Jarmusch + Stooges: due addendi che difficilmente avrebbero potuto dare un risultato meno che eccellente. E infatti così è. “Gimme Danger”, il documentario sull’epopea degli Stooges/Iggy & The Stooges è una bella pellicola, consigliata senza remore tanto ai fan di vecchia data, quanto a chi conosce solo marginalmente vita, opere e miracoli della band di Ann Arbor. Lo abbiamo visto in anteprima: arriverà nei cinema italiani il prossimo 21 e il 22 febbraio. La pellicola verrò distribuita nei cinema italiani da BIM e Nexo Digital (l'elenco dei cinema sarà disponibile su www.nexodigital.it)
In quasi un’ora e 50 minuti il regista ha assemblato un ritratto vivido, rock, a tratti tragico e cupo, ma anche esaltante e denso di adrenalina. Lo schema è quello collaudatissimo – e sempre apprezzato – della storia orale raccontata tramite interviste (realizzate ad hoc, oppure di repertorio) e montaggio di filmati.
Si parte da uno dei momenti più bui per la band, ossia lo scioglimento del 1974: nessuno voleva più sapere di Iggy e i suoi Stooges, il loro terzo album (“Raw Power”) era stato nuovamente un flop commerciale, droga e tensioni interne avevano eroso gravemente un equilibrio già fragile in partenza. Risultato: tutti a casa da mamma e papà, chi depresso, chi con una scimmia di eroina sulle spalle, chi con entrambi gli accessori a carico. Con questo incipit che pugnala dritto al cuore, si procede poi a raccontare, in ordine cronologico, l’epopea di una delle più grandi rock band di sempre, che ha gettato i fondamenti per il punk, il metal, il noise rock…
Le immagini di repertorio non riservano vere e proprie sorprese per i fan più attenti, ma l’impatto e la potenza dell’operazione sta anche nell’avere radunato assieme questo materiale altrimenti sparso in Rete e in varie uscite più o meno ufficiali.
Notevoli le interviste ai componenti della band – compresi gli ormai scomparsi fratelli Asheton – e alle persone di famiglia/conoscenti, che offrono uno sguardo inedito sugli Stooges come “persone”, oltre che come “personaggi”.
Su alcuni momenti della discesa all’inferno di Iggy si glissa molto (il periodo allo sbando Los Angeles, il ricovero in ospedale psichiatrico, il soggiorno ad Haiti – un periodo oscuro e affascinante, di cui invece riferisce Paul Trynka nella sua bella biografia ufficiale dedicata all’Iguana), concedendo al frontman degli Stooges la libertà di raccontarsi da istrione gigioneggiante, che affascina e accontenta il suo pubblico. Probabilmente l’amicizia di Jarmusch con Iggy non ha giocato a favore di un approfondimento più spietato.
In breve, questo è un ottimo lavoro che immortala definitivamente la band, per fissarla nella memoria di tutti. Un documentario che adempie egregiamente alla missione di ogni "documentario fatto come si deve": raccontare una storia bene. E da più punti di vista.