione.

Sei salito alla ribalta lo scorso anno grazie alla vittoria tra le Nuove Proposte del Festival 2015 con "Amen", dopo aver provato più volte ad esporti ma senza successo: hai mai pensato di gettare la spugna?
C'è stato un periodo, un paio di anni fa, in cui avevo deciso di smettere di provare a propormi in prima persona come artista perché non sentivo più l'esigenza. Ma non ho mai abbandonato l'idea di scrivere canzoni e l'idea che la musica potesse essere un modo per esprimere la mia vita. La partecipazione al Festival dello scorso anno con "Amen" è avvenuta quasi per caso: l'ho affrontata cercando di vivere quel momento importante, di vedere come sarebbe andata. E forse è stata proprio questa serenità che mi ha portato a questa svolta. 

"Occidentali's karma", così come "Amen", è una delle tante canzoni nate dalla collaborazione di scrittura con Fabio Ilacqua: quando vi siete conosciuti e qual è il punto di forza del vostro sodalizio?
Fabio Ilacqua, per me, è come un fratello acquisito. È una persona molto colta e estrema nel suo modo di essere: legge moltissimo, guarda poco la televisione, ha un suo orticello e scrive canzoni mentre raccoglie kiwi. Ci siamo conosciuti via Skype tre anni fa e abbiamo cominciato a scrivere canzoni a distanza. Dopo tre mesi ci siamo incontrati per la prima volta: lui mi ha aspettato tre ore sulla scalinata del Duomo di Milano. Il mio treno aveva fatto ritardo e siccome lui è talmente estremo che non ha nemmeno il cellulare, io non avevo potuto comunicargli di essere in ritardo. La prima canzone che abbiamo scritto insieme non è ancora uscita, la teniamo negli archivi. Tra noi si è creata una sinergia interessante: lui rappresenta la parte più filosofica, io quella più pop. Negli ultimi tempi, tra l'altro, la collaborazione di scrittura si è allargata: "Occidentali's karma", ad esempio, l'abbiamo scritta insieme a mio fratello Filippo e a Luca Chiaravalli.

Sei arrivato al Festival di Sanremo senza un disco pronto: quando uscirà?
Negli ultimi mesi ho lavorato alla colonna sonora del nuovo film di Fausto Brizzi, 'Poveri ma ricchi' e questo mi ha portato a mettere in pausa le lavorazioni del nuovo disco. L'idea è di pubblicarlo in primavera: vorrei che il disco uscisse nel momento in cui sarà davvero pronto per essere pubblicato.

Come sarà questo nuovo album?
Sto facendo un disco che credo sia abbastanza coerente con la dimensione di "Occidentali's karma": non tanto per quanto riguarda il ritmo, ma soprattutto per la profonda leggerezza che caratterizza le canzoni.

Recentemente hai scritto un brano poi inciso da Francesco Renga ("L'amore sa") e uno inciso da Adriano Celentano per il disco congiunto con Mina ("Il bambino col fucile"): stai portando avanti l'attività di autore per altri interpreti?
In questo momento sono concentrato sul mio disco. Però lo scrivere per altri è una cosa che credo continuerò a fare. Io non scrivo pensando ad un artista in particolare: se in un secondo momento mi rendo conto che la canzone può essere proposta ad altri artisti, la cedo volentieri.

Ti piacerebbe scrivere una canzone per Fiorella Mannoia, sulla quale hai avuto la meglio nella finalissima del Festival?
Certo, scriverei volentieri una canzone per lei. Ho un grande rispetto per Fiorella Mannoia, un'artista che mi ha sempre emozionato. Ieri sera, dopo la proclamazione, la prima cosa che ho fatto è stato inchinarmi di fronte a lei.

Tre dischi italiani che ti hanno lasciato un segno importante?
Se proprio devo tirare fuori tre titoli, allora dico "Il dado" di Daniele SIivestri, "Inneres auge" di Franco Battiato e "Henna" di Lucio Dalla. Ma ci tengo a precisare che quello che sono oggi è la somma di molte più cose e che non mi piace essere accostato ad un unico artista.

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