Renato Zero, basta trucchi e musica leggera: l''Alt tour' è un cantiere per la rivoluzione

Renato Zero, basta trucchi e musica leggera: l''Alt tour' è un cantiere per la rivoluzione

C'è stato un periodo in cui anche la musica italiana ha avuto un suo piccolo David Bowie. Nato nel centro di Roma e cresciuto nell'Italia degli anni '50 e '60, un Paese in trasformazione e segnato da profondi cambiamenti, questo piccolo David Bowie tutto italiano avvertì sin da giovanissimo una vera e propria vocazione per l'arte, il desiderio di comunicare, anche utilizzando il suo corpo come strumento, travestendosi con abiti tutti lustrini e paillettes e dipingendosi la faccia con trucco e brillantini - proprio Bowie faceva in quegli anni oltremanica: "Sei uno zero", gli gridavano per prenderlo in giro. Si chiamava Renato Fiacchini, ma come nome d'arte scelse proprio la parola "Zero": nelle sue canzoni raccontava il mondo dell'ambiguità, dello scandalo, della follia, del mistero e dell'enigma. "E mi trucco perché la vita mia non mi riconosca e vada via", cantava.



Nel giro di qualche anno, quel piccolo David Bowie italiano riuscì ad attirare su di sé i riflettori e a radunare una folta schiera di seguaci - quelli che di lì a poco sarebbero diventati i "sorcini" - vincendo i pregiudizi e i moralismi di un Paese (all'epoca) ancora molto bigotto. I suoi concerti diventarono appuntamenti imperdibili, un ritrovo, un elogio collettivo a quella stessa follia che lui cantava nelle sue canzoni, con Zero che si presentava sul palco con abiti di scena teatrali e istrionici (piume, tutine attillate e chi più ne ha più ne metta). Poi, alla fine degli anni '80, è avvenuto un mutamento: Zero ha smesso di indossare i panni dell'istrione, del Pierrot, e - dopo anni di silenzio - si è ripresentato di fronte al pubblico con un'immagine diversa, più seriosa e riflessiva. Un'immagine che negli ultimi anni è diventata quella di un predicatore, di un "sacerdotone" che dice la sua sulla società e sulla situazione politica italiana, che commenta il mondo che lo circonda e lo descrive attraverso una serie di invettive.



I concerti, comunque, anche dopo questa "trasformazione", hanno continuato a rappresentare per il cantautore l'occasione per ritirare fuori la sua anima più istrionica ed estrosa, una grande festa che vedeva il Re dei Sorcini ritrovare i suoi seguaci in quell'atmosfera magica nota semplicemente come "Zerofollia". Così almeno fino ad oggi: perché la tournée con la quale Zero sta presentando in giro per l'Italia il suo nuovo album, "Alt", che è approdata nella sua Roma lo scorso 6 dicembre e resterà nella Capitale fino al 14 dicembre (una vera e propria recidency di sei date), spezza per certi versi l'incantesimo. E ci mostra Renato Zero per come è oggi, più impegnato, in linea con i contenuti dei suoi ultimi lavori: parla di rivoluzione, di violenze, di un mondo grigio e stanco. Basta lustrini e paillettes, i toni si fanno seri e riflessivi. Anche la scaletta ne risente: canzoni fondamentali come "La favola mia", "Morire qui", "Baratto", "Triangolo", "Mi vendo" e "Il carrozzone", che avevano tutte fatto parte della scaletta del precedente tour, quello di "Amo", qui sono state tagliate (clamorosamente?) fuori per lasciare spazio a quasi tutte le canzoni dell'ultimo disco, da "Chiedi" a "Gli anni miei raccontano", passando per "In questo misero show", "La lista", "Gesù" e "Rivoluzione". Emblematica la scelta di aprire con "Niente trucco stasera", che funge da dichiarazione d'intenti: "Niente trucco, per me. Via le luci, stasera. Che a guardarti negli occhi sia la faccia mia vera. Ti ho cercato, ti ho inventato, divertito, amato. E vestito da Pierrot ho riso e pianto più di un po'". Zero non vuole più sentir parlare di "musica leggera" e lo dice piuttosto chiaramente:
 

"Non c'è nulla di leggero. Non è un peccato né un difetto tramandare una canzone fino a farla diventare una colonna sonora della vita di molti. E una delle grandi prospettive e delle grandi possibilità che abbiamo noi che facciamo musica è quella di poter raccontare tutto: senza censure, falsi moralismi o pietismi".


La scenografia del tour è un grande cantiere in cui i professori dell'Orchestra Filarmonica della Franciacorta, diretti dal Maestro Renato Serio, rappresentano tanti operai: "Questo cantiere è la vostra occasione d'oro per uscire dall'inedia in cui vi siete cacciati", dice una voce, dall'alto. Sul palco si susseguono ospiti come i Neri per Caso, Sal Da Vinci (Zero ha scritto sette canzoni del suo nuovo album) e l'attore Luca Giacomelli Ferrarini, di recente visto nei panni di Mercuzio in "Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo". È un cantiere in cui - se vogliamo - si lavora all'idea di società che il cantautore romano racconta in "Alt". Ad un certo punto del concerto Zero si mette anche a spiegare come si fa una rivoluzione:
 

"La rivoluzione comincia con un quaderno, possibilmente bianco, non scritto. Deve essere bianco, immacolato, che nessuno ci ha scritto sopra nulla: solo voi avete facoltà di scrivere su quelle pagine bianche il vostro futuro. E che i giovani, malgrado il momento così delicato e se vogliamo imbarazzante, non abbandonino i libri. La rivoluzione è necessaria, perché è bello andare allo stadio ma è molto più utile, oggi, ritornare in piazza".


Verso il finale del concerto - lungo 3 ore e mezzo, tra musica e molte parole, con oltre 30 pezzi in scaletta - l'attore dice: "Ma il sogno dov'è finito?". Nonostante l'atmosfera sembri essersi fatta più seriosa e meno festosa rispetto al passato, la "Zerofollia" continua ad esserci, anche se in forma (forse) diversa: lo capisci dal modo con cui i "sorcini" guardano Zero sul palco, da come lo ascoltano quando parla, vedendolo quasi come una sorta di guida, di - tra molte virgolette - "profeta". Con "I figli della topa", il cantautore si rivolge proprio a loro e gli dice: "Non smettete di sorridere, non fate come noi. Noi sorcioni già sconfitti siamo ormai".

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Niente trucco stasera"
"Chiedi"
"Figli della guerra"
"Felici e perdenti"
"In questo misero show"
"Il maestro"
"La lista"
"Mentre aspetto il tuo ritorno"
"Voyeur"
"Il tuo sorriso"
"Cercami"
"A braccia aperte"
"Inventi" (con i Neri per Caso)
"Fammi sognare almeno tu"
"Più su"
"Spiagge"
"Magari"
"Perché non mi porti con te"
"I nuovi santi"
"Qualcuno mi renda l'anima"
"Un uomo da bruciare"
"Singoli" (con Sal Da Vinci)
"Gesù"
"I figli della topa"
"Rivoluzione"
"Amico"
"L'intesa perfetta (Diverso)" (con Luca Giacomelli Ferrarini) "Gli anni miei raccontano"
"Il cielo"

Scheda artista Tour&Concerti Testi
1 nov
Scopri tutte le date

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.