Paolo Bonolis: "Music", la musica in TV, Sanremo. E sui nomi degli autori...

Paolo Bonolis: "Music", la musica in TV, Sanremo. E sui nomi degli autori...

Si conclude questa sera l’esperienza di “Music”, il programma di Canale 5 che ha riportato Paolo Bonolis alla sua vecchia passione, la musica, dopo le esperienza di conduzione e direzione del Festival di Sanremo 2005 e 2009. 
Il programma, curato con Gianmarco Mazzi e Lucio Presta, scritto con Marco Salvati, Sergio Rubino, Federico Moccia per la regia di Roberto Cenci, ha scelto di raccontare la musica attraverso le “canzoni della vita” di chi le canzoni le scrive e le canta. A Bonolis abbiamo chiesto conto del programma, della mancanza di una citazione di autori, e di ricordare i suoi Sanremo

Come è nato “Music” e come è nata l’idea raccontare la musica in quella modalità, quella delle “Canzoni della vita”? 
“Music” nasce dalla richiesta di provare ad immaginare un programma che raccontasse la musica in modo non consueto. Ci ho pensato, ci abbiamo pensato, e ci è venuta in mente questa idea. Ci siamo chiesti quali fossero i brani della vita degli artisti che ci hanno regalato le canzoni della nostra vita. L’idea è piaciuta, ed è piaciuta anche agli artisti che abbiamo invitato. Poi come il programma  si sarebbe strutturato, come sarebbe venuto fuori, come sarebbero statì il contributo degli ospiti è stato il passo successivo

In Italia si ripete che “la musica in TV non fa audience”, tanto che anche Sanremo è più show che gara canora. Nella tua esperienza, questo è un luogo comune o un dato di fatto? E in ogni caso, come si può andare oltre?
Credo si possa andare oltre, se si deve mai andare oltre,  con le idee, necessariamente verso ciò che ci appartiene. Nel senso che ogni cosa può essere raccontata in maniera differente, si possono trovare nuove strade di racconto, si può trovare l’emozione, la passione investita, si può condire  il piatto con spezie differenti. Ci sono tanti modi per fare un lavoro che appartenga allo stesso genere ma che possa essere vestito e realizzato in una maniera diversa. Si tratta di ragionare sulle tante variabili che ci sono a disposizione, e prendere in considerazione quelle meno sfruttate, intersecandone alcune che abbiano una loro logica e una loro piacevolezza d’insieme. Non esiste una formula particolare: esistono un entusiasmo personale e la voglia di raccontare in un certo modo. Non credo che la musica in televisione non funzioni, la musica è uno dei tanti aspetti che possono essere raccontati dalla tv. 

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In Italia, i cantanti vanno in TV quasi esclusivamente quando hanno qualcosa da promuovere: un disco, un tour, un singolo. Come avete scelto gli artisti da coinvolgere e come siete andati oltre la logica “promozionale”?
Con l’idea! L’idea è piaciuta. In Italia è vero che molto spesso i grandi  artisti si muovono solamente in chiave promozionale, e questo è un limite indubbiamente; o forse, giacché in questo caso hanno aderito in parecchi, probabilmente sono in cerca loro stessi di poter raccontare qualcosa di diverso che li intrighi e li appassioni. Questa nostra proposta li ha evidentemente intrigati e  appassionati. Avevano anche la garanzia dei professionisti che hanno lavorato al programma, dall’eccellente lavoro del direttore musicale, il maestro Diego Basso che ha diretto 64 musicisti ed ha arrangiato tutti i brani, a quello del nostro regista Roberto Cenci, passando per le coreografia di Marco Garofalo e la scenografia di Gaetano e Chiara Castelli.

A proposito di “Canzoni della vita” - a Rockol stiamo portando avanti da tempo una campagna perché nelle trasmissioni TV vengano regolarmente citati gli autori dei brani delle canzoni, non solo gli interpreti. Perché a “Music”, che pure è costruito essenzialmente sulle canzoni (che non esisterebbero se non esistessero i loro autori) non li avete citati sistematicamente? E perché, a parte Sanremo, dove è consuetudine scrivere i nomi degli autori in sovrimpressione, è così difficile dare visibilità agli autori delle canzoni, nei talent come in qualsiasi trasmissione TV?
Avete perfettamente ragione, è stata una nostra mancanza.

Se ci sarà una nuova serie di “Music”, potreste immaginare di intervistare ad ogni puntata anche un autore di canzoni?
Probabile: se ha cose da dire, se ha una sua personalità di racconto, certo, perché no!

Parlando di Sanremo: che ricordi conservi delle tue due edizioni? 
Ricordi molto piacevoli. Mi avevano offerto Sanremo già nel 2004, ma essendoci già un direttore artistico non accettai. Volevo farlo a modo mio, assumendo il ruolo di direttore artistico, volevo mi appartenesse completamente, che fosse una visione completa. Così lo feci l’anno successivo (2005) con cambiamenti profondissimi e non senza fatica, per poi perfezionare il tutto nell’edizione del 2009.
Riportammo l’orchestra nel golfo mistico, impostammo un racconto per ogni canzone con una regia e una scenografia di immagine che la personalizzasse, portammo i grandi led wall a sostegno del racconto musicale, ripristinammo una gara anche abbastanza  ‘feroce’. E poi ancora le grandi aperture: nel 2005 con un’opera finnica, oppure ricordo ancora, nella seconda puntata del 2009, quando  grazie all’orchestra e alla regia di Vicario riuscimmo a raccontare la stesura dove Salieri, nel film Amadeus, prendeva nota degli appunti che gli dava  Mozart per la realizzazione della Messa da Requiem. Mentre il film raccontava con le immagini, l’orchestra  in sala eseguiva la musica e il tutto si trasformava in un mashup con "The wall" dei Pink Floyd mescolando il classico con il rock. Erano 20 anni che era caduto il muro, ci sembrò un bel modo per ricordare l'evento! Credo che la musica sia bella anche perché è contaminata nei suoi generi. La musica è una pianta con radici profonde che poi piano piano si sviluppa e produce nuove gemme.

Facciamo fantatelevisione: rifaresti il Festival? A che condizioni?
Chissà.... magari se fosse in una sede architettonicamente diversa, con una planimetria differente dal cinema teatro, che permettesse un racconto musicale più contemporaneo, mi divertirei!

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