Fiorella Mannoia: "Sanremo? Me ne frego degli snob". La recensione del concerto di Milano

Fiorella Mannoia: "Sanremo? Me ne frego degli snob". La recensione del concerto di Milano

L’applauso più forte non arriva per “Sally” o “Quello che le donne non dicono”. L’applauso più forte arriva quando, reggendo a malapena due enormi mazzi di fiori, Fiorella Mannoia annuncia la partecipazione a Sanremo 2017: “Ci vado per i trent’anni di ‘Quello che le donne non dicono’. Sarò lì con la stessa umiltà. Gli snob diranno che Fiorella è impazzita, ma io francamente…”. La frase la finisce il pubblico con un sonoro “me ne frego!”. Il siparietto è arrivato alla fine del concerto, subito dopo il pezzo di Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone che l’ha lanciata definitivamente nel 1987 e subito prima di “Il cielo d’Irlanda”. Di fronte a un Teatro Arcimboldi sold out, la cantante romana ha ricevuto l’affetto del pubblico milanese per il quale ha aggiunto in scaletta “Milano” di Lucio Dalla. “Una serata straordinaria”.

Alle 9 e un quarto si spengono le luci e sullo schermo appaiono le immagini in timelapse della preparazione del palco. Look militaresco-chic firmato da Antonio Grimaldi, con bottoni in metallo e decorazioni dorate, Mannoia è accompagnata dal Carlo Di Francesco (percussioni e direzione artistica del tour), Davide Aru (chitarra, “prestato” di recente ad Alessandra Amoroso), Luca Visigalli (basso), Bruno Zucchetti (pianoforte, tastiere), Diego Corradin (batteria). È uno spettacolo in equilibrio fra i suoni più pop di “Combattente” e i classici di sempre, un modo per dire “non sono cambiata”, ma anche “vivo il mio tempo”. Piacciono soprattutto i pezzi stagionati, “del paleolitico” dice la cantante, come “Caffè nero bollente”, proposta in una versione ad effetto con suoni di chitarra gracchianti. Il brano che dà al titolo all’ultimo album è aperto da un filmato in cui a Gianni Minà, Alex Zanardi e Gino Strada forniscono la loro definizione di “combattente” — grandi applausi quando il fondatore di Emergency invita a non smettere di indignarsi. “In questa lacrima infinita c’è tutto il senso della vita”, canta Mannoia e il pubblico si scioglie commosso.

Per ogni canzone, o quasi, c’è una piccola introduzione. Mannoia presenta “In viaggio” come “la raccomandazione che avrei fatto a una figlia se ne avessi avuta una”; si vanta dei premi ricevuti per “Perfetti sconosciuti” (“e scusate, so’ soddisfazioni”); tira in ballo Italo Svevo per l’elogio della timidezza di “Occhi neri”. La band regala un finale jazzato a “Oh che sarà”, la somma di batteria e percussioni è particolarmente efficace in “Offeso” di Niccolò Fabi, sincronizzata com’è con l’immagine di una macchina per scrivere che sullo schermo batte i primi articoli della Costituzione. “Da quando è uscita la canzone”, dice la Mannoia in versione combattente, “le cose non sono cambiate. Ma noi cosa possiamo fare? Battere le mani e stare uniti!”.

Il concerto mostra le varie “anime” della cantante: l’interprete più amata dai grandi cantautori di casa nostra, ma anche la cantante pop che vuole restare al passo con i tempi; la combattente che canta dei diritti delle donne, ma anche la sessantaduenne (non ci si crede) con tanta voglia di ballare. E difatti, dopo l’annuncio della partecipazione a Sanremo, la band attacca “Il cielo d’Irlanda” e Mannoia la canta in platea, ballando fra la gente, fermandosi per scattare selfie con signore e ragazzine, per poi tornare sul palco e finire il pezzo danzando in modo buffo. Un nuovo concerto agli Arcimboldi è previsto per il 19 maggio 2017. Ci tornerà da vincitrice?

SET LIST:
I miei passi
I treni a vapore
Caffè nero bollente
Nessuna conseguenza
I pensieri di Zo
Combattente
In viaggio
Dal tuo sentire al mio pensare
Le notti di maggio
Perfetti sconosciuti
Come si cambia
Occhi neri
Offeso
Oh che sarà
Il mare d’inverno
Milano
La cura
Io non ho paura
Sally
Siamo ancora qui
Le parole perdute
Felicità
Il tempo non torna più
Quello che le donne non dicono
Il cielo d’Irlanda

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