Ben Harper incontra Bob Marley e da allora per lui mai nulla sarà come prima

Ben Harper incontra Bob Marley e da allora per lui mai nulla sarà come prima

Quando Ben Harper aveva cinque anni, a metà degli anni settanta, i suoi genitori si separano. Può accadere nelle migliori famiglie, sono cose che fanno parte della vita di molti. Come si commenta in quei casi, cioè quando si è in presenza di figli, la cosa più importante è che questi ultimi non patiscano oltre il dovuto la situazione. Purtroppo la separazione dei coniugi Harper è piuttosto turbolenta. Il padre, Leonard, iniziò ad avere seri problemi con l’alcool e a volte poteva diventare violento nei confronti della madre. Lo ha raccontato lo stesso Ben a Rolling Stone Australia: “Mio padre se ne è andato in circostanze brutali. C’era di mezzo l’alcool. Abbiamo visto troppe cose che non avremmo dovuto vedere così piccoli”. Ma, sempre parlando del padre, aggiunge: “Le cose che mi ha detto da piccolo mi hanno profondamente segnato, come niente altro. Parole, sguardi e note. C’erano determinate cose, che era stato capace di comunicami, che mi ispirarono. Mi hanno colpito musicalmente e spiritualmente. Non che tutto ciò possa sostituire cose più concrete, ma questa è la mia esperienza”. Leonard Harper comunque non sparì dalla vita dei suoi figli. Prese casa vicino a loro e cercò di essere comunque un buon padre. Fu grazie a lui che il piccolo Ben scoprì la musica di Bob Marley rimanendo colpito in special modo dalla potenza lirica della canzone “Get up stand up”.



Il musicista giamaicano Robert Nesta Marley è l’icona della musica reggae per antonomasia. “Get up stand up” è, invece, una delle canzoni più note dei Wailers, il gruppo che Bob Marley fondò alla metà degli anni sessanta assieme a Peter Tosh e Bunny Livingston. La canzone venne composta da Bob Marley e Peter Tosh nel 1973 ed è inclusa nell’album “Burnin’”. Si narra che Marley prese ispirazione per scrivere il brano quando vide la povertà nella quale versavano gli abitanti di Haiti. “Get up stand up” è un inno che esorta ad alzare la testa e a lottare per ottenere il riconoscimento dei propri diritti. Poco dopo l’uscita sul mercato di “Burnin’” Marley e Tosh ebbero più di un contrasto, tanto da portare Peter Tosh, nel 1974, ad abbandonare i Wailers che, a loro volta, cambieranno il nome trasformandosi in Bob Marley & The Wailers. Il primo album con la nuova denominazione, “Natty dread”, uscirà nello stesso 1974. Nell’album è contenuta un’altra delle canzoni più famose di Bob Marley, “No woman no cry”.



Era il 22 luglio 1978, Ben Harper aveva quasi nove anni e suo papà pensò bene di condurlo con sé dalla natia Claremont al concerto che Bob Marley avrebbe tenuto allo Starlight Amphitheatre di Burbank. Era il primo concerto della sua vita e Ben ne rimase folgorato. Quel concerto però, oltre ad essere il primo della vita di Ben Harper, si è ritagliato un piccolo spazio nella circoscritta storia delle faccende musicali perché Peter Tosh, dopo anni, condivise nuovamente il palco con il vecchio compare Bob Marley. Accadde durante i bis, sulle note di “Get up stand up”, si alternò con lui al microfono e rese indimenticabile la serata. Questa fu la scaletta del live proposto quella sera da Bob Marley & the Wailers:

Positive Vibration
Them Belly Full (But We Hungry)
Rebel Music (3 O'Clock Roadblock)
The Heathen
Crisis
War
No More Trouble
Running Away
Crazy Baldhead
I Shot the Sheriff
No Woman, No Cry
Jamming
Is This Love
Easy Skanking
Get Up, Stand Up
Exodus



E questo è il racconto di quella magica serata, nel ricordo di Ben Harper, così come viene riportato nelle pagine della biografia del cantautore californiano redatta da Daniela Liucci “Ben Harper – Like a king”. “Non dimenticherò mai quel giorno, il primo concerto della mia vita”. Basterebbe questa frase per chiudere ogni discorso. Quasi tutti noi ricordiamo la magia del primo concerto a cui abbiamo assistito. La magia della prima volta. Ricorda ancora Ben: “Bob era scioccato. Non se lo aspettava. Il pubblico perse la testa, la gente impazzì e io stavo come per perdere i sensi, ero un bambino, ero troppo giovane per capire quanto fosse importante quell’incontro, ma tutti nella folla sapevano…Ho un bootleg di quello show e si può sentire che l’eccitazione è sorprendente. Bob non aveva più voce ma la folla lo spingeva intonando ‘Don’t give up the fight’. Non credevo ai miei occhi. E’ stato il più grande momento musicale della mia vita. Mio padre ha filmato tutto il concerto. Tornando a casa, ero determinato a diventare un cantante. I dischi di Bob Marley mi demoliscono. Marley si connette alle nostre anime. Nessun politico ci riesce. Nessuno parla in nome della speranza. Si nutrono delle parole vuote, di tutte queste bidonate di discorsi, di false dichiarazioni. Bisogna essere pragmatici: nessuna canzone sopprimerà la bomba atomica, nessun ritornello cambierà il mondo ma Marley è la speranza di smuovere questa merda. Viviamo in un mondo cinico. Se riuscissi a creare un decimo del suo feeling, non sarebbe male”. Misurare in decimali il feeling è compito improbo, indubbiamente Ben Harper ha nel calore uno dei segreti della propria arte.

(Paolo Panzeri)

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