Gli MP3 sono deprimenti?

Gli MP3 sono deprimenti?

Niente di serio, si fa per scherzare. Anche perché di nuovi studi più o meno scientifici e più o meno buffi, in materia musicale, se ne trovano a dozzine ogni mese. Però colpisce, anche solo a livello superficiale, quello recentemente pubblicizzato dal britannico “NME” e condotto da Audio Engineering Library, dal titolo “The Effects of MP3 Compression on Emotional Characteristics” (ossia – liberamente tradotto – “Gli effetti della compressione audio MP3 sulle caratteristiche emotive”).

In breve, il documento espone una teoria, supportata da prove pratiche su un campione di ascoltatori, secondo cui un medesimo brano compresso in MP3 e non compresso può provocare differenti reazioni emotive. Per farla breve (QUI si può scaricare l’intero documento riassuntivo dello studio, in pdf) pare che il campione selezionato abbia reagito evidenziando come la compressione MP3 tenda ad acuire mood neutri o negativi delle canzoni – in particolare i sentimenti di mistero, timidezza, paura e tristezza. Inoltre la compressione MP3 pare smorzare, invece, le caratteristiche dei brani felici, romantici e calmi – mentre non sembra avere alcun effetto su quelli più rabbiosi.

Un po’ la scoperta dell’acqua calda se vogliamo: la compressione, specialmente se non di altissima qualità, ma con bitrate basso, notoriamente livella, “spiana” e tende a cancellare molte dinamiche. E’ il prezzo da pagare baby… un po’ come quando si converte in jpg un quadro di Bosch: cosa vuoi pretendere?

Al limite, se posso dire la mia, è deprimente il fatto che siamo ormai spesso costretti ad ascoltare la musica in MP3 o formati audio compressi per device elettronici. Ho una certa età, sono uno di quelli con la casa piena di vinile e di cassette (guardavo già con sospetto i CD quando arrivarono, ora li compro perché costano poco – specialmente usati – ma continuano a darmi quella sensazione di “cosa” un po’ usa e getta). Mentre gli MP3 finiscono parcheggiati in ampi spiazzi da centinaia di gigabyte nell’hard disk, semplici file che in un istante potrebbero sparire e che hanno un'unica virtù: la comodità di essere ascoltati mentre si fa altro – tipo lavorare, lavorare e poi ancora lavorare. Credo sia un po’ la caratteristica di chi, per professione, passa molte ore della giornata davanti a un computer, appunto, quella di avere molta musica digitale. Ma non sono convinto ciò avvenga perché piace… è semplicemente l’unica soluzione comoda e rapida, per non abbandonare gli ascolti del tutto, schiacciati da altre routine. Questo è deprimente, al limite. Ma è un’altra storia.

[a.v.]

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