Pretty Reckless in concerto a Milano: la recensione

Pretty Reckless in concerto a Milano: la recensione

A ben vedere ha ragione il pubblico in sala, quello che ci vuole per dare la scossa è l’attitudine e una cascata di capelli biondi. Giovani e giovanissimi affollano il Fabrique di Milano per assistere a una delle molteplici incarnazioni del rock contemporaneo. E che incarnazione in effetti, perché in cartellone c’è Taylor Momsen con i suoi Pretty Reckless. 

Lo show inizia poco dopo le 21, quando il rintocco delle campane a morto di “Hells bells” sembra annunciare un live a sorpresa di Angus Young e soci, presentimento subito fugato dall’apparizione dei tre uomini della band che aprono le danze con le note di “Follow me down”. La band è già sul palco quando, da star consumata, fa il suo ingresso in scena la Momsen, con l’asta del microfono a sostenere un’esile corporatura e la chioma selvaggia che le copre il volto.
 
Il suo arrivo è salutato da un tripudio di smartphone che si alzano all’unisono, in quello che ormai è il rituale da concerto del nuovo millennio, anche per i più duri. E in effetti ciò che è andato in scena al Fabrique è stato un grande bigino del perfetto rocker. Un po’ retrò, un po’ sguaiato e tanto esuberante, lo spettacolo è stato catalizzato dalla cantante del gruppo, una ragazza con una presenza scenica di primo livello, che i suoi 23 anni sembrano sostenere con naturale sicurezza. E’ pur vero che, a discapito della giovane età, la lunga esperienza come attrice e la dimestichezza sul set instillano qualche ragionevole dubbio sulla credibilità dell’intera performance.
 
Tutto sembra davvero studiato fin nei minimi particolari, così tanto che anche l’esuberante lato selvaggio della musica sembra facile e prevedibile come una telefonata. Tutto il campionario messo in mostra, in effetti, è stato un ripercorrere continuo dei cliché del genere, dalle corna alle pose maledette fino all’headbanging liberatorio. La band comunque porta avanti uno spettacolo coinvolgente, diretto dalla sua primadonna - in giacca di pelle sadomaso e il lungo filo del microfono agitato come un frustino - alternando momenti più spigolosi a episodi maggiormente ritmati, in un’alternanza abbastanza equilibrata di brani vecchi e nuovi. 
 
In scaletta sono andate in rassegna le principali hit della bella Taylor e compagnia suonante: da “Make me wanna die” a “Heaven knows”. I ritornelli appiccicosi sono una delle prerogative dei Pretty Reckless, il cui repertorio è un buon calderone di generi differenti che spaziano dall’hard al country rock, con un certo piglio per il sound anni Novanta.

Ogni brano in scaletta è stato accolto con crescente entusiasmo, fino all’uno-due finale di “Going to Hell” e “Take me down”, che ha salutato i presenti prima dell’unico bis concesso alla serata. La conclusione è quindi affidata a “Fucked up world”, allungata di maniera con uno straniante solo del neanderthaliano batterista Jamie Perkins, con tanto di pattern elettronici fuori misura. Per chi si aspettava un’esibizione tutta fuoco e fiamme, Taylor Momsen è forse apparsa un po’ sottotono rispetto alle sue più cliccate prestazioni.

Le pose sfrontate da diva hot sembrano aver definitivamente lasciato il posto a una performer più matura, che punta prevalentemente sulla potenza della propria voce cartavetrata che su un corpo che non ha mai avuto timore nel mostrare in ogni sua angolatura. Alla fine i Pretty Reckless si sono rivelati una formazione che ha nella dimensione live una sua ragion d’essere, capace di mettere in scena un teatrino un po’ ruffiano ma godibilissimo. Merito di una compagine di musicisti rodati (e un po’ anonimi, a dirla tutta) e di una cantante capace di attirare su di sé tutte le attenzioni del pubblico. “Grazzi, Milan!” è stato il grido di battaglia di questa sera. E no, Taylor questa volta non si è spogliata.
 
(Marco Di Milia)
 
SETLIST
“Follow me down”
“Since you’re gone”
“Oh my God”
“Hangman”
“Make me wanna die”
“My medicine”
“Prisoner”
“Sweet things”
“Light me up”
“Who you selling for”
“Living in the storm”
“Heaven knows”
“Going to Hell”
“Take me down”
ENCORE
“Fucked up world”

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