MEI 2004, 50 ore di passione

Cinquanta ore di passione. Le promette Giordano Sangiorgi, patron del Meeting delle Etichette Indipendenti che quest’anno (nel weekend 27/28 novembre, con prologo il venerdì sera) festeggia la sua ottava edizione con l’ormai consueto, gioioso, forse caotico affastellamento di convegni, seminari, concerti, premi, mostre e stand (si parlerà, per dire, di nuovi modelli di business ma anche di no copyright). E’ la fiera dello slow food musicale, dice Sangiorgi presentando l’evento alla Fnac di Milano, “la rivincita delle botteghe artigiane contro gli Ogm, la musica di plastica e il modello unico dominante. Dobbiamo difendere le nostre tradizioni culturali, rinnovandole, dobbiamo riconquistare il pubblico dei consumatori: e questo obiettivo lo si raggiunge solo facendo squadra, almeno una volta l’anno, prima di tornare a giocarsi le proprie chance ognuno per suo conto”. A questo, dunque, serve il MEI: che di strada ne ha fatta, da quando otto anni fa una trentina di operatori si diedero appuntamento per la prima volta in un capannone lasciato improvvisamente libero dallo scarso afflusso a una fiera di collezionisti di dischi (oggi le etichette presenti superano le 250).
    Cinquanta ore di passione. Le promette Giordano Sangiorgi, patron del Meeting delle Etichette Indipendenti che quest’anno (nel weekend 27/28 novembre, con prologo il venerdì sera) festeggia la sua ottava edizione con l’ormai consueto, gioioso, forse caotico affastellamento di convegni, seminari, concerti, premi, mostre e stand (si parlerà, per dire, di nuovi modelli di business ma anche di no copyright). E’ la fiera dello slow food musicale, dice Sangiorgi presentando l’evento alla Fnac di Milano, “la rivincita delle botteghe artigiane contro gli Ogm, la musica di plastica e il modello unico dominante. Dobbiamo difendere le nostre tradizioni culturali, rinnovandole, dobbiamo riconquistare il pubblico dei consumatori: e questo obiettivo lo si raggiunge solo facendo squadra, almeno una volta l’anno, prima di tornare a giocarsi le proprie chance ognuno per suo conto”. A questo, dunque, serve il MEI: che di strada ne ha fatta, da quando otto anni fa una trentina di operatori si diedero appuntamento per la prima volta in un capannone lasciato improvvisamente libero dallo scarso afflusso a una fiera di collezionisti di dischi (oggi le etichette presenti superano le 250).

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