NEWS   |   Industria / 07/02/2017

SIAE - Soundreef, botta e risposta a Sanremo

SIAE - Soundreef, botta e risposta a Sanremo

Ha avuto luogo un fitto botta e risposta a distanza, oggi, nei dintorni del teatro Ariston, a margine dell'edizione 2017 del Festival di Sanremo: a qualche ora e pochi metri di distanza si sono infatti "affrontate" - per mezzo di due conferenza stampa convocate in sequenza e in separata sede - SIAE e Soundreef, la società di collecting indipendente che sta sfidando il monopolio della storica (e istituzionale) Società Italiana di Autori ed Editori. Nelle righe che seguono ecco una ricostruzione del confronto, non diretto, attraverso le dichiarazioni più salienti dei due protagonisti degli incontri pubblici.

La prima stoccata è partita dalla SIAE, durante l'incontro con la stampa all'Hotel Royal, per mano del dg della società Gaetano Blandini: "Il decreto di recepimento [atto n.366] della Direttiva Barnier [per la quale manca solo l’approvazione del consiglio dei ministri e la firma del Capo dello Stato per passare in gazzetta ufficiale, ndr] parla chiaro e  sancisce che la licenza per la riscossione è totale appannaggio di Siae, salvo per quanto attiene al mercato online, che è libero - e mi chiedo come mai Soundreef, che si vanta di essere tanto avanzata tecnologicamente, non se ne occupi. Fa eccezione il comma 4 che sancisce il diritto per il solo autore di esercitare in privato il proprio diritto di riscuotere direttamente presso la Rai. Non ci risulta che nessuno [e in questo caso l'indiziato numero uno è l'autore del roster Soundreef Maurizio Fabrizio] si sia finora rivolto alla Rai".

"Siamo nati dalla convinzione che autori e editori non godessero di un servizio rispettoso del loro lavoro, in termini sia di compensi ricevuti che di velocità di erogazione degli stessi", ha ribattuto da Casa Sanremo, dove Soundreef aveva convocato la stampa, D'Atri: "Nasciamo dalla considerazione che per noi era incredibile che non ci fosse concorrenza là dove ci poteva essere. Che non significa - attenzione - liberalizzazione selvaggia, ma miglioramento dei servizi. E la prova è che un colosso che gestisce un volume d'affari di 390 milioni di euro l'anno ha passato un'ora a parlare di noi. Mi fa piacere, perché vuol dire che siamo sulla strada giusta".

"La normativa europea dice che possono esistere società di gestione e riscossione indipendente, ma purchè la abbiano come finalità unica o principale", aveva spiegato poco prima Blandini al Royal: "Soundreef gestisce diritti d’autore e diritti connessi: da un lato fa la collecting society come Siae, dall’altro fanno diritti connessi, fanno i produttori, fanno in parte gli editori (hanno comprato brani all’estero un tot al chilo per distribuire la musica d’ambiente). Temo che Soundreef non sia conforme, dunque. Loro portano la musica in una chiavetta e la danno ai negozi come musica d’ambiente, chiedendo il 50% in meno della Siae. Ma siamo sicuri che siano equi nella selezione di questa musica?".

"Abbiamo iniziato dai grandi esercizi commerciali perché le società di collecting tradizionali si facevano pagare molto", ha ribadito D'Atri da Casa Sanremo: "Dagli anni '90 le grandi catene usano circuiti chiusi: noi li analizziamo e li tracciamo, tanto da rendere possibile ai nostri iscritti un rendiconto estramente dettagliato, visibile su Google Maps, da qualsiasi parte del globo. Questo è il tipo di tracciabilità che fa la differenza".

Blandini ha sferrato un duro attacco sul finale. Citando una sorta di gola profonda - definita “un ragazzetto italiano che sta a Londra e che ha mandato un mucchio di dati”, il dg SIAE ha rimarcato che di fatto, sulla base di visure camerali e rendiconti, sarebbe chiaro che di fatto Soundreef è pressochè irrilevante in UK e che non opera, avendo raccolto solo 300 sterline lo scorso anno. “Non esistono in UK, non operano, non so come altro dirlo”, ha dichiarato Blandini, aggiungendo che - essendo Soundreef di fatto proprietà di due private equity - non ha credibilità per fare collecting, poiché "fare profitti significa andare contro la capacità di tutelare gli aventi diritto”.

"Dal 2016 il governo inglese ci ha inserito nella lista delle collecting society", ha ribattuto D'Atri, che - snocciolando i dati relativi agli iscritti al servizio (oltre 20mila in tutto il mondo) - ha voluto rimarcare da Casa Sanremo l'italianità dell'azienda: "Vivo in UK da quando ho 19 anni, lì ho fondato la mia prima società, Instoremusic, poi ho fondato la società di collecting. Ci tenevo, però, che Soundreef fosse italiana, così ho creato una società italiana e ho convinto i miei investitori a comprare quella inglese, facendo di fatto il percorso inverso a quello che abituale. Auspichiamo che il governo considererà questo aspetto, in sede di approvazione della nuova legge, comprendendo quanto sia utile aiutare chi va controtendenza. Anche alla luce del fatto che c'è qualcuno che ci considera 'pericolosi'".

In chiusura delle rispettive conferenze stampa, tuttavia, è da segnalare un reciproco riconoscimento dell'onore delle armi: se, dal canto suo, Blandini ha ammeso come il nuovo corso di SIAE, che nel 2008 era sull'orlo del dissesto, sia da imputare anche alla concorrenza di Soundreef, D'Atri ha spiegato come la sua non sia una visione di contrapposizione. Anzi. "Credo che la SIAE sia un'istituzione preziosa, non va denigrata: quello che stiamo facendo va a favore di una SIAE migliore", ha spiegato l'ad e fondatore di Soundreef, che ha sì teso una mano alla controparte, ma coperta da un guanto di sfida: "Vorrei finire questa diatriba a distanza: se la SIAE vuole avere con noi un dibattito pubblico, noi siamo qui".