NEWS   |   Industria / 30/01/2017

Rockol, la musica, la politica, Donald Trump...

Rockol, la musica, la politica, Donald Trump...

Mi ha colpito, un paio di giorni fa, l’osservazione di un lettore, Mattia Biolo, che sul Facebook di Rockol ha commentato una notizia – in cui si riferiva di uno scambio di accuse fra Madonna e Donald Trump – invitandoci a parlare di musica e non di politica. Gli ho risposto, in breve,


“Mattia, non siamo noi che parliamo di politica - ne faremmo volentieri a meno. Sono quelli che fanno musica che intervengono su temi e persone della politica. Noi ci limitiamo a riferire”.


Ma siccome ritengo che l’esortazione di Mattia Biolo abbia qualche fondamento, provo ad approfondire.
A monte di tutto c’è, a mio avviso, una forte sopravvalutazione del proprio ruolo da parte di certi personaggi dello show business - non solo internazionali, anche italiani. Un eccesso di autostima che li porta a ritenere di essere in grado di esprimere il proprio punto di vista su qualsiasi argomento in maniera credibile e autorevole.
Non ci sarebbe bisogno di esplicitarlo, già lo capite da come lo sto scrivendo: il mio pensiero è che ognuno dovrebbe stare nel suo, che gli artisti dovrebbero cercare di far bene il loro mestiere e lasciare che i politici facessero lo stesso. (Se non altro alla luce dei risultati delle elezioni presidenziali statunitensi: quasi tutta la gente dello spettacolo si è schierata esplicitamente contro Trump, anzi, non solo: si è schierata esplicitamente a sostegno di Hillary Clinton – e si è visto come è finita. Il che dovrebbe far riflettere certi artisti che si considerano opinion leader in grado di influenzare il loro pubblico).
Ma mi rendo conto che questa mia posizione rischia di passare per una forma di qualunquismo. “Ma come?” sento già qualcuno che protesta, “E perché non dovrebbero poter dire come la pensano?”.
Ecco: il punto è questo, secondo me. Gli artisti, così come i panettieri e i geometri, hanno tutto il diritto di dire come la pensano: ci mancherebbe. Il problema è che il loro pensiero viene amplificato oltremisura dall’attenzione che i media dedicano alle esternazioni dei personaggi popolari.
(E attenzione: ci sono degli esponenti politici che, a loro volta, cercano visibilità commentando le esternazioni dei personaggi dello spettacolo, i quali sono più popolari di loro. Comportamento, anche questo, inaccettabile e censurabile).
L’unico mezzo a mia disposizione per non contribuire, con Rockol, a questo che considero un malvezzo, anzi peggio: una degenerazione dell’informazione, sarebbe imporre il silenziatore a qualsiasi notizia che veda personaggi dello spettacolo fare commenti su argomenti politici, e qualsiasi notizia che veda personaggi della politica fare commenti su argomenti di spettacolo.
Purtroppo, di questi tempi, una posizione del genere sarebbe soltanto dannosa per Rockol, e non costituirebbe un esempio virtuoso da seguire. Passeremmo, noi di Rockol, per giornalisti distratti che hanno “bucato” una notizia – o, peggio, per giornalisti schierati da una o dall'altra parte. E desidero che non succeda né l’una né l’altra cosa.
Per quanto è nelle mie possibilità, cerco di fare in modo che, sulle pagine di Rockol, di episodi come quelli a cui mi riferivo sopra si parli il meno possibile, e assolutamente senza mai prendere posizione pro o contro. Perché, e qui sono completamente d’accordo con Mattia Biolo, Rockol non deve avere un colore politico, una posizione politica; e non solo nel senso stretto, ma anche nel senso più ampio, cioè non deve schierarsi su temi sociali.
Ed è per questo che cerco anche di non acconsentire alle molte richieste, che riceviamo dai nostri interlocutori degli uffici stampa, di dare uno spazio privilegiato a canzoni che affrontano argomenti come i migranti, le discriminazioni, il femminicidio: perché va benissimo occuparsi di questi temi anche nelle canzoni, figuriamoci, ma va malissimo – secondo me – usare strumentalmente questo mezzo, che io personalmente ritengo un mezzuccio, per cercare visibilità.
Tornando alla questione iniziale: vorrei che fosse riconosciuto a Rockol che non va alla ricerca di questo tipo di notizie allo scopo di cavalcarle, ma anzi nel suo piccolo tenta di mettere la sordina a certe polemiche.
Certo è che se in questi ultimi tre mesi (dall’8 novembre, data in cui ha vinto le elezioni presidenziali) e in particolare negli ultimi dieci giorni, cioè da quando il 20 gennaio si è insediato alla Casa Bianca come 45º presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump non fosse diventato l’argomento preferito da alcuni personaggi della scena musicale americana (e non solo), Rockol si sarebbe astenuto volentieri anche solo dal citarne il nome. Perché, lo ripeto e torno a dar ragione al nostro lettore, Rockol si occupa di musica: è solo quando i personaggi della musica prendono di mira Trump che siamo – obbligatoriamente, e di malavoglia – costretti a darne conto. Credeteci: ne faremmo molto volentieri a meno.

Franco Zanetti