La calma sotto il fiume: la storia leggendaria di Jeff Buckley

La calma sotto il fiume: la storia leggendaria di Jeff Buckley

Questa “leggenda rock” è un estratto da “Storia leggendaria della musica rock”, volume scritto da Riccardo Bertoncelli e Gianni Sibilla per Giunti Editore. Il volume ripercorre la storia dei grandi artisti attraverso episodi mitologici, aneddoti, storie: Rockol ne sceglie uno e lo pubblica ogni settimana, per gentile concessione dell’editore. In fondo alla leggenda, trovate una playlist con la musica del libro: buona lettura e buon ascolto!

 

Una serata bella e tenebrosa di fine primavera, a Memphis. Tira vento, minaccia pioggia. Due giovani fermano la macchina vicino alla riva del Wolf River, un affluente del Mississippi, e scendono per godersi il tramonto con un po’ di musica nel CD portatile. Ci sono su i Led Zeppelin, c’è Robert Plant che strilla Whole Lotta Love, e i ragazzi cantano con lui.

C’è il destino in agguato in quell’angolo d’America; ma chi riesce a vederlo? Non Jeff Buckley, uno dei due. Ha altro per la testa, lui. È lì a Memphis da mesi, a lambiccarsi il cervello per registrare nel migliore dei modi un disco che è la sua grande occasione ma anche un incubo, una dannazione. L’ha pensato, fatto e disfatto cento volte, con l’aiuto di un grande produttore di cui ora non si fida più, Tom Verlaine. Non sa bene cosa vuole, Jeff Buckley, o forse sì, una cosa almeno sì: che non somigli a GRACE, il primo disco, che non ne ripeta gli schemi e le atmosfere. Quando il suo nome è emerso nel cartellone di un café irlandese di New York, il Sin-é, si sono formate le code di limousine di discografici che andavano ad ascoltarlo per metterlo sotto contratto, per farne la nuova stella dell’alternative rock. Il primo disco è stato un parto difficile, qualcuno è rimasto deluso da tutte quelle aspettative riposte su un ragazzo dall’animo fragile e sensibile. Ma chi ha colto quella poesia e quella sensibilità nella musica si è commosso per un breviario di vita spirituale così diverso dal plastic rock anni ’90 e vero fino a bruciare; la voce ha sbalordito, soprattutto: l’angelico falsetto che per le misteriose vie del sangue è arrivato al ragazzo dal padre, il grande e rimpianto Tim Buckley.
Ecco, se a una cosa è servito GRACE, è stato in qualche modo sistemare i conti con le radici, guardare finalmente negli occhi il fantasma ingombrante del padre e accettarlo, come Jeff non era mai riuscito a fare, perdonare il fatto che avesse preso la sua strada abbandonando la famiglia prima ancora che lui nascesse. Ma per il resto, GRACE è il passato e Jeff vuole staccarsene. Cerca suoni nuovi, un approccio diverso: qualcosa che abbia la graffiante spontaneità del nuovo rock alternativo e nello stesso tempo il cuore caldo della soul music. Per quello ha deciso di accantonare i nastri incisi no a quel momento, un disco praticamente già finito, e ha richiamato dalla California i musicisti della sua band. L’appuntamento è per quella sera stessa, 29 maggio 1997, lo studio è già prenotato per il giorno dopo. Quella passeggiata serale con un amico roadie, Keith Foti, è un modo di scaricare la tensione e trovare la giusta concentrazione.
Lo stereo continua a mandare musica degli Zeppelin mentre Jeff, eccitato e meditabondo, scende dalla riva ed entra in acqua senza nemmeno togliersi i vestiti e i pesanti stivali che indossa. Ogni tanto gli capita di farlo, gli piacciono quelle specie di “purificazioni”. Per un po’ cammina, poi si mette a nuotare mentre Foti rimane a riva. D’improvviso le acque sono solcate da un battello. È un attimo. Keith se ne accorge, urla all’amico di stare attento; poi si volta per impedire che lo stereo sia bagnato dalle onde e, quando torna a girarsi, Jeff non c’è più. Lo troveranno cadavere una settimana più tardi, impigliato nei rami di un albero sotto uno dei ponti di Beale Street, la via principale di Memphis.
La commozione per la scomparsa è enorme. Non muore solo uno dei più promettenti artisti della nuova generazione ma è come se venisse meno una parte del rock, la più delicata e intensa; e il pensiero non può non correre al passato, alla tragica e improvvisa fine di Tim Buckley, il padre, più o meno alla stessa età. A consolare i fan, restano la luminosa bellezza delle canzoni di Jeff Buckley e la sua impagabile grazia. Ne sono investite anche le ultime incisioni non senza polemiche nell’antologia postuma di (SKETCHES FOR) MY SWEETHEART THE DRUNK. Se ne occupa la madre Mary Guibert, che diventa la guardiana della sua eredità morale e discografica, gestita con oculatezza e senso del business negli anni a venire. Quello non era proprio il disco che lui voleva ma si colgono la sua mano, la sua passione, il suo spirito forte e gentile.

 

 

 

Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.