Viaggio all'interno del più bell'album dei R.E.M.

Viaggio all'interno del più bell'album dei R.E.M.

Nell’ottobre del 1992 esce “Automatic for the people”. L’ottavo album di inediti dei R.E.M. è cupo e introspettivo e, a detta di molti, non ultimi Peter Buck e Mike Mills, è il loro disco migliore. I R.E.M. agli inizi degli anni novanta sono più che mai delle star. L’anno precedente la canzone “Losing my religion”, inclusa nell’album “Out of time”, li ha fatti conoscere in ogni angolo del mondo e sono delle stelle assolute. A condurci nel nostro viaggio all’interno della storia di “Automatic for the people” ci viene in aiuto la bella biografia dei R.E.M. scritta da David Buckley “R.E.M. Fiction”.



Partiamo dal titolo, che fa riferimento al Delicious Fine Foods, un ristorante che si trova in Broad Street ad Athens gestito da Dexter Weaver, in arte Weaver D, che si occupa spesso del catering legato a eventi riguardanti i R.E.M., la sua frase tipica era: “E’ automatico”. Spiega lo stesso Weaver: “Molti anni fa lavorai in una catena di fast food, e il manager ci informò che se uno dei dipendenti non si fosse presentato, tutti avrebbero dovuto fare i doppi turni, è automatico. Inoltre, qualche anno fa vendevo oggetti di pelle per strada, tipo cravatte di pelle e roba del genere, e una volta un tizio mi disse che era automatico che se un giorno non avevo una merce l’avrei avuta il giorno successivo. Quindi combinai le due cose e ottenni lo slogan ‘Automatic for the people’, nel senso di ‘pronto, rapido ed efficiente’.” I R.E.M. gli chiesero il permesso per usare il suo slogan. A Weaver la cosa cambiò la vita, ricorda: “Un giorno Michael Stipe e Bertis Downs entrarono nel ristorante, dopo che ero stato derubato. Mi dissero: ‘Ti diamo un bel po’ di soldi per l’uso del tuo slogan’. Io andai subito in coma! Mi dissero di farmi sentire nei giorni successivi e di chiedere la somma di cui avevo bisogno. Così feci e trovammo un accordo.” Quando uscì il disco le ‘Deliziose noccioline arrostite’ di Weaver D vennero distribuite ai media come parte del pacchetto. Un’ultima cosa: Weaver D. è un grande fan della Motown e non conosce in particolar modo la musica dei R.E.M.

https://cdnrockol-rockolcomsrl.netdna-ssl.com/X36v0XHMXNF39DOQHWp1_DP3_P4=/700x0/smart/http%3A%2F%2Fwww.rockol.it%2Fimg%2Ffoto%2Fupload%2Fcoverautomaticforthepeoplerem.jpg


La canzone più nota di “Automatic for the people” è “Everybody hurts”, il quarto singolo estratto dall’album. “Everybody hurts” parla di un appello ad aspettare rivolto ad un aspirante suicida. Peter Buck ricorda come nacque il brano: “”Everybody hurts” la propose Bill. Non sapeva bene come affrontarla. Era una specie di canzone country e io suggerii di darle un’atmosfera alla “Pain in my heart” di Otis Redding. Quando la scrivemmo, ci scambiammo tutti lo strumento. Mills suonava la batteria, io il basso e Bill la chitarra, e il demo era la cosa più schifosa mai sentita: saltavamo le battute, sbagliavamo le note. A un certo punto ci dovemmo fermare, tanto ridevamo. Ma chissà per quale motivo colpì tanto Michael”. La canzone venne subito amata dal pubblico e i R.E.M. ricevettero moltissime lettere dai fans che li ringraziavano per questa canzone. Disse Mike Mills: “Certo, lo so. Ho ricevuto un certo numero di lettere da persone che dicevano proprio questo. Quel pezzo possiede un’universalità che è abbastanza innegabile, ed è bello poter toccare tanta gente così in profondità”. Stipe dichiarò: “Non provo vergogna o paura per le mie emozioni. E non ho paura di esprimerle. In ogni caso, ogni tanto si corre il rischio di apparire insulsi o sdolcinati. In generale, comunque, non ho avuto problemi al riguardo. Non mi piace essere lagnoso nelle canzoni. E non mi piace essere mal interpretato. Per esempio “Everybody hurts” fu proprio un bel colpo, perchè avrebbe potuto facilmente essere considerata patetica, sdolcinata, languida e sciocca, ma per qualche motivo alla maggior parte delle persone non sembra così.”



Un’altra canzone indimenticabile di “Automatic for the people” è “Man on the moon”. Il brano, venne, nel 1999, incluso nella colonna sonora dell’omonimo film girato dal regista Milos Forman. Nel lungometraggio viene narrata la storia del comico Andy Kaufman interpretato da Jim Carrey. “Man on the moon” è una delle canzoni dei R.E.M. preferite da Mike Mills. Come “Everybody hurts” anche “Man on the moon” partì da Bill Berry, che creò buona parte della musica. Ricorda al proposito Peter Buck: “Iniziò a suonare più o meno quella parte di strofa in cui si passa dal do al re e inserì il resto: il ritornello, il bridge intorno e le parti in si. Bill non era bravissimo a completare le canzoni. Creava varie cose e molto spesso le faceva vedere a me. E io dicevo: ‘Va bene, questo è un ritornello, questa è una strofa, cambiamo le chiavi e mettiamo un bridge qui.” La canzone però rischiò di essere esclusa dall’album. Dice Mills: “Tutto il resto del disco era pronto tranne questo pezzo. In pratica non c’era la voce. Insistemmo molto con Michael dicendo che volevamo proprio che il pezzo andasse sul disco e che doveva scriverci un testo. L’ultimissimo giorno entrò in studio portando dei testi veramente, ma veramente meravigliosi. Li cantò, noi creammo lo sfondo, e poi basta, venne mixata ed era pronta.”



Non tutte le canzoni di “Automatic for the people” sono amate dalla band. “The sidewinder sleeps tonite”, nonostante il buon successo, è una canzone che Mills e Buck non amano particolarmente. Dice del brano Mike Mills: “No, non la suoniamo dal vivo, era una delle poche canzoni di Michael che a livello di testi non mi convinceva proprio. Non riuscivo a comprenderla fino in fondo. Diciamo semplicemente che per me non è una grande canzone. E’ orecchiabile, si ricorda facilmente, ma non mi faceva impazzire, nè come musica, nè come testi.” La canzone “Try not to breathe” nasce in maniera del tutto casuale. Lo spiega Peter Buck: “Mentre facevamo il demo, i microfoni erano vicinissimi alla chitarra, e quindi cercavo di non respirarci sopra. E sul nastro dico: ‘Cerca di non respirare’. Michael rispose: ‘E’ un buon titolo’ e, come fosse un esercizio, cercò di pensare perchè qualcuno potesse cercare di non respirare. Parla di un uomo anziano che immagina di essere morto e trattiene il respire per cercare di immaginarsi come sarà essere morti.”



“Nightswimming” è una canzone che ricorda i vecchi tempi trascorsi dai ragazzi della band nella loro Athens. Questa la sua genesi, la racconta Mike Mills: “Stavo suonando il pezzo di piano negli studi di John Keane e mi ricordo che Michael lo ascoltò e gli piacque. Ma non pensavo sarebbe servita a molto, visto che era solo una cosa ciclica, che si ripeteva, si ripeteva, si ripeteva, sempre uguale. Eppure ispirò Michael.” Continua Mills: “Si basa su eventi realmente accaduti. Ecco, c’era un lago, proprio a pochi chilometri dalla città, dove andavamo con pochi amici a fare il bagno nudi dopo la chiusura dei locali. C’eravamo noi, Paul Butchart, DeLoris, i Love Tractor e la ragazza di cui parlava “Camera”, Carol Levy. Ma sai, la cosa bella era che tra il 1979 e il 1981 c’erano soltanto 50-75 persone interessate a questa musica. Andavamo alle feste, andavamo nei locali e andavamo al Ball Pump, dove c’erano sempre alcune di quelle stesse 50 persone, insomma era un gruppo di amici molto ristretto.” Il ricordo di Peter Buck di quel tempo è un poco meno nostalgico: “Suonavamo il venerdì sera, poi andavamo in macchina al Ball Pump, facevamo il bagno nudi e poi ci appartavamo a coppie. Era un mondo piuttosto idilliaco, spensierato, ma c’è da dire che molte persone, facendo quelle esperienze, si rovinarono anche la vita. Per noi fu un periodo stupendo. Ne uscimmo tutti incolumi, ma eravamo anche un po’ più giudiziosi, intelligenti e quadrati. Ad Athens, fra il 1980 e il 1981, era un po’ come il 1967 dell’Estate dell’Amore. Tutti si divertivano come pazzi e girava un sacco di ecstasy. Nel frattempo, noi lavoravamo 360 giorni l’anno e allo stesso tempo ne facevamo e non ne facevamo parte. Tornavamo in città e vedevamo persone che avevano tentato di ammazzarsi mentre noi eravamo via, insomma non era tutto rose e fiori. Nessuno di noi fece mai un uso eccessivo di droghe, erano più che altro le esperienze psichedeliche dei primi anni ottanta. Poi finì. Girammo talmente tanto, andando in pulmino da un posto all’altro, che l’unica droga possibile era, di solito, la Budweiser in bottiglia. Come a San Francisco nel 1967, tutti iniziavano a farsi un sacco di coca e poi passavano all’eroina, per tornare giù. Noi tornavamo ogni sei mesi e vedevamo tutto. C’erano studentesse col cervello distrutto dall’eroina. Allora pensavi: ‘Che cosa stupida’.”



Per chiudere, un aneddoto riferito dal giornalista Jon Wilde. “Automatic for the people” ebbe grande successo in Gran Bretagna, talmente grande che dice: “Dopo l’uscita di “Automatic for the people” i R.E.M. furono votati miglior gruppo dal Metropolitan Police Gazette. Il direttore, l’ispettore Philpot, commentò così: ‘I R.E.M. hanno ottenuto due terzi dei voti, ed è stata una sorpresa, perchè non li avevo mai sentiti nominare. Però mia moglie mi ha spiegato che scrivono melodie coinvolgenti con dei bei testi. Questo spiega probabilmente come mai hanno tanto successo. Se vogliono fare un salto in un qualunque commissariato inglese per prendere un tè e qualche dolcetto, sono i benvenuti’”. Signore e signori, per voi, la band preferita dal bobby britannico.

(Paolo Panzeri)

Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.