Enrico De Angelis annuncia le dimissioni da direttore artistico del Club Tenco

Enrico De Angelis annuncia le dimissioni da direttore artistico del Club Tenco

Enrico De Angelis, direttore del Club Tenco, ha inviato ieri questa lettera ai componenti della giuria che vota le Targhe Tenco:

Cari amici e colleghi che votate le Targhe Tenco, come forse saprete mi occupo delle Targhe Tenco fin dal 1983, su incarico di Amilcare Rambaldi, e ho continuato a farlo fino ad oggi, se pure negli ultimi anni coadiuvato in maniera determinante da due amici di straordinaria competenza e generosità come Enrico Deregibus e Annino La Posta. L’impegno, in particolare, era connaturato con l’incarico di direttore artistico del Club Tenco che ricopro da vent’anni.
Mi è quindi doveroso comunicarvi che non mi occuperò più di questa materia (come di altre), avendo rassegnato le dimissioni da direttore artistico del Club Tenco, pur rimanendo per ora all’interno del Consiglio Direttivo del Club.
Magari qualcuno si domanderà perché l’abbia fatto. La risposta richiederebbe molte pagine, e infatti molte pagine hanno occupato le motivazioni che ho esposto ai colleghi del Consiglio Direttivo. Qui, in sintesi, mi limito a dire alcune cose che ho scritto oggi ai soci del Club. Probabilmente anche per età e per nostalgia, mi sento troppo legato alle radici, alla storia, allo spirito originario del Club, che è quello di un nobile dilettantismo, trasparente e disinteressato, libero da condizionamenti; e ad una tradizione di pur seria professionalità che però di fatto non è mai stata professionismo per nessuno degli operatori “storici” del Club; ora invece ha vinto in me la preoccupazione  che, in maniera più o meno chiara, invadenze istituzionali e coinvolgimenti in attività lavorative sistematiche che potrebbero presentare interessi in conflitto con il Tenco appartengano oggi agli orientamenti almeno di una parte dei componenti dirigenziali del Club. Ciò rischia a parer mio di minarne l‘autonomia e l’indipendenza, anche solo nella percezione dell’immagine all’esterno. Mi ritrovo perciò in una posizione probabilmente anacronistica e preferisco appartarmi, rinunciando a un incarico pur così prestigioso e di per sé gratificante, dopo aver chiuso un lungo ciclo, mi pare in bellezza, con la serata finale della quarantesima Rassegna, lo scorso 22 ottobre, dedicata, guarda caso, a Luigi Tenco.
A voi, critici e giornalisti esperti e appassionati che in questi anni abbiamo accuratamente selezionato per decretare un premio di qualità divenuto col tempo sempre più prestigioso proprio grazie a voi, va la mia incondizionata gratitudine per la disinteressata mole di lavoro che vi siete sempre sobbarcati per solo amore della buona musica.
Il Direttivo non è ancora riuscito ad esprimere una nuova direzione artistica, ma per ora il lavoro sulle Targhe Tenco proseguirà con il sempre scrupoloso coordinamento di Annino La Posta.
Un caro saluto a tutti
enrico de angelis


Negli ultimi anni mi sono trovato più volte a discutere, anche animatamente, con Enrico De Angelis, sull'argomento del Club Tenco. Ma gli ho sempre riconosciuto - pur in disaccordo con lui su molti punti, anzi quasi tutti - una rigorosa onestà intellettuale. Dispiace leggere, nelle righe e fra le righe della sua lettera, un disagio evidente, pur mascherato da espressioni diplomatiche: mi par di capire che sia preoccupato, in sostanza, che alcuni componenti del Direttivo siano esposti a conflitti di interesse.
Non sono abbastanza addentro alle vicende del Club Tenco per poter immaginare a chi si riferisca. Certo è che l'ideale di purezza e indipendenza assoluta dai meccanismi dell'industria che aveva sempre guidato l'attività del fondatore Amilcare Rambaldi (ricordo benissimo di quando partecipavo alle giornate del Tenco accreditandomi come giornalista, pur essendo già dipendente di una casa discografica - altrimenti non sarei stato accettato) appare oggi pressoché impossibile da rispettare, non foss'altro che per banali questioni economiche. Ma il Club Tenco non è il solo luogo, in quella città da operetta che si chiama Sanremo, in cui gli interessi privati si mescolano agli atti d'ufficio.
A me, e lo dico a titolo del tutto personale, parrebbe (anzi, pare da tempo) più sensato e ragionevole che l'esperienza - a volte, in passato,  splendida - del Club Tenco venisse consegnata alla storia, e che il Club Tenco annunciasse la chiusura della propria esistenza, anziché proseguire l'attività ad ogni costo. Un dignitoso addio è preferibile, a mio avviso, a un malinconico declino.
(Franco Zanetti)

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