Claudio Rocchi: tra “viaggi” e “voli magici” fino alla fine

Claudio Rocchi: tra “viaggi” e “voli magici” fino alla fine

Ha viaggiato tra musica e consapevolezza d’altro, ma così nasce il suo amore per la musica. «Nasco a Milano l’8 gennaio 1951 (morirà il 13 giugno 2013 a Roma), il più piccolo di due fratelli, coccolato e viziato. E stravagante. A 5 anni ho la percezione di una vita precedente. Seduto in camera da letto resto come imbambolato, mi vedo davanti a una catena di monti, con il cielo sereno. Scrivo di getto: “Niente mi attende al di là dei monti, niente mi attende al di là del mare. Niente, sempre niente”. I miei genitori, preoccupati, mi portano dallo psicologo. Il quale spiega che è il ricordo di un’altra vita. Da quel momento credo nella reincarnazione. A 12 anni, in tv, vedo un concerto dei Beatles. Atmosfera pazzesca, ragazzine in estasi che urlano e tirano sul palco mutandine e reggiseno. Resto folgorato dall’esibizione e decido che nella vita voglio fare il musicista». Dopo qualche esperienza incide l’album  “Le idee di oggi per la musica di domani” con gli Stormy Six, che fanno fanno musica impegnata, mentre lui viaggia su altre traiettorie. Così quelli di sinistra lo considerano di destra, quelli di destra pensano sia di sinistra. Nel 1970 incide “Viaggio”, il primo album solista, che lo porta di diritto tra i poeti visionari di quella musica senza frontiere, borderline tra canzone d’autore, psichedelia minimale, prog (più nell’approccio aperto che nel risultato sonoro). Nel 1971 lavora a “Per voi giovani”, trasmissione radiofonica Rai ideata da Arbore e di questo notevole salto di popolarità beneficia il secondo album, “Volo magico n.1”, che contiene due icone musicali tra le più significative dei primi anni 70: “La realtà non esiste” e la suite che fornisce il titolo all’album. Da quel momento sino al 1979, quando pubblica l’ultimo album per la Cramps, “Non ce n'è per nessuno”, Claudio sperimenta la musica cercando i propri spazi oltre la musica, tra festival alternativi, la rivista Re Nudo, i viaggi in India e mille altre esperienze che lo rendono davvero uno dei menestrelli della Controcultura seventies, quella non politicizzata. Poi abbandona per tanto tempo il music business, diventando monaco induista per 15 anni. Nel suo “Ritorno al mondo”: colonna sonora del film Pedra Mendalza (2003), “In Alto” (Cramps, 2011), Claudio Rocchi & Effervescent Elephants (2011), due inediti degli anni 70, “Vdb23/nulla è andato perso” (2013) con Gianni Maroccolo, ex Litfiba e CSI.

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