David Bowie, la vera origine del titolo 'Lazarus'

David Bowie, la vera origine del titolo 'Lazarus'

L’editore La Nave di Teseo ha pubblicato in gennaio “Rebels – David Bowie in 6 ritratti d’autore” (140 pagine, 10 euro), un librino che raccoglie sei testi “d’autore” ispirati o dedicati all’artista scomparso.

L’idea è interessante, pur soffrendo di un certo disequilibrio; perché il primo e l’ultimo testo – firmati rispettivamente da Franco Battiato e Carlo Verdone – sono evidentemente un’aggiunta intesa ad incuriosire il lettore italiano, ma nel complesso sono anche i più deboli (abbastanza superfluo quello di Battiato, troppo autobiografico quello di Verdone - mentre è molto grazioso l’intervento di Dente, che riprende lo schema delle sue “Favole per bambini molto stanchi” per un brevissimo quasi-haiku, una “favola siderale” che recita: “C’era un uomo che cadde sulla Terra / Poi un giorno si ammalò di nostalgia / Poco dopo / Volò via / Fine”).

Degli altri quattro, è commovente e molto personale il testo di Michael Faber (autore di “Il petalo cremisi e il bianco”); è suggestivo quello di James Grady, noto scrittore di “noir”; è un po’ contorto e intellettuale quello di Rick Moody (autore di “Rosso americano”), costruito su un elenco di parole-chiave relative al penultimo album di Bowie, “The next day”, che lo stesso Bowie aveva stilato su richiesta di Moody nel 2013: fra le 42 parole, la penultima è “fegato” – e nella sua interpretazione di ogni singola parola, Moody non ha colto l’indizio seminato dall’artista (come avrebbe potuto, del resto?).

Dal punto di vista storico, il più interessante dei brani raccolti in “Rebels” – ne abbiamo già anticipato qui in sintesi il contenuto - è quello di Michael Cunningham (romanziere e premio Pulitzer per “Le ore”), che racconta dettagliatamente del lavoro fatto insieme a Bowie per il progetto di un musical, durato qualche mese, interrotto dopo una prima stesura a causa dei problemi cardiaci di Bowie e poi non più ripreso – è quello che sarebbe poi diventato il “Lazarus” diretto da Ivo van Hove.

 

A proposito di "Lazarus": circa un anno fa ci cascammo tutti, anche perché quando l'arte si confonde con la vita tutto diventa più romantico, e crederci è più bello, anche se dopotutto non è vero.

Subito dopo la scomparsa del Duca Bianco le analisi su quando David Bowie, ormai conscio del suo stato terminale, avesse pianificato i suoi ultimi output artistici (e non solo) si sprecarono: lui, senza dubbio, regalò al suo pubblico un ultimo, lancinante spettacolo, ma non tutti gli indizi raccolti relativamente al suo (presunto) disegno possono essere considerati tali.

Si prende, per esempio, il musical "Lazarus", omonimo al secondo singolo estratto da "Blackstar": l'ultima apparizione pubblica di Bowie fu proprio alla prima della pièce, il 7 dicembre 2015, a New York, poco più di un mese prima della sua scomparsa. Dopo il 10 gennaio, il giorno della sua morte, benché il plot dello spettacolo fosse ricalcato su quello dell'"Uomo che cadde sulla Terra" - la novella di Walter Tevis la cui riduzione cinematografica del 1976 lo vide protagonista - la lettura secondo la quale il titolo potesse alludere al concetto di resurrezione (dato anche il testo del brano omonimo e il video che lo accompagnava) era diventata la più condivisa.

Eppure la scelta del nome "Lazarus" con il protagonista della nota vicenda raccontata nel Vangelo secondo Giovanni, Lazzaro di Betania, non c'entra assolutamente nulla: a rivelarlo è stato lo scrittore Premio Pulitzer (per "Le ore") Michael Cunningham, che in un saggio scritto per GQ - del quale abbiamo fatto cenno nell'introduzione a questo approfondimento - ha spiegato il percorso, decisamente tortuoso, che portò il Thin White Duke a battezzare così il suo musical.

Cunningham fu contattato da Bowie circa una decina d'anni fa per lavorare a un'opera teatrale basata sul film del '76 diretto da Nicolas Roeg: la storia sarebbe stata ambientata nel futuro, e avrebbe avuto per protagonista un alieno abbandonato sul nostro pianeta. Il nocciolo dell'intreccio sarebbe stata la scoperta di una quantità di brani "segreti" scritti da Bob Dylan rimasti inediti fino alla morte del cantautore di Duluth: lo stesso Bowie si sarebbe incaricato di scrivere i "falsi inediti" di Dylan, il problema non era quello.

Il Thin White Duke, ossessionato dalle personalità artistiche bistrattate dai contemporanei mentre erano in vita desiderava che una piccola parte nel musical fosse riservata anche a Emma Lazarus, poetessa statunitense di origine ebraica autrice del sonetto "The New Colossus", originariamente scritto per raccogliere fondi per la costruzione della Statua della Libertà di New York poi incisi in una placca posta alla base del monumento che accoglie le imbarcazioni dirette a Lower Manhattan. E voleva che nello script si trovasse spazio anche per un gruppo mariachi.

https://cdnrockol-rockolcomsrl.netdna-ssl.com/B-JbmFdC4XQ7zJGr1QUkRHnJHoE=/700x0/smart/http%3A%2F%2Fmedia.gq.com%2Fphotos%2F5873ab37b745bdd272958270%2Fmaster%2Fw_800%2Fgq-david-bowie-new-colossus-statue-of-liberty.jpg
(via GQ)

Cunningham lavorò con Bowie per circa tre mesi, dopo di che la collaborazione subì un brusca battuta d'arresto: l'ex Ziggy Stardust patì problemi cardiaci che lo constrinsero a un intervento chirurgico al quale seguì una lunga convalescenza, e le comunicazioni tra i due si interruppero.

Passano dieci anni e Cunningham, passeggiando per New York, vede affissa fuori da un teatro la locandina di "Lazarus". Evidentemente Bowie aveva lavorato con altri al progetto originale senza metterlo al corrente degli sviluppi che stava prendendo l'operazione, pensò Cunningham, che - incuriosito - decise comunque di assistere a una messa in scena di "Lazarus". Le idee originali del Duca Bianco - gli inediti di Dylan, Emma Lazarus, e persino la band mariachi - erano spariti: erano rimasti solo l'alieno e il titolo, "Lazarus".

Quindi né Emma né Lazzaro di Betania hanno a che fare col titolo "Lazarus"? Non proprio: nel brano "Lazarus" Bowie canta "By the time I got to New York, I was living like a king". Verso che fu oscurato da quello - decisamente più allusivi, e che contribuirono ad alimentare l'equivoco - che recita "Look up here, I’m in heaven / I’ve got scars that can’t be seen / I’ve got drama can’t be stolen / Everybody knows me now", ma che sembra rispondere a uno dei versi di "The New Colossus" di Emma Lazarus: "Give me your tired, your poor, / Your huddled masses yearning to breathe free".

Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.