David Bowie, il ricordo commovente di Tony Visconti a un anno dalla morte. E su 'Blackstar' dice...

David Bowie, il ricordo commovente di Tony Visconti a un anno dalla morte. E su 'Blackstar' dice...

Dopo il ricordo del figlio Duncan, quello della moglie Iman e quello dell'amico Brian Eno arriva ora l'omaggio che Tony Visconti ha voluto riservare a David Bowie a distanza di un anno esatto dalla scomparsa dell'iconico artista britannico. Visconti, classe 1944, è stato uno dei principali collaboratori del fu Duca Bianco, che lo ha voluto al suo fianco come produttore per ben 13 degli album pubblicati nel corso della sua cinquantennale carriera: da "David Bowie" del 1969 fino all'ultimo "Blackstar" del 2016, passando per "The man who sold the World", "David Live", "Young americans", "Low", "Heroes", "Stage", "Lodger", "Scary monsters (and super creeps)", "Heathen", "Reality" e "The next day".

Tony Visconti ha affidato il suo ricordo ad un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, che comincia con il racconto della notte tra il 9 e il 10 gennaio 2016 e del momento in cui venne a sapere della scomparsa dell'amico:
 

"Dormivo profondamente in una stanza di hotel a Toronto quando il mio telefono si è illuminato, intorno alle 2 di notte, con messaggi che arrivavano ogni secondo. E che dicevano più o meno tutti la stessa cosa: 'David Bowie è morto', una cosa che avevo temuto per un anno. Stranamente, mi sono detto: 'Mio Dio', e sono tornato a dormire. Il mio compagno di stanza, il sassofonista Terry Edwards, mi ha svegliato intorno alle 7 di mattina sussurrando: 'Tony, è successa una cosa terribile'".


Il produttore, in quel periodo, era in tour insieme agli Holy Holy, band nella quale milita anche l'unico membro superstite degli Spiders from Mars - band di supporto di Bowie nei primi anni '70 - vale a dire il percussionista Mick Woodmansey. A differenza di Visconti, però, che era informato sullo stato di salute di David Bowie, gli Holy Holy non ne sapevano niente: questo perché il produttore aveva firmato un NDA, vale a dire vale a dire un non-disclosure agreement, traducibile in italiano come accordo di non divulgazione e aveva così giurato di non rivelare nulla sui retroscena di "Blackstar":
 

"La mia band, gli Holy Holy, non sapevano affatto che David fosse un malato terminale. Avevo firmato un NDA un anno prima e avevo giurato di non rivelare i dettagli sulle registrazioni di 'Blackstar'. E per questo lo shock è stato più grande, in loro. Appena due giorni prima erano su di giri per la pubblicazione del disco, come me".


Il post prosegue con Visconti che racconta gli ultimi mesi di vita del suo amico. E smentendo quanto recentemente lasciato intuire dal regista del documentario "David Bowie: The last five years", Francis Whatley, secondo il quale probabilmente Bowie non aveva iniziato a lavorare a "Blackstar" con la percezione che sarebbe stato il suo ultimo album, Visconti parla delle lavorazioni del disco paragonandole alla costruzione di una cattedrale gotica:
 

"Parlo con David nella mia testa, sempre. È difficile accettare questa situazione. Nell'ultimo anno della sua vita è stato così vitale e creativo. Fare 'Blackstar' non è stato casuale, sapevamo bene che stavamo facendo qualcosa simile alla costruzione di una cattedrale gotica. È stato un album speciale sin dal primo giorno".


Il post si conclude con queste parole:
 

"Proverò ad accettare che David è morto. Ho attraversato tutte le fasi del dolore negli ultimi 365 giorni, inclusa la rabbia. Di certo, non ci ha lasciati con lo spirito. [...] È stato una leggenda in vita e sarà una leggenda fino alla fine. Mi manca moltissimo".




 

La storia di "The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars" di David Bowie
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