Giorgio Faletti canta “la resa dei conti”: la moglie Roberta Bellesini racconta la storia dell’album postumo “Anche dopo che tutto si è spento” — INTERVISTA

Giorgio Faletti canta “la resa dei conti”: la moglie Roberta Bellesini racconta la storia dell’album postumo “Anche dopo che tutto si è spento” — INTERVISTA

Chi ha conosciuto Giorgio Faletti giura che di tutte le sue vite - cabarettista, romanziere, attore, pittore, pilota - quella del musicista era la più importante. “Quando componeva una canzone si commuoveva”, ricorda la moglie Roberta Bellesini. “La musica gli permetteva di dare sfogo alla sua parte emotiva”. Le sue ultime canzoni, sette composizioni inedite registrate nel 2013, un anno prima della morte, sono state rifinite e raccolte nell’album “Anche dopo che tutto si è spento”. Sono abbinate a sei vecchie canzoni, per lo più non nelle versioni originali, ma in quelle incise nel 2012 per il cofanetto di Einaudi “Da quando a ora”. Negli inediti, spiega Bellesini, c’è una parte importante del mondo interiore dello scrittore di Asti. “I problemi di salute lo hanno messo di fronte alla fragilità dell’essere umano. In alcune di queste canzoni, e in particolare in ‘Confessioni di un pianoforte’, sento il suo timore per l’inevitabile resa dei conti e la speranza per un futuro più lungo che non ha avuto”.

Dopo la morte del marito, avvenuta nel luglio 2014 a causa di un tumore ai polmoni, Bellesini si è incaricata di tenerne viva la memoria. L’ha fatto non solo con il Premio Giorgio Faletti di cui è direttrice artistica con il giornalista Massimo Cotto, ma anche con la pubblicazione del libro postumo “La piuma” e ora aprendo quello che chiama il cassetto della musica. “Ero incerta se aprirlo. Leggere le sue parole mi faceva un certo effetto, ma sentire la sua voce era devastante. Mi hanno convinto gli amici: sono belle canzoni, mi hanno detto, è l’ultimo lavoro musicale di Giorgio, non è giusto nei suoi confronti che rimangano lì”. Negli ultimi due anni di vita Faletti lavorò molto sulle canzoni, di cui scriveva musica e testi. Lo fece per lo spettacolo teatrale “L’ultimo giorno di sole” che è stato portato in giro l’anno scorso da Chiara Buratti o semplicemente per divertimento. “Metteva le canzoni da parte e poi, quando ne aveva a sufficienza, le riuniva in un album. Oppure le offriva ad altri interpreti, come era destino per ‘Un uomo di carattere’ che infatti Giorgio canta al femminile. La musica era una grandissima passione. Il suo sogno era esibirsi a San Siro di fronte a un pubblico in lacrime”.

Ogni pubblicazione di materiale inedito si porta dietro l’interrogativo: non sarebbe stato giusto lasciarlo lì? Pubblicare canzoni che un autore non aveva ancora finito non rappresenta una piccola violenza? “Giorgio” spiega la moglie “non aveva pubblicato questo materiale solo perché non aveva un progetto definito: i pezzi scritti negli ultimi sette, otto mesi di vita non erano sufficienti per un album. Ci siamo posti il problema e quando con Massimo Cotto e altri abbiamo tirato fuori i pezzi e li abbiamo riascoltati, abbiamo pensato di offrirli ad altri cantanti. Ma l’intensità delle interpretazioni di Giorgio era tale che ci sembrava giusto che fossero ascoltati dalla sua voce. Non farlo sarebbe stato un delitto”.

Il prossimo passo, per Bellesini, è la trasposizione del romanzo del marito “Io uccido”. “Sto lavorando con De Laurentiis a una serie tv, una produzione internazionale. Abbiamo terminato la scrittura dei 12 episodi della prima serie. Spero che la si potrà vedere nel giro di un anno, un anno e mezzo. Quando si parlava di diritti cinematografici, Giorgio diceva quasi profeticamente: temo che il film di ‘Io uccido’, se mai uscirà, uscirà postumo. Glielo dobbiamo”. Ma fino a che punto i progetti postumi vengono prodotti per mantenere viva la memoria di un artista e fino a che punto, invece, servono a chi resta? “Le persone che hanno amato un artista vogliono continuare ad emozionarsi. Però è vero, ammetto egoisticamente che lo faccio anche per me, perché così lo sento ancora qua. Le dimostrazioni di affetto verso Giorgio mi fanno stare bene”.

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