Phil Spector, la vita maledetta dell'inventore del 'Wall of Sound' (1 / 7)

Phil Spector, la vita maledetta dell'inventore del 'Wall of Sound'

I produttori, di solito, non sono quelli che finiscono sui giornali. La gente non sa con chi sono fidanzati o sposati e le intemperanze che (eventualmente) li vedono protagonisti restano confinate nella cerchia dei loro amici e conoscenti, senza diventare dominio pubblico. E' una regola, questa, che vale nel 99 percento dei casi, ma non per Phil Spector.

Lui, l'inventore del Wall of Sound, quel "muro di suono" che traghettò la musica registrata dall'approccio pionieristico del padri nobili al sistema moderno che sta alla base del mainstream - l'intenso lavoro in studio, la mega-produzione, la ricerca ossessiva della sonorità "grossa", che riempia i coni della casse e (soprattutto) le orecchie di chi ascolta - fu, probabilmente, l'unica vera star a sedere dietro il banco della cabina di regia. Visionario, innovatore, decenni prima di Rick Rubin Spector fu il perfetto esempio del produttore dalla personalità così ingombrante da schiacciare chi si trovava dall'altra parte del vetro, davanti al microfono, da Tina Turner ai Ramones.

La vità dell'uomo che con le Ronettes ridefinì i canoni del pop, influenzando generazioni di artisti - da Brian Eno a Tony Visconti, restando tra i "colleghi", senza dimenticare musicisti come Brian Wilson, Velvet Underground, My Bloody Valentine, Jesus and Mary Chain e molti altri - è venata di tragedie, l'ultima delle quali - l'omicidio dell'attrice Lana Clarkson, trovata morta nella sua villa il 3 febbraio del 2003 - lo ha portato in carcere, dove sta scontando una condanna a vita che lo vedrà passibile di libertà vigilata solo a partire dal 2028. L'ultimo capitolo di una vita - iniziata esattamente 79 anni fa, il 26 dicembre 1939 - sulla quale pare pesare una maledizione. Maledizione che, probabilmente, Spector non ha cercato di combattere... (continua)

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