Sanremo 2017, Zucchero (ospite del Festival) in sala stampa. Domani 11 febbraio duetto virtuale con Pavarotti.

Sanremo 2017, Zucchero (ospite del Festival) in sala stampa. Domani 11 febbraio duetto virtuale con Pavarotti.

Domani sera Zuccherò sarà, per la prima volta, ospite del Festival di Sanremo. In apertura di incontro viene annunciato che alle cinque date veronesi già annunciate per maggio ne sono state annunciate oggi altre cinque per settembre (21-25) con prevendite aperte da domani.
Andrea Fabiano, direttore di Rai Uno, esterna la sua soddisfazione da fan dell'artista ricordando gli ottimi risultati dello show condotto qualche mese fa su Rai Uno da Massimo Giletti, con protagonista il musicista di Roncocesi, e dà il benvenuto a Zucchero.
Le canzoni con cui Zucchero ha partecipato al Festival in passato non ottennero grandi risultati di classifica: cosa consiglia a chi è in gara quest'anno, specialmente ai giovani?
"Consigli non ne posso dare, che Dio li benedica! Ormai non ci sono quasi più posti dove si possa andare per conquistare visibilità, talent a parte. Io non sono d'accordo con come funzionano i talent, perché secondo me omologano i partecipanti. Mi dispiace per loro, che non trovano spazi".
Ma quando il Festival non ti ha trattato benissimo (eufemismo) cosa hai provato?
"Quando ci sono venuto con 'Donne', fu Gianni Ravera a insistere con la casa discografica perché mi ci portasse. Sono arrivato penultimo, e alla cena di fine festival - ero con mia moglie, che avevo appena sposato, e avevamo un albergo a Arma di Taggia - non venne nessuno con noi. Ero triste come un calzino…"
Hai mai pensato di mollare, all'epoca?
"No, ma c'è stato un momento di difficoltà, familiari ed economiche, in cui ho pensato che avrei dovuto trovarmi un altro lavoro, perché con la musica non campavo. Poi grazie alle radio 'Donne' ha cominciato a funzionare; ho trovato un impresario che mi aveva promesso che mi avrebbe dato un anticipo e quando sono arrivato a Roma per incontrarlo era sparito, scappato in Messico. Per tirar su dei soldi ho fatto dei lavoretti, il panettiere, il giardiniere… Se penso a com'ero allora, mi faccio molta tenerezza. Pensate che quel cappellino di lana col marchio dello sponsor che avevo portato a quel Sanremo, per prendere sue soldi da uno sponsor, rischiò di farmi cacciare via dal patron Gianni Ravera. Allora rischiai: dopo aver promesso a Ravera che avrei indossato un cappellino senza marchio, approfittando del fatto che eravamo in diretta all'ultimo l'ho sostituito con quello col marchio dello sponsor!"
Trent'anni dopo, possiamo dire che avevi ragione tu e avevano torto le giurie del Festival?
"Ma sai, i meccanismi sono strani, non è facile valutare una canzone dopo averla ascoltata solo una o due volte, ci sono tanti fattori anche esterni, non musicali… chi vota, vota più il nome conosciuto che la canzone. Se ci fosse la possibilità di far votare dopo un mese dall'esecuzione…"
Che cosa ti ha convinto a tornare quest'anno? E come hai visto tua figlia Irene, nelle occasioni in cui ha partecipato?
"E' un po' di tempo che ogni anno mi invitano, ma un po' non c'ero un po' non avevo tutta questa voglia. Quest'anno ci ho pensato, ci ho riflettuto, con Carlo Conti ci conosciamo da ragazzi, per un po' abbiamo avuto anche lo stesso impresario… ho scritto tante canzoni, per questo Festival, l'ho anche vinto con Elisa grazie a 'Luce', ho spinto perché ci venisse Andrea Bocelli che quell'anno vinse fra i Giovani… insomma, ho pensato che stavolta potevo venirci: alla fine il Festival e io siamo andati in pari. Mia figlia? E' una grande cantante, forse ha bisogno di stare un po' all'estero e crescere fuori, per poi tornare a prendersi le soddisfazioni che merita. Irene è una ragazza troppo buona, lo dico da papà: dovrebbe incazzarsi un po' più spesso".
La faresti una follia come Fiorella Mannoia, cioè tornare a Sanremo in gara?
"Ma guardate, io sono come Vasco: se veniamo qua perdiamo. Il Festival di Sanremo è una bestia a sé, non ha niente a che fare con il music business. E' uno specchio dell'Italia, un posto dove si prova a dare speranze che però non ci sono".
(A margine, Zucchero ricorda che con Vasco per un certo periodo ha condiviso la stessa ragazza - "ma non insieme, eh!")
Avrà ospiti nei concerti di maggio all'Arena?
"Gli ospiti internazionali non sono pianificabili in anticipo: domani, per esempio, fra gli altri ci sarà sul palco con me Chris Stainton al pianoforte, un grandissimo, uno che amo da quando ha partecipato al tour di Mad Dogs & Englishmen con Joe Cocker. Avrei voluto anche Jeff Beck, ma non era disponibile".
Un giornalista francese gli chiede della sua stima per Léo Ferré.
"Da ragazzino avevo regalato il 45 giri di 'La solitudine' a una mia fidanzatina… per un certo periodo della sua vita ha abitato in Toscana, e mi spiace di non averlo mai incontrato e conosciuto, come mi rincresce di non aver mai incontrato e conosciuto Fabrizio De André".
Ma all'estero, tu che ci vai, cosa pensano della musica italiana?
"E' ben vista, tutti sono contenti di ascoltare la melodia italiana perché da loro suona esotico. E' un modo vecchio di considerare noi cantanti italiani, come se fossimo ancora ai tempi di Mario Lanza, o al massimo di 'Volare' - ma ci sono tante altre canzoni italiane, come 'La prima cosa bella', 'La donna cannone', che hanno melodie straordinarie e forse sarebbe anche ora che sostituissero 'Volare' nell'immaginario del pubblico internazionale. Guardate che molti musicisti italiani sono a volte più avanti rispetto ai loro colleghi stranieri, e sui testi sono praticamente sempre più forti."
Per quanto tempo pensa di continuare a fare musica?
"Finché riuscirò ad andare all'estero cantando in italiano, per cercare di fare il culo agli inglesi e agli americani che se la tirano da padroni del mondo" (applausi dalla platea).
Domani sera, sabato 11 febbraio, Zucchero aprirà il Festival con "Ci si arrende"; poi suonerà una luna versione di "Partigiano Reggiano" e un duetto virtuale con la voce di Luciano Pavarotti su "Miserere".

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