'Anarchy in the U.K.' dei Sex Pistols: le migliori versioni del brano simbolo del punk (1 / 11)

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E pensare che lui, John Lydon (all'epoca - insieme a Jones, Matlock e Cook - Rotten) un anticristo non lo è mai stato, e nemmeno un anarchico - tanto da bollare in un'intervista l'anarchia come "una sega mentale da classe media": eppure, quei due versi sgraziatamente sputati nel microfono di quel primo singolo dei Sex Pistols non solo hanno definito un codice, ma hanno del tutto segnato un'epoca. "Anarchy in the U.K." è l'urlo di rabbia di quell'Inghilterra che di lì a poco avrebbe fatto i conti con il primo mandato di Margaret Thatcher, l'incarnazione musicale di quell'humus fatto di rabbia, frustrazione e disagio (economico e sociale) sul quale sarebbe fiorito il più rilevante punk della costa atlantica orientale.

Il fatto che ancora se ne parli, probabilmente, è tanto la prova migliore del totale fallimento della Great Rock 'n' Roll Swindle, che appunto in quanto truffa doveva durare poco e fruttare due soldi, ovviamente maledetti sporchi e subito, quanto dell'unico - ma macroscopico - errore di valutazione sul punk commesso dai suoi stessi padri fondatori. Di effimero, qui, probabilmente ci sono i suoni e i vestiti, ma la rabbia e l'approccio sono senza tempo. Se ne sono accorte diverse band, che in posti ed epoche diverse si sono cimentate in riletture - che vi proponiamo nelle prossime pagine - di quello che viene considerato uno degli inni storici del punk. E se ne sono accorti praticamente tutti quelli che ascoltano musica, a giudicare dalle playlist che girano sul Web: perché le truffe finiscono, le epoche e i primi ministri passano (e qualche volta occorre pure rendergli l'onore delle armi), eppure "Anarchy in the U.K." è sempre attualissima. E non è per forza una buona notizia.

Buon ascolto, e buona incazzatura...

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