LP a Milano: la recensione del concerto ai Magazzini Generali - FOTOGALLERY

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Ha un nome italiano, una testa riccia così e un pubblico che la adora. E’ un curioso personaggio Laura Pergolizzi, conosciuta ai più solo con le sue iniziali, LP, che fanno sia mistero sull’artista che richiamo al long playing a 33 giri. E’ una che di gavetta ne ha fatta tanta prima di arrivare nelle nostre radio con “Lost on you”: quasi quindici anni di attività alternandosi tra il ruolo di autrice (ha firmato per Rihanna e Rita Ora, tra i tanti) e quello di performer, dalla natia Long Island fino all’altro capo degli States, a Los Angeles.
 
In scena a Milano sul palco dei Magazzini Generali per un'unica data nello Stivale, la cantante italoamericana non può credere all’affetto riservatole dal pubblico che affolla il locale. E’ contenta, sorride e macina uno show in cui riversa tutta la forza di quelle ballate agrodolci che l’hanno resa una delle rivelazioni di questa estate.
 

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La serata italiana di LP inizia poco dopo le 21,30, quando sulla città si sta scatenando uno di quei temporali che paralizzano il traffico e allontanano l’immagine stereotipata da paese del sole che molti stranieri (specie se con avi nostrani) hanno della penisola. Senza scenografie e allestimenti particolari, Laura sale sul palco accompagnata da una backing band essenziale di chitarra, basso e batteria. Il gruppo attacca con il primo pezzo e in un attimo la cantante scompare dietro le quinte, per fare ritorno con gli auricolari. Un boato, il primo dei tanti, la accoglie, e lei ricambia tanto entusiasmo con la sua immagine da rocker tout court - chiodo e camicia aperta a intravedere il grande veliero tatuato sul petto - e una voce che, a dispetto di un corpo esile, possiede un’estensione fuori dall’ordinario. LP dimostra subito le sue incredibili doti canore, accompagnandosi al tamburello nell’introduttiva “Muddy Waters”, prima di abbracciare l'amato ukulele, in uno show che combina grinta e carisma, mostrando un’artista capace di emozionare con il suo pop a tinte blues che va ben oltre il singolo da classifica.
 
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La sua forza è tutta nella contrapposizione tra il corpo minuto e la voce roca ma duttile, che si riverbera con prepotenza nella sala del club milanese. Dà prova delle sue capacità con vocalizzi di una certa caratura che denotano tecnica senza sfociare nel mero virtuosismo, lanciandosi verso vette quasi liriche, con un registro acuto che sembra impossibile appartenerle. La timbrica ricorda quella un po’ ruvida di Gwen Stefani, ma l’attitudine è quella tipica di una cantautrice dall’animo ribelle. I fischi sono una delle specialità con cui riempie i vuoti lasciati dai suoi arpeggi, con un’abilità pari a quella del fischiatore Alessandroni.
 
Il momento di “Lost on you” arriva quasi inconsapevolmente. Il pubblico lo accoglie sfoderando gli smartphone, in quello che ormai è il rituale degli accendini degli anni duemiladieci, cantando tutto il brano all’unisono con la sua autrice. Fino alla conclusione dello spettacolo, LP non ha mai smesso di mostrare una sincera gratitudine per tanto calore, offrendo ai presenti tutta l’energia del suo repertorio, sempre in bilico passione e inquietudine. Arriva sul finale anche il passaggio di “Halo”, canzone che la Pergolizzi ha preso dal repertorio di Beyoncé, vestendo il pezzo di una carica drammatica che regge bene il confronto con il più blasonato adattamento, senza apparire forzato.
 
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I fan ricambiano tanta cortesia con un profluvio di regalie alla loro beneamina. Così la cantante mostra felice prima un ritratto, poi un peluche, un poster, delle lettere e chissà cos’altro nel continuo passaggio di oggetti tra platea e palco. Il suo italiano sembra limitato al solo “grazie mille” ma alla fine LP promette di ritornare in Italia il prossimo marzo, avviandosi dietro le quinte non prima di regalare un’altra volta quella “Lost on you” che tanto ha fatto nella sua carriera.

(Marco Di Milia)
 

SETLIST
Muddy Waters
Strange
Tightrope
Up against me
Other people
Lost on you
Dead town
Death valley
Forever for now
Long way to go to die
Levitator
Halo
No witness
Into the wild
 
Night like this
Lost on you

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