Lucio Battisti, l'artista italiano "universale"

Lucio Battisti, l'artista italiano "universale"

Lucio Battisti è uno degli artisti italiani “universali” per eccellenza. Un po’ come quei capitani delle squadre di calcio che passano una carriera con la stessa maglia, e che sono rispettati anche da chi fa il tifo per la squadra avversaria, quelli di cui tutti conoscono e amano le gesta più leggendarie.

Allo stesso modo, è impossibile non aver cantato almeno una volta nella vita una canzone di Battisti. Chiunque sia nato o cresciuto in Italia conosce almeno qualcuna delle sue melodie delle parole delle sue canzoni, quelle almeno della  parte della sua carriera con Mogol. Si calcola che abbia venduto oltre 25 milioni di dischi.

Quasi 20 anni dopo la sua scomparsa, avvenuta il 9 settembre 1998, a 55 anni,  la sua Legacy - come direbbero gli americani - è una delle più solide della storia della musica popolare italiana.

Battisti nasce a Poggio Bustone, un paese di collina in provincia di Rieti, il 5 Marzo 1943, e comincia a cantare contro il volere della famiglia. Si trasferisce prima a Roma nel ’64, suona come chitarrista de I Campioni, poi si sposta a Milano per puntare alla carriera solista, dove riesce a riesce ad avere un appuntamento con Franco Crepax, direttore artistico della CGD. Lì Nel 1965 nasce il mitico sodalizio con Mogol, paroliere già di una certa fama. Il soldalizio durerà fino agli anni ’80: si romperà dopo “Una giornata uggiosa”, il 14° album assieme, per un mancato accordo sulla divisione dei proventi della musica.

Dal primo singolo (luglio ’66: “Per una lira - Dolce di giorno”) i due scrivono assieme una lunga e fondamentale pagina della musica popolare italiana, scalando le classifiche, ottenendo la credibilità anche della critica, e pubblicano canzoni immortali (e innovative, rispetto al panorama tradizionale della canzone nazionale del tempo). Canzoni come “Un’avventura” (che  nel ’69 viene subito eliminata dal Festival), ”Acqua azzurra, acqua chiara”, ”Fiori rosa fiori di pesco" (che nel 1970 gli vale la seconda vittoria consecutiva al Festivalbar), "I giardini di marzo" e "E penso a te” - “Il mio canto libero", che dà il titolo al capolavoro del ’72 e che rimane in testa alle classifiche per 11 settimane.

Battisti e Mogol non si fermano, sperimentano nuovi suoni negli anni a venire, incide all’estero. E dopo la rottura con Mogol Battisti porterà all’estremo la sua vena sperimentale. Nel 1982 pubblica un disco, “E già”, firmato con la moglie Grazia Letizia (con lo pseudonimo di Velezia), dal 1986 inizia il sodalizio con l' estro poetico e bizzarro di Pasquale Panella, alle cui parole affianca temi elettronici e atmosfere rarefatte ricche di un notevole arrangiamento ancora piuttosto melodico. I giochi di parole e le raffinate trovate linguistiche, assieme a neologismi e paradossi verbali divengono una costante dell’odierna e ironica ultima produzione. E' il punto più alto della della terza fase Battisti, quella con il poeta Panella.
In questo periodo si fa rarefatta anche la produzione - un disco ogni 2 anni, fino alla scomparsa, avvenuta all’Ospedale San Paolo: le cause della morte non verranno mai comunicate ufficialmente, e al suo funerale a Molteno, sua città di residenza, saranno ammesse pochissime persone.

Certo, la sua musica può sembrare poco esposta, rispetto a quella di altri artisti scomparsi: come noto, la vedova del cantante è rigorosissima nel tutelare l’immagine del marito, impedendo l’uso del suo nome in manifestazioni in tutto ciò che lo riguarda. Ma vedendo la sovraesposizione,  la (meritata) santificazione post-mortem di certi artisti, anche la discrezione può essere apprezzata. E di certo, il  repertorio di Battisti rimane quello delle più belle e amate canzoni italiane di tutti i tempi.

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