lowlow e l'impeto dei vent'anni: 'Il mio progetto è ambizioso e ho un fucile carico' - INTERVISTA

lowlow e l'impeto dei vent'anni: 'Il mio progetto è ambizioso e ho un fucile carico' - INTERVISTA

È nella natura di un ventenne scalpitare, scalciare, provare a spiccare il volo, anche sbagliando e commettendo degli errori ("perché a vent'anni è tutto un 'chi lo sa', quante balle si ha in testa a quell'età", cantava Guccini). lowlow, vero nome Giulio Elia Sabatello, di anni ne ha 23 e come tutti i veri ventenni ha il fuoco sotto i piedi: è ambizioso, punta in alto. E non lo nasconde: "Ho un fucile carico", dice il rapper. Lo scorso 13 gennaio è uscito per Sugar "Redenzione", il suo album di debutto come solista dopo una serie di EP, mixtape e dischi pubblicati per Honiro Label (etichetta indipendente romana molto attenta alla nuova scena hip hop): "Vengo dal rap vero, dal freestyle. Ho iniziato con le gare di freestyle a 13 anni e partecipato ai primi contest quando l'hip hop non era ancora seguitissimo. Ero grezzissimo, non andavo nemmeno a tempo", racconta, "sono stati anni di allenamento, ho vissuto all'ombra. Poi sono usciti i primi dischi, i mixtape: da lì è partita la mia avventura con Honiro, il punto di impatto con il pubblico. Ad un certo punto, però, mi sono cominciato a rendere conto che i tempi erano maturi per un progetto che ho sempre avuto in mente, il mio debutto da solista".

"Redenzione" è prodotto da Fausto Cogliati (già braccio destro di Fedez, Club Dogo e Articolo 31) e contiene undici tracce in cui lowlow racconta lo spaesamento, l'inquietudine e l'angoscia della sua generazione. Lo fa con un linguaggio schietto e a tratti anche piuttosto violento: come in "Ulisse", ad esempio, singolo che ha anticipato l'uscita del disco (oltre 14 milioni di visualizzazioni su YouTube fino ad oggi) e che racconta la storia di Nico. Nico è un ragazzo che ha "scelto il male perché il bene era banale", che fa una rapina in una banca e si accanisce contro il direttore ("Ci tenevo a dirle che lei che lei mi fa proprio schifo e sua figlia è una cagna, andrebbe bene per un cieco"). Un gesto che potrebbe essere letto come una sorta di ribellione nei confronti del "sistema", una critica alla società che viene dal basso, da chi non ha voce. Ma chi è davvero Nico? "Sono spesso io con più senso pratico se vivessi in un mondo senza il rap", risponde lowlow, "è una critica alla società. Anzi, più che una critica è un tentativo di uscire fuori dalla sensazione di non-esistere, di essere una comparsa in un modo che ci bombarda di segnali, di icone e di manifesti. Un ragazzo cresce e sente l'esigenza di imporsi. C'è anche un discorso di critica società, di distanza: ma io non ho mai fatto rap politico, a me piace parlare di me. Sono cresciuto, mi sono confrontato con il mondo esterno e mi sono reso che c'è una sensazione di 'abbassamento'. C'è molto di me in tutte le canzoni".



Anche se ha poco più di vent'anni, lowlow ha le idee chiare e un obiettivo che vuole raggiungere: "Affermare il mio mondo, che è diverso dalla cultura dominante", dice, "il rap ha un potenziale enorme. Diciamo che in Italia è stato esplorato poco, le possibilità sono vastissime. C'è un grande interesse da parte del pubblico". I suoi riferimenti culturali sono Eminem da un lato e Muhammad Alì dall'altro. E quando gli domandi se il suo discorso sul rap è un discorso relativo al background (diverso, magari, da quello degli altri rapper italiani), lowlow ti risponde: "Non sono uno sbandieratore, un turista. Sono sempre stato contro il rimanere ancorati al passato: io sto semplicemente parlando delle potenzialità del rap. Non è semplicemente un discorso di background: io attingo da tutto, sono una spugna. Non mi piace categorizzarmi come 'quello che riporterà il vero rap'. Io sto facendo capire che Eminem in questo momento è possibile". Il linguaggio che lowlow usa nelle sue canzoni è per niente schietto e non si affida solamente al gergo rap: cerca di mischiare "basso" e "alto", inserendo nei suoi pezzi citazioni e riferimenti alla letteratura. Il titolo di "Ulisse", ad esempio, allude all'opera di James Joyce (e si potrebbe tracciare un paragone tra il flusso di coscienza del racconto di Joyce con i pensieri di Nico), quello di "Il sentiero nei nidi di ragno" allude al romanzo di Calvino, "Canto V" ad un canto della Divina Commedia di Dante: "Il contesto culturale in cui sono cresciuto è forte e io ho sempre avuto l'abitudine ad assorbire le cose belle. Sono molto legato alla parola e nella mia scrittura c'è molto dell'immaginario dello scrittore", spiega lui, "a 10 anni ho letto '1984' di Orwell e mi ha sconvolto. 'Le notti bianche' di Dostoevskij mi ha aperto le porte del 'mondo interno', mi ha colpito la figura dell'artista che prova ad avere accesso al mondo della normalità e questo mondo gli viene negato".



Del suo album, "Redenzione", il rapper romano ne parla come di un "progetto ambizioso": "Con Sugar c'è stato un interesse abbastanza reciproco. Ci siamo trovati subito bene, hanno visto la mia voglia di mettermi in gioco, di fare bene. E sono contento sia di far parte del loro roster (che vanta grossi nomi) sia di essere il primo rapper a far parte del loro roster", spiega, "il progetto di questo disco è stato sin da subito un progetto ambizioso: volevamo portare il rap con la 'r' maiuscola al pubblico italiano. La mia è stata una vera redenzione e le cose sono cambiate molto da quando ho firmato con Sugar: venivo da un periodo abbastanza cupo, ma penso che il talento consista anche nel saper trasformare le problematiche in qualcosa di bello".

Fino alla fine di gennaio il rapper sarà impegnato con l'instore-tour e con i firmacopie di "Redenzione". Archiviata la promozione nei negozi e nelle librerie, poi, sarà la volta del tour e dei dj set nei club italiani: "Non vedo l'ora, non mi esibisco dal vivo da parecchio tempo", dice alla fine della chiacchierata lowlow.

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