Buon week end da Rockol con… Oasis in 'Cigarettes & Alcohol'

Buon week end da Rockol con… Oasis in 'Cigarettes & Alcohol'

Visto e considerato quello che è successo dopo, negli anni Novanta non si stava poi così male. Chi li ha vissuti in età se non adulta per lo meno della ragione potrebbe, però, avere più di un'obiezione da fare. Se per cartina al tornasole dell'umore generale dovessimo prendere il rock, per dire, la fotografia che ne trarremmo sarebbe per lo meno quella di un mondo sull'orlo di una crisi di nervi.

Negli USA l'alienazione della classe media suburbana venne coinvogliata nel grunge, e come andò a finire ce lo ricordiamo tutti: nel 1994 il peso della vita, della rabbia e di tutto il resto per Kurt Cobain divenne insostenibile, e tra l'8 e il 9 aprile la faccia che eravamo abituati a vedere solo nei canali musicali e sui giornali specializzati finì nei titoli dei telegiornali delle 8.

In quei giorni dall'altra parte del mondo, in Inghilterra, l'angst di fine millennio veniva affrontata con un taglio diverso. C'erano questi ragazzi di Manchester, figli della classe lavoratrice, della curva e delle imprecazioni quando al pub viene lanciato il last call che avevano appana pubblicato un disco, e che si erano posti una domanda interessante e molto in linea con lo spirito dei tempi: "Vale la pena trovarsi un lavoro quando non c'è nulla per cui valga la pena lavorare?".

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La loro risposta a una domanda estremamente complessa - "cosa posso fare se faccio una vita di merda?" - fu incredibilmente semplice: alcol e sigarette. E loro, dagli anni Novanta, ne sono usciti persino vivi...

Dall'archivio di Rockol - Oasis: "la band più grande di Dio"
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