Francesco De Gregori: 'Un album dal vivo registrato a mia insaputa'. E annuncia una pausa - INTERVISTA

Francesco De Gregori: 'Un album dal vivo registrato a mia insaputa'. E annuncia una pausa - INTERVISTA

Sguardo nascosto dagli occhiali da sole, solito cappello di feltro poggiato sulla testa. Francesco De Gregori arriva puntuale all'appuntamento in un'osteria del centro di Roma, si siede al tavolino e comincia a parlare del suo nuovo album dal vivo, "Sotto il vulcano", il sedicesimo della sua carriera: "I miei dischi dal vivo rappresentano una discografia parallela", dice il Principe, "perché? Sono un artista, mi piace vedere e riascoltare quello che faccio dal vivo. Non mi importa se le registrazioni vengono bene o male: la mia è una necessità, mi piace pensare che la volatilità della musica dal vivo possa essere immortalata. Da 'Banana Republic' in poi ho avuto la sensazione che quello che facevo dal vivo fosse un controcanto e un contraltare di quello che facevo in studio".

"Sotto il vulcano" è la registrazione del concerto tenuto dal cantautore romano lo scorso 27 agosto al Teatro Antico di Taormina: il disco è uscito venerdì 3 febbraio per F&P Group/Caravan (su distribuzione Sony) e contiene due cd che riproducono, fedelmente, la scaletta di quel concerto, tra i suoi cavalli di battaglia e alcune traduzioni di Dylan. L'attenzione, però, è tutta concentrata sulla cover di "4 marzo 1943", la canzone scritta da Lucio Dalla insieme a Paola Pallottino e presentata in gara dal compianto cantautore bolognese al Festival di Sanremo 1971: "Sono passato ai piedi dell'Etna e ho pensato a quando sono andato a trovare Lucio, che aveva casa proprio lì. Non c'è stato dolore né rimpianto: ho pensato a Lucio da giovane, a quando cantò quella canzone a Sanremo", spiega.

Dal 2012, ovvero da quando Dalla è venuto a mancare, fino ad oggi, De Gregori ha parlato della loro amicizia e delle loro collaborazioni solamente in occasioni eccezionali. La registrazione della cover di "4 marzo 1943" rappresenta una di queste occasioni: "Non volevo unirmi a un dolore così massificato e pubblico", dice, "sono grato per quello che ho imparato senza che Lucio me lo insegnasse. C'è stato, tra noi, uno scambio reciproco.

De Gregori, a Taormina, ha scelto di proporre la versione "censurata" della canzone di Dalla, che sostituiva il verso "e ancora adesso che bestemmio e bevo vino, per i ladri e le puttane mi chiamo Gesù bambino" con "e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù bambino": "C'è un'altra variante, relativa al verso 'giocava a far la donna': Lucio a Sanremo la cantò così, in versioni successive sostituì quel verso con 'Giocava alla Madonna'", racconta De Gregori, "io preferisco la versione censurata, più dolce, connessa al senso soffice della maternità. E in questo senso mi emoziona. Quelle allusioni ai bassifondi mi convincevano di meno, ho voluto cantarla come la cantò lui a Sanremo: quella sera aveva un'aurea bellissima intorno".

"Sotto al vulcano" lo descrive come "una fotografia di quello che è successo quella sera": "Il teatro di Taormina è un posto emozionante. Questo disco dal vivo è stato registrato a mia insaputa", rivela il cantautore, "due giorni prima del concerto, parlando con il bassista della mia band, Guido Guglielminetti, che è anche produttore dei miei ultimi dischi, gli ho detto che mi sembrava che il gruppo fosse arrivato ad un punto di coesione generale e di divertimento e che sarebbe stato bello registrare un disco dal vivo. Lui ha chiamato una troupe che ha registrato l'intero concerto".

Quando è arrivato il momento di scegliere un titolo, De Gregori ha voluto intitolare il disco come un romanzo di Malcolm Lowry del 1947 (dal quale è stato tratto anche un film di John Huston, nel 1984): "Mi sento sotto un vulcano, sotto qualcosa che sta per eruttare: stiamo vivendo un movimento tettonico". La copertina, invece, è stata disegnata in una settimana dalla pittrice Silvia Codignola, che ha realizzato un acquerello con protagonista De Gregori ai piedi dell'Etna.

Ad un certo punto della conversazione spunta la parola "Sanremo": lui china leggermente la testa, si fa un po' freddo e capisci che del Festival proprio non ne vuole parlare. Le sue spigolosità le ha sempre, De Gregori: semplicemente, le ha smussate. "Guarda che non sono io quello che stai cercando, se credi di conoscermi non è un problema mio", cantava qualche anno fa in una canzone, intitolata appunto "Guarda che non sono io", divenuta subito un classico del suo repertorio ma oggi assente dalle scalette dei suoi concerti. Guarda che non sono (più) io? "Continuo a pensare che quella canzone mi competa, che rappresenti ancora una parte di me", risponde lui, "se mi spaventa ancora l'altro? Uno che fa questo mestiere ha la consapevolezza di essere doppio, di avere a che fare anche con l'altro. Non è che ho risolto il problema, è che adesso mi sembra meno drammatico".

Alla fine della chiacchierata arriva l'annuncio: De Gregori si prende una pausa. "È dal 2010, dall'inizio della tournée con Lucio Dalla, che non mi fermo, tra dischi, libri e tour. Avverto la voglia di non fare niente, che vuol dire continuare comunque a guardare fuori dalla finestra. Non dico di volermi prendere un anno sabbatico, perché di per sé l'anno sabbatico è un progetto. Io non ho intenzione di occuparmi di nulla: voglio prendermi una vacanza", dice.

Non sarà una pausa lunghissima, e comunque il Principe non resterà con le mani in mano: "Scriverò delle canzoni, perché è quello che mi riesce meglio". Canzoni nuove, d'altronde, De Gregori non le pubblica dal 2012 (anno in cui uscì l'album d'inediti "Sulla strada"): "È molto più difficile, andando avanti, trovare cose che non siano state già dette. Scatta un meccanismo di paura nei confronti di quello che hai fatto prima", spiega lui giustificando questo silenzio, "si crea una certa circospezione rispetto allo scrivere canzoni nuove. Piuttosto che far uscire cose di cui non sono contento, preferisco non pubblicare nuovo materiale e continuare a fare concerti. Ma non sono i soldi che mi portano a cantare sul palcoscenico, è la voglia di non stare fermo".

Il progetto di un nuovo disco di inediti, dopo la raccolta "Vivavoce", il disco di traduzioni dylaniane "Amore e furto" e "Sotto il vulcano", c'è: l'album dovrebbe uscire nel 2018. Ma - aggiunge subito De Gregori - con una clausola: "Che se le canzoni non mi convincono, il disco dovrà aspettare. Non mi sono mai trovato a dover rispettare delle scadenze. E questo è un lusso meraviglioso, ma che genera anche pigrizia".

di Mattia Marzi

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