Enrico Ruggeri e la reunion dei Decibel: “Non è una svendita” - INTERVISTA

Enrico Ruggeri e la reunion dei Decibel: “Non è una svendita” - INTERVISTA

Enrico Ruggeri è tornato al Berchet. Fra i banchi del liceo milanese fondò quarant’anni fa i Decibel. Oggi ci è tornato per presentare in aula magna, davanti a giornalisti e studenti, la reunion di uno dei gruppi chiave della new wave italiana. La formazione è (in parte) quella del 1979, in trio con Silvio Capeccia e Fulvio Muzio, e sta ancora rifinendo le 12 canzoni inedite che unitamente tre vecchi pezzi (“Contessa”, “Pernod” e “Leaving home”, versione in inglese di “Vivo da re”) entreranno a far parte dell’album “Noblesse oblige”. Uscirà il 10 marzo 2017. Da venerdì 16 dicembre sarà ordinabile il cofanetto Sony a edizione limitata (1000 copie numerate) contenente il doppio vinile 10” con l’album inedito, il cd con bonus track, i due 33 giri dell’epoca “Punk” e “Vivo da re”, il 45 giri “Indigestione disko / Mano armata”, il manifesto del primo concerto dei Decibel, un dvd documentario, un libro di 48 pagine, una cartolina, una t-shirt e il poster del tour di “Noblesse oblige” (qui le date).

Ruggeri, Muzio e Capeccia si sono ritrovati a Londra per il concerto in cui gli Sparks hanno rifatto “Kimono my house” con un’orchestra di 35 elementi. “Non ci eravamo mai persi di vista”, spiega il cantante, “ma non avevamo mai considerato di rimetterci assieme. L’idea è maturata piano piano, anche in relazione al fatto che nel 2017 compio 60 anni e non volevo festeggiare facendo il solito disco di duetti. Ho fatto ascoltare qualche pezzo nuovo ad Andrea Rosi della Sony, dicendogli che era roba di nicchia. E lui ha detto la famosa frase: nicchia un cazzo”. Se Muzio parla di un album che in qualche modo continua il discorso del secondo disco “Vivo da re” e Capeccia dice d’avere usato organo Vox Continental e Mellotron convinto che usare strumenti vintage nell’era del digitale sia un fatto originale e persino innovativo, Ruggeri sottolinea che si tratta del lavoro di un vero gruppo. “Non è un album di Enrico Ruggeri mascherato. Stanno nascendo canzoni con miei testi e loro musiche. È musica poco definibile, con una parte dandy alla Kinks o Roxy Music. Non contiene groove, non contiene tastiere virtuali e si differenzia in maniera barricadera e battagliera dalla musica di oggi, che è un magma di suoni precotti. In Italia il pop elettronico è in ritardo di una decina d’anni. Gli arrangiamenti che senti in radio da noi li ascolti forse solo in Moldavia”. Non gli piacciono neanche Thegiornalisti o Calcutta? Che ne pensa del fatto che si avvicinino al pop? “Forse lo fanno perché i mutui delle case costano. Dicono di essere pop, ma aspetto ancora che scrivano una grande canzone”.

Ruggeri tiene molto al carattere “nobile” dell’album, sottolineato a partire dal titolo “Noblesse oblige” e non vuole che lo si chiami pop. “Il rock è la nuova classica. Io sostengo che stiamo facendo musica classica, non popolare. Quando mi accostano al pop mi offendono come se vituperassero il nome di mia madre. Il pop è piaggeria. In radio ascolto canzoni dalle quali traspare la voglia di raggiungere più gente possibile. E invece l’arte è cercare di sovvertire le cose e scrivere qualcosa che rimane nel tempo”. Lo spirito elitario della reunion si rispecchia nelle richieste fatte da Ruggeri a discografici e promoter. "Ho chiesto di mettere in vendita il cofanetto al prezzo più alto possibile (100, 110 euro secondo la Sony, nda) e organizzare concerti in luoghi piccoli a prezzi alti. Questa non è una svendita”, dice orgoglioso Ruggeri. “Ci confrontiamo con i due album dei Decibel. Gran parte della musica rock indipendente italiana degli anni ’80, ’90 e 2000 può essere divisa in due parti: quelli che hanno suonato tipo il primo album dei Decibel e quelli che hanno suonato tipo il secondo dei Decibel”.

In copertina i tre posano di fronte alla riproduzione di un cervello umano. “L’idea è che nel 2200 le persone guarderanno dentro al cranio e scopriranno che lì dentro c’era un cervello. È un bene che si sta perdendo in tutti i campi, soprattutto in quello della musica”. Il titolo è anche un tributo alla nobiltà del rock: Stranglers, Ultravox, Roxy Music, Sparks, Talking Heads, David Bowie. A proposito di quest’ultimo, Ruggeri ricorda la volta in cui, negli anni ’70, se ne andava in giro con un disco di Bowie e venne fermato dai capoccia del Movimento studentesco: “Cosa fai col disco di quel frocio?”. Ricorda, anche, la notte fra il 2 e il 3 ottobre 1977 in cui mise il pratica il suo piano per lanciare i Decibel, ispirandosi alle gesta di Malcolm McLaren e dei Sex Pistols. “La passammo ad attaccare manifestini del concerto punk dei Decibel alla discoteca Piccola Broadway. Sapevamo che non avremmo mai fatto il concerto, non avvisammo nemmeno il proprietario”. Volevano assistere a uno scontro. “Scegliemmo quel locale perché lo si poteva vedere da una terrazza di un amico. Vedemmo convergere 300 punk e due cortei di Avanguardia operaia e del Movimento studentesco. Ci furono cariche e feriti. Il giorno dopo i giornali italiani scrivevano dei disordini in Corso Buenos Aires al concerto dei Decibel. Passai la settimana seguente a rispondere alle richieste dei discografici”.

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