Mazzi spiega il Sanremo 2005: 'La musica prima di tutto, ma i tempi cambiano'

Si svelano le carte del regolamento del Sanremo 2005 (vedi News), e vien subito da pensare che il festival firmato Paolo Bonolis sarà uno show più nazionalpopolare e televisivo che mai, nei tempi e nei contenuti, con il televoto del pubblico a casa a decretare il vincitore assoluto della gara canora e quella categoria di cantanti “classic” che ai più maligni fa venire in mente certe parate di reduci in cui si sono specializzate, negli anni, le reti Tv generaliste. Ma il condirettore artistico Gianmarco Mazzi assicura che non sarà così: a lui spetta, nella grande kermesse, il ruolo di garante della musica e dell’industria, l’incarico di “far dialogare i due mondi” da esperto di entrambi i settori, discografico (ha lavorato in CGD e poi nel Clan di Celentano, ma è stato anche manager di artisti importanti) e televisivo, ultimamente come consulente del direttore generale Rai Flavio Cattaneo. E’ lui a spiegare a Rockol antefatti e risvolti delle nuove tavole della legge sanremesi. “Prima di tutto voglio rassicurare gli scettici sul fatto che Paolo (Bonolis) ama e conosce la musica, me ne sono reso conto lavorandoci assieme. Il progetto di questo Festival è opera sua, ma dopo averlo studiato a fondo mi sono convinto del fatto che calza a pennello con i tempi che stiamo vivendo. Il meccanismo dell’eliminazione, per esempio, che pure è un concetto apparentemente estraneo all’arte: ma è inutile negare, e personalmente lo dico con grande rammarico, che la musica e le canzoni oggi hanno perso centralità negli interessi del pubblico. La gente, e i ragazzi, sono abituati dalla televisione (ma non solo) ai meccanismi della competizione”.
Ed ecco allora il televoto, il referendum popolare stile “Isola dei famosi” o “Grande Fratello”. “Non è solo questo”, sostiene Mazzi. “Succede anche nello sport, per dire: le amichevoli interessano a pochi. Inutile fare gli snob, si tratta di usare in modo intelligente gli strumenti che l’attualità ci suggerisce. Basta tenere di vista il fine ultimo, che è quello di far ascoltare la musica e di riportare gli artisti al centro dell’attenzione. Anche le medley dedicate alla grande canzone italiana che apriranno tutte le serate hanno questo scopo: dare autorevolezza alla musica. Mentre l’escamotage del venerdì sera (quando i “big” potranno proporre arrangiamenti differenti dei brani in gara, facendosi anche accompagnare da ospiti) serve a portare divertimento, ad aggirare un po’ le ingessature del regolamento. E poi c’è Bonolis, che con la sua esperienza allargata del mondo dell’entertainment può dare un contributo di lucidità a un mondo della musica che ultimamente è un po’ smarrito”.
Non sono mancate le critiche preventive, però: a cominciare dall’ormai celebre diktat dei 3 minuti (estesi a 3 minuti e mezzo a seguito delle proteste) per le canzoni in gara… “E questa è stata una decisione mia, e che rivendico pienamente”, dice Mazzi. “Non si tratta tanto di rispettare i tempi televisivi, ma di tener conto dei linguaggi che cambiano. Oggi si è perso il gusto per l’essenzialità; potrei citare a memoria 50 canzoni che hanno fatto la storia della musica e che durano meno di 3 minuti, e del resto questo è anche il taglio richiesto dalle radio. Bisogna fare uno sforzo ed essere più elastici. Me ne sono convinto dopo aver letto su un giornale la risposta data da Claudio Bisio a chi gli chiedeva i motivi del successo di Zelig. Secondo lui, il segreto sta nei tempi precisi assegnati a ciascun protagonista dello show: se vale per il cabaret, che è una forma d’arte altrettanto nobile, può valere anche per la musica”. Altri strali, lanciati da nomi anche illustri (vedi News), si sono addensati sul bersaglio della suddivisione in categorie: uomini, donne, “classic”… “Ma quelle sono le suddivisioni che contraddistinguono da sempre tutte le grandi manifestazioni come gli Oscar, i Grammys o gli stessi Italian Music Awards. L’anno scorso, per esempio, le artiste donne sono risultate molto penalizzate, e non vogliamo che questo succeda più. La categoria ‘classic’? ‘Evergreen’ o ‘adult contemporary’ non ci sembravano termini altrettanto appropriati o facilmente comprensibili, e quell’espressione, secondo noi, rende bene il senso dell’omaggio a nomi storicamente importanti della musica italiana. E poi è un modo di invitare la discografia a diversificare i prodotti, magari anche i canali di distribuzione. Siamo convinti che sul concetto di categorie si possa lavorare molto e bene, lo consideriamo un traguardo importante per quanto suscettibile di modifica. Il 2005 sarà anche un anno di sperimentazione”. Con Bonolis, Mazzi avrà anche il delicato compito di diramare gli inviti ai “big” candidati a darsi battaglia sul palco dell’Ariston. Con quali criteri? “Abbiamo voluto eliminare il riferimento tradizionale agli ‘artisti di chiara e riconosciuta fama’, come da regolamenti precedenti. Sembra un dettaglio ma non lo è: ci permetterà di valorizzare anche artisti di qualità ma non immensamente popolari, accanto a quelli che vanno in classifica, e di comporre un cast rappresentativo di musiche diverse tra di loro. Non si escludono scelte anche ardite”.
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