Manuel Agnelli: 'Sanremo è diventato solo un megafono promozionale, carrozzone privo di contenuti'

Manuel Agnelli: 'Sanremo è diventato solo un megafono promozionale, carrozzone privo di contenuti'

La partecipazione degli Afterhours al Festival di Sanremo, nel 2009, ha rappresentato uno dei momenti più significativi della carriera di Manuel Agnelli e compagni fino ad oggi. Il gruppo decise di accettare la proposta che gli era stata fatta dalla commissione artistica e da Paolo Bonolis, conduttore e direttore artistico della cinquantanovesima edizione della manifestazione, e si presentò in gara tra i "big" (la categoria, quell'anno, era stata battezzata "Artisti") portando sul palco del Teatro Ariston di Sanremo un progetto ambizioso: dare visibilità alla scena indipendente italiana.

A Sanremo, gli Afterhours portarono "Il paese è reale", canzone che non venne inserita nella tradizionale compilation sanremese (quella contenente tutte le canzoni presentate al Festival), ma in un disco contenente canzoni inedite di band e artisti appartenenti proprio alla scena indipendente italiana: da Il Teatro degli Orrori a Zen Circus, passando per Beatrice Antolini, Roberto Angelini, Cesare Basile, Paolo Benvegnù e Marta Sui Tubi. "Hanno iniziato a corteggiarci il maggio scorso", raccontò Manuel Agnelli a Rockol, nei giorni precedenti il Festival, "e all'inizio si parlava di dare visibilità ad un gruppo più ampio di artisti che provengono dalla nuova scena musicale italiana. Poi ci siamo ritrovati solo noi, e abbiamo pensato di fare un lavoro diverso per dare visibilità a questi gruppi".

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Ora, a distanza di otto anni e quando mancano pochi giorni all'inizio della sessantasettesima edizione del Festival, Agnelli torna a parlare della partecipazione della sua band a Sanremo. E lo fa criticando duramente il Festival della Canzone Italiana in un'intervista pubblicata sulle pagine di Robinson, l'inserto domenicale di Repubblica, definendolo "un carrozzone privo di contenuti", e svelando alcuni retroscena di quell'edizione (legati anche alla loro esibizione):
 

"Eravamo lì a fare promozione a noi e a tutto un ambiente, il nostro, che si è autoghettizzato ma che continuava a sembrarci sottovalutato. Eravamo lì per usare il Festival, perché Sanremo è diventato solo un megafono promozionale, anzi direi il principale visto che è la cosa più potente a disposizione di tutti quelli che ne sanno approfittare. È un carrozzone privo di contenuti".


E ancora:

"È la rappresentazione di un'Italia che non ci piace e di un modo di fare spettacolo che svilisce qualsiasi tentativo di commistione con il mondo culturale. Il niente. Sanremo, come l'Italia, non si cambia. Bisognerebbe fare una rivoluzione ma sarebbe destabilizzante per tutti. Cambiarlo sarebbe inaccettabile per i farisei della cultura che dal Festival continuano a essere rassicurati sulla loro intelligenza".


Manuel Agnelli non rinnega quella partecipazione. Anzi, ammette senza giri di parole:

"Ci servì per i motivi per i quali serve a tutti: la fama, la credibilità fra gli addetti ai lavori e la conseguente disponibilità nei nostri confronti da parte di una serie di entità che non ci avrebbero mai preso in considerazione prima. Quando mi chiedono se lo rifarei non ho dubbi nel rispondere: certo cari, ma solo se conviene".


Reduce dall'esperienza come giudice di X Factor, Manuel Agnelli si appresta a tornare ad esibirsi dal vivo con gli Afterhours: all'inizio di marzo partirà il nuovo tour nei club italiani in supporto all'ultimo album del gruppo, "Folfiri o folfox", mentre ad aprile la tournée porterà Agnelli e compagni ad esibirsi in alcune città europee.

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