Festival, premi, concorsi: coordinare va bene, ma bisogna anche cercare di cambiare le cose

Festival, premi, concorsi: coordinare va bene, ma bisogna anche cercare di cambiare le cose

Abbiamo dato ieri notizia dell’intesa siglata da Rete Dei Festival e UPM – Unione Premi Musicali. Rockol sarà media partner dell’iniziativa, e vorrei spiegarvi perché.
La scena italiana dei concorsi e dei Festival è variegata, confusa e pasticciata. Ho già scritto in passato cosa penso della definizione “canzone d’autore”, ho già scritto cosa penso dei Festival “mortuari”, ho già scritto cosa penso dei concorsi.
Insomma: di come vanno le cose attualmente, non c’è quasi niente che mi piaccia. E se abbiamo accettato di diventare media partner dell’intesa di cui sopra, è proprio perché, come si dice, meglio che niente è meglio piuttosto: cominciamo a fare qualcosa, insomma. Non posso garantirvi che vigilerò momento per momento sui concorsi e sulle manifestazioni che ricadranno nell’ambito di questo accordo, ma so cosa vorrei che facessero quelli che dovranno farlo (e cioè iCompany e Rete dei Festival).
Lo scrivo qui, a futura memoria.

Coordinamento dei Festival.
Se coordinamento dev’essere, che lo sia attivamente. Il ragionamento “più Festival ci sono nel nostro coordinamento meglio è” non starebbe in piedi, sarebbe come la vecchia pubblicità dei circhi: “Più gente entra e più bestie si vedono”. E’ la qualità che conta, non la quantità. Si abbia il coraggio – doveroso – di verificare che i Festival già inclusi siano davvero meritevoli di esserci. Si faccia in modo che i Festival si svolgano a ragionevole distanza di tempo l’uno dall’altro. Si introduca un calmiere perché non ce ne sia più di uno al mese. Si scoraggi l’istituzione di altri festival intitolati ai morti. Si verifichino le credenziali degli organizzatori: se è gente competente e capace, bene, altrimenti si boicotti il Festival esplicitamente, segnalando l’inattendibilità dell’organizzazione. Insomma, si faccia chiarezza e pulizia.

Premi musicali.
Su questo tema sono ancora più esigente e rigoroso. Se fossi io Massimo Bonelli di iCompany pretenderei, dagli organizzatori dei concorsi che fanno parte dell’Unione Premi Musicali, la stessa cosa che ho preteso io da lui, mesi fa, prima di accettare di dare spazio all’ultima edizione (2016) di 1MNext, il concorso connesso al Concerto del Primo Maggio - e alla quale lui ha dato benemeritamente seguito. E cioè: le votazioni dei giurati devono essere SEMPRE palesi. Anche, anzi soprattutto, nei concorsi più importanti, tipo Area Sanremo; perché non se ne può davvero più di leggere sui social allusioni, commenti, critiche e accuse (purtroppo, a volte, anche fondate) in merito a certi risultati di votazioni dagli esiti sorprendenti.
Pretenderei che i nomi dei giurati venissero sempre resi noti all’atto dell’apertura delle iscrizioni di un concorso. Pretenderei che i giurati venissero scelti fra persone effettivamente competenti e libere da possibili condizionamenti interessati. Pretenderei, l’ho già detto sopra, che le votazioni si svolgessero in maniera trasparente, e che il dettaglio di come ha votato ogni singolo giurato venga pubblicato sul sito del concorso.
L’avevo già chiesto l’anno scorso, quand’ero in Commissione ad Area Sanremo, che i voti della Commissione venissero resi pubblici (specialmente quelli della fase del passaggio dai 40 finalisti agli 8 vincitori): ma non comandavo io, e non sono riuscito ad ottenerlo.
Però chiedo qui a Massimo Bonelli di far valere questa regola per tutti i concorsi che fanno e faranno riferimento all’Unione Premi Musicali. La considero una battaglia di onestà e di correttezza, e su questa non farò nessun passo indietro. Rockol informerà sull’esito dei concorsi, quando ci verrà chiesto, solo se insieme al nome del vincitore ci verranno comunicati anche i nomi dei giurati e i dettagli delle votazioni di ogni singolo giurato – che pubblicheremo. A cominciare dall’imminente Premio De André.
Perché sarebbe ora di finirla, e credo che tutti i partecipanti ai concorsi saranno d’accordo (ad eccezione di quelli che si fanno raccomandare, s'intende), con il malcostume delle amicizie e delle simpatie, dei rapporti di lavoro preesistenti, dello scambio di favori. Invocare la deontologia professionale dei giurati non serve a nulla, è solo riempirsi la bocca di una bella parola. L’unico modo è far sì che ognuno possa sapere chi ha votato e come ha votato. E così ognuno sarà pubblicamente responsabile delle sue scelte.
Aspetto con fiducia la risposta di Massimo Bonelli.

Franco Zanetti

Dall'archivio di Rockol - 1991, l'ultimo anno d'oro del rock
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