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NEWS   |   Italia / 20/01/2017

Sanremo 2017, l'ascolto delle canzoni dei Big

Sanremo 2017, l'ascolto delle canzoni dei Big

“Macedonia”, “Mosaico” e quest’anno “Mazzo di fiori”: queste le metafore usate da Carlo Conti nei suoi Festival di Sanremo per definire la varietà delle sue scelte nei cantanti e nelle canzoni.
In tutti i casi, ciò che definisce il risultato non è solo la varietà, ma la materia prima: la bontà della frutta, la qualità delle pietre o la freschezza dei fiori.

Com’è la materia prima di questa edizione del Festival di Sanremo? Non proprio freschissima - nel senso che è molto, molto tradizionale. Sicuramente l’insieme più tradizionale dei tre Festival diretti e condotti da Conti. Un mazzo con pochi fiori dai colori accesi, molto sobrio.

Oggi, 20 gennaio, il Direttore Artistico ha fatto ascoltare alla stampa le 22 canzoni dei “Big” in gara - ripetendo una consuetudine iniziata da Fabio Fazio qualche anno fa: i giornalisti vengono radunati in una sala della sede Rai di Corso Sempione per un paio d’ore e, testi alla mano vengono, guidati nell’ascolto. Letteralmente, perché quest’anno Conti ha detto esplicitamente di avere pensato per i giornalisti una sorta di “playlist”, che partiva da Ron e terminava con Samuel.“E’ un bel quadro, forse il più completo di questi anni”, ha detto il conduttore .  

Da Sanremo non ci si aspetta l’avanguardia, chiaro: è il Festival della canzone italiana classica. Ma un po’ di diversità e di contemporaneità, sì: invece più che mai quest’anno appare evidente appunto un tradizionalismo con pochissime eccezioni. Era chiaro fin dalla scelta di non avere gruppi in gara, è evidente al primo ascolto dei brani.

Come al solito la premessa è doverosa: le canzoni del Festival si capiscono davvero solo sul palco dell’Ariston, con l’orchestra e le telecamere puntate. L’ascolto delle versioni di studio può essere fuorviante, ma è comunque utile per farsi un’idea.
Più che mai si parla di amore amore e ancora amore - anche quest'anno le parole più diffuse sono “io” (o me) e tu (o “te”). Il tema dell'amore talvolta viene vistro attraverso il filtro della consapevolezza e della ricerca di sé, perseguita nell rapporto con l’altro. Poche le eccezioni: il testo impegnato di Ermal Meta sulla violenza domestica, la dance filosofica-orientale di Francesco Gabbani, la classe riflessiva di Fiorella Mannoia e Paola Turci, il sesso esplicito di Raige e Giulia Luzi, la strada di Clementino.

Musicalmente domina sempre il modello della ballata “piano-orchestra-apertura enfatica”, portato all’estremo dalla quasi-opera di Al Bano. Con poche deviazio di rilievo: bella, in questo terreno per esempio, la ballata minimale e sobria di Chiara, in cui sente la mano del produttore Mauro Pagani; interessante l'operazione  di Masini che si rivisita su una nuova base più contemporanea.

Una domanda, infine: era davvero necessario portare i campioni dai 20 dell’anno scorso a 22? Conti ha detto che la scelta è stata giustificata dal livello del canzoni, ma in questo mazzo ci sono dei fiori che potevano anche non essere inclusi. Quali? Lo capirete se avrete la pazienza di vedere il Festival dal 7 di febbraio.
Per il momento, diplomaticamente, preferisco dire i brani che mi sono rimasti impresso al primo ascolto: la classe della Mannoia, il suono di Paola Turci e il pop contemporaneo di Samuel, il divertimento intelligente di Gabbani, la scrittura di Ermal Meta.

Chi vincerà? se si vuole giocare, si può dire: la Mannoia (che potrebbe ripetere quanto fatto da Vecchioni qualche anno fa), o Sergio Sylvestre, che ha un pezzo potente e ha il pubblico di Maria DeFilippi. Ma in fin dei conti, gli Stadio l’anno scorso hanno sorpreso tutti, quindi aspettiamo di sentire queste canzoni sul palco.
Nel frattempo, ecco qualche nota brano per brano, in ordine alfabetico.

(Gianni Sibilla)

Al Bano: "Di rose e di spine” (Maurizio Fabrizio, Katia Astarita)
Parte come un’aria per piano e orchestra, e rimane lì, per esaltare la potente voce, salvo aggiungere la batteria alla fine. Siamo a Sanremo, c’è Al Bano. E c’è una canzone che dice “Di questo amore senza fine di rose e di spine”. Ma siamo anche nel 2017….  “Non è un inedito di Puccini o Mascagni”, ha commentato Carlo Conti agli applausi (ironici) dei giornalisti agli ascolti.
Di cosa parla la canzone: ricordi, passato, amore.
In breve: Al Bano. Al Bano. E ancora Al Bano


Alessio Bernabei: “Nel mezzo di un applauso” (Dario Faini, Roberto Casalino, Vanni Casagrande)
Bernabei continua sulla strada di “Noi siamo infinito”: pop ritmato che ammicca all’EDM, che dopo qualche secondo butta lì un drop, poi rallenta, poi riparte. L’anno scorso era l’infinito, quest’anno è “L’universo intero applaude noi”, perché “Siamo nel bel mezzo di un applauso”.
Di cosa parla la canzone: consapevolezza, amore, me, te.
In breve:  “Noi siamo infinito” 2.0

Bianca Atzei: "Ora esisti solo tu” (Francesco Silvestre)
Parte come una classica canzone di Kekko dei Moda, con un arpeggio di piano che (per pochi secondi) porta alla mente “Come mai” degli 883; poi si apre in maniera più pop, deviando dal classico modello-ballata. “Voglio fregarmene di tutti ciò che poi dirà la gente”, canta la Atzei.
Di cosa parla la canzone: amore, consapevolezza
In breve: I Modà cantati dall’amica Bianca Atzei

Michele Bravi: "Il diario degli errori” (Alfredo Rapetti Mogol, Federica Abbate, Giuseppe Anastasi)  
Una base delicatamente elettronica, gli archi, per valorizzare la voce di Bravi: l’apertura, a differenza di altre ballate in gara, arriva solo alla fine ed è meno enfatica. Ricorda vagamente il pezzo della Michielin dell’anno scorso, come impostazione. Il testo di Mogol è un ragionamento sui propri errori e sulla propria vita (più tipico della mezza età che di un ragazzo di 22 anni, però).
Di cosa parla la canzone: Tu, me, consapevolezza
In breve: Una ballata elettronica

Chiara: "Nessun posto è casa mia” (Niccolò Verrienti, Carlo Verrienti)
La presenza di Mauro Pagani (che ha prodotto il pezzo e il nuovo disco) offre a Chiara una ballata orientata alla semplicità, asciugata nella melodia, essenziale nell’arrangiamento. Anche l’apertura è contenuta, decisamente più sobria di altri ritornelli più sguaiati in gara. Un po’ come fece il produttore con “La notte” di Arisa.
Di cosa parla la canzone: Cambiamento, amore
In breve: Dopo la svolta pop, Chiara ritorna ad una musica più adulta.

Clementino: "Ragazzi fuori" (Clementino, Marracash, Shablo, Zef)
Clementino va a Sanremo a fare quello che sa: rap melodico, che parla della proprie origini. “Scriverò sui muri della mia città, storie di ragazzi fuori”. Non male il ritornello, con le voci che si intrecciano (con i cori in autotune).
Di cosa parla la canzone:  Strada, Napoli
In breve: Pop-rap partenopeo (esattamente come ci si aspetta da lui).

Lodovica Comello: "Il cielo non mi basta” (Federica Abbate, Antonio Di Martino, Dario Faini, Fabrizio Ferraguzzo)
Un team di autori rodati, per una canzone d’amore che evita il modello della ballata per giocare su ritmi più elevati. La Comello ha voce, non è solo un personaggio televisivo, ma non lascia il segno.
Di cosa parla la canzone:  Amore, me, te.
In breve: Pop che prova ad essere contemporaneo. Prova.

Gigi D'Alessio: La prima stella" (Gigi D’Alessio)
Gigione nostro fa il suo: una classica canzone alla D’Alessio. Se vi piace il genere, a suo modo è impeccabile. Se non lo sopportate, non cambierete di certo idea con un verso come “vorrei gli occhi tuoi nei miei”, che poi si dirigono al cielo per per cercare “La prima stella accesa” (che “vorrei che fossi tu”).
Di cosa parla la canzone: Universo, consapevolezza, amore.
In breve: Gigi D’Alessio.

Giusy Ferreri: "Fa talmente male"  (Roberto Casalino, Takagi, Ketra, Paolo Catalano)
Un inizio ritmato con la chitarra acustica e un’elettrica in sottofondo (che ricorda vagamente il suono di LP), e un ritornello con ritmica decisamente più pop - si sente la produzione di Takagi e Ketra (Fedez & J-Ax, su tutti).  Il testo (del veterano Roberto Casalino) parla di un amore in crisi, giocando sul “Fa talmente male” (con spazio) e “Fatalmente male” (senza spazio).
Di cosa parla la canzone:  Amore (in crisi)
In breve: Giusy si rilancia in chiave decisamente pop


Francesco Gabbani: "Occidentali’s Karma"  (Fabio Ilacqua, Francesco Gabbani, Luca Chiaravalli Filippo Gabbani)
Gabbani riparte da “Amen”, con una canzone ritmata ed elettronica, che battiateggia nei riferimenti filosifici, e infila nelle strofe Amleto, Buddha, il Nirvana assieme a Chanel, “Singing in the rain” e i “tuttologi del web”. Il ritornello è irresistibile, “radiofonico” si sarebbe detto una volta. L’urlo “Namasté, alè” è un accostamento che piacerebbe al Maestro.
Di cosa parla la canzone: Filosofia, oriente, internet.
In breve: Voglio vederti danzare con l’elettronica di oggi

Elodie: "Tutta colpa mia" (Emma Marrone, Oscar Angiuli, Giovanni Pollex, Francesco Cianciola)
Si sente l’imprinting di Emma nella scansione melodica e nell’interpretazione volitiva. Elodie ha una voce un po' più scura e a tratti la canzone gioca con suoni vagamente black, con un coro quasi gospel. Un mid-tempo diverso dalle tante ballate (anche se il ritornello è un po’ troppo romantico, persino per gli standard di Sanremo).
Di cosa parla la canzone: Amore, amore, amore mio
In breve:  (m)elodie black, anzi marroni


Ermal Meta: "Vietato morire"   (Ermal Meta)
Parole toste: la storia delle violenze domestiche su un bambino e la conseguente fatica di crescere, dal punto di vista della madre: “Ricorda figlio mio l’uomo che diventerai”, dice. Il tutto sostenuto da un bell’arrangiamento basato sulle chitarre. L’unica canzone applaudita dai giornalisti agli ascolti.
Di cosa parla la canzone:  Violenza domestica
In breve:  Una canzone coraggiosa.

Fiorella Mannoia: "Che sia benedetta” (Amara, Salvatore Mineo)
La Mannoia si è fatta conoscere dal grande pubblico a Sanremo, ci torna dopo anni, ma ora gioca in un altro campionato: “Che sia benedetta” (l'oggetto è la vita) è una canzone cucita alla perfezione sulla sua voce e capacità unica di interpretare. Una ballata in crescendo in cui l’esperienza e la classe fanno la differenza.
Di cosa parla la canzone:  Vita
In breve: Fiorella Mannoia (non serve altro)

 
 Marco Masini: "Spostato di un secondo" (Marco Masini, Diego Calvetti, Zibba)
Un arrangiamento con una ritmica elettronica che devia dal classico crescendo masiniano, con la voce che prima declama e poi si apre. Un testo autobiografico, che parla di passato e presente, consapevolezza: “Tornerai da capo nella stessa stanza, farei tutto di nuovo ad un metro di distanza”
Di cosa parla la canzone:  Consapevolezza, passato e presente
In breve: Masini 2.0                              

Fabrizio Moro: "Portami via" (Fabrizio Moro, Roberto Cardelli)
Un altro brano che inizia al piano, con apertura enfatica sul ritornello. Un testo e una melodia che ammiccano a “La cura” di Battiato (si parla di “Panico che provoca l’ipocondria”), ma qua è il narratore che chiede aiuto all’altra (“Amore mio, portami via”), nella fuga dal mondo.
Di cosa parla la canzone: Amore, tu, fuga
In breve: Una “power ballad” classica

Nesli e Alice Paba: "Do retta a te"  (Nesli, Orazio Grillo)
Dei due duetti, è quello che funziona meglio: Nesli negli ultimi anni ha sviluppato una sua scrittura basata sull’emotività e su una forma-ballata dalle venature rock, che ben si adatta adatta a questo palco. Alice Paba è semisconosciuta (vincitrice dell’ultimo “The voice"), ma ci mette la potenza là dove Nesli ci mette l’emozione, su una canzone in crescendo basata più su chitarre e orchestra, ma un po’ già sentita.   
Di cosa parla la canzone:  Tu, me, amore.
In breve: Nesli x 2

Raige e Giulia Luzi: "Togliamoci la voglia" (Raige, Zibba, Antonio Iammarino, Luca Chiaravalli)
Un inizio quasi alla “Personal Jesus” (non bestemmiate…) oppure alla “Cotton eye Joe” con ritmo elettronico e una slide campionata. Le due voci si amalgamano bene, anche se le strofe rappate sono tutto sommato poche. Un testo fin troppo chiaro nei suoi intenti. Qual è la voglia che si vogliono togliere Raige e Giulia Luzi? Sì, proprio quella.
Di cosa parla la canzone: Sesso.
In breve:  Pop-rap-sex

Ron: "L’ottava meraviglia" (Ron, Mattia Del Forno, Emiliano Mangia, Francesco Caprara)                
Una canzone iper-classica, sia per Ron che per Sanremo. Partenza su piano, con l’orchestra che entra enfatica. Che cos’è secondo voi “L’ottava meraviglia”? Risposta: “L’ottava meraviglia siamo io e te”: Il caro, vecchio tema dell’amore che mantiene vivi in mezzo a gioie e disastri del mondo, della strada da percorrere.
Di cosa parla la canzone: Amore, mondo
In breve: Una ballata sanremese

Samuel: "Vedrai"   (Samuel, Riccardo Onori, Christian Rigano)  
Pop elettronico e contemporaneo: più melodico dei Subsonica, grazie alla mano del produttore Michele Canova (Tiziano Ferro, Jovanotti). Bella melodia di Samuel, che gioca su territori più solari rispetto al suo gruppo, tornando alla voce filtrata nel finale. Pezzo co-firmato da Riccardo Onori, chitarrista di Jova, che suona nel brano.
Di cosa parla la canzone:  consapevolezza, superare le paure, crescita
In breve:  Per fortuna a Sanremo c'è anche del buon pop contemporaneo

Sergio Sylvestre: "Con te" (Giorgia, Sergio Sylvestre, Stefano Maiuolo)    
Basata sul piano e sul vocione di Sergio, rimane una canzone classica nonostante un accenno di elettronica sulla parte ritmica, che richiama al mondo della musica black. Aperture enfatiche sul ritornello e il testo (di Giorgia) che ragiona sui momenti belli di una storia finita. Insomma, una cosa perfetta per l’Ariston, nel bene nel male.
Di cosa parla la canzone:  Amore (finito), Te, me,
In breve: Una ballata sanremese

Paola Turci: "Fatti bella per te" (Paola Turci, Giulia Anania, Davide Simonetta, Luca Chiaravalli)  
Partenza aggressiva con batteria rombante, un arrangiamento carico che ammicca al pop-rock recente (Coldplay e giù di lì). Una bella melodia e un bel testo che ricorda la storia della cantante: “Se anche il cuore richiede attenzione, tu fatti del bene, fatti bella per te”.
Di cosa parla la canzone: Consapevolezza
In breve: Una bella voce con suoni moderni

Michele Zarrillo: "Mani nelle mani” (Michele Zarrillo, Giampiero Artegiani)  
Altra classica canzone sanremese, con una melodia “alla Zarrillo”: “Tu sei passione e tormento”. Vale il discorso fatto per D’Alessio: per appassionati del genere è “passione”, è impeccaibile nella costruzione e nella melodia. Per chi non ama la canzone italiana classica può essere “tormento” (ma allora non guardate il Festival…)
Di cosa parla la canzone:  Amore, ricordi,
In breve: Il ritorno di  Zarrillo, come ve lo aspettate, se ve lo aspettate