Chris Cornell: "'Temple of the Dog' ha funzionato perchè i nostri cuori erano nel posto giusto"

Chris Cornell: "'Temple of the Dog' ha funzionato perchè i nostri cuori erano nel posto giusto"

I Temple of the Dog lo scorso 4 novembre a Philadelphia hanno dato il via al loro primo tour, ma i prossimi domenica e lunedì saranno particolarmente speciali per loro. La band torna a casa, la band sarà in concerto a Seattle. Laddove tutto ebbe inizio.

E’ noto che i Temple of the Dog nacquero come reazione alla morte di Andrew Wood, membro dei Mother Love Bone ed ex coinquilino di Chris Cornell. Come ricorda lo stesso Cornell in una intervista al Guardian: "Abbiamo fatto l'album in pochissimo tempo quasi senza soldi e senza molte prove. Ha funzionato perché i nostri cuori erano nel posto giusto e non c'erano aspettative."

Quando uscì l’album nell’aprile del 1991 non ebbe riscontri di vendita eclatanti tanto che la A&M Records non aveva grandi aspettative, commenta Cornell: “Pensavano che fosse un progetto frutto della mia vanità”. Poi esplose il grunge e il disco, trainato dal singolo “Hunger strike”, nel quale canta anche Eddie Vedder, viene ripubblicato e diventa disco di platino.



Alle prime date di questo tour Vedder non ha partecipato, ma ciò non vuole dire che non possa salire sul palco a Seattle. Durante i concerti al Madison Square Garden di New York la scorsa settimana, il pubblico ha cantato la parte di Vedder di "Hunger strike" e, sottolinea Cornell, "E’ stato uno dei momenti più emozionanti dello spettacolo". Questo è un tour catartico per Cornell: "Sono sempre stato in difficoltà con la perdite. Ho ancora difficoltà con la morte di Andy. Dopo la sua morte, molte volte guidando mi sarebbe piaciuto guardare fuori dal finestrino e pensare di averlo visto. Mi ci vogliono poi cinque minuti per riprendermi e realizzare che, 'no, è morto.' Questo tour, in un certo senso, è la catarsi. E’ il guardare in faccia la realtà."

La consapevolezza della morte emerge a più riprese nel concerto. Vengono proposte cover di artisti passati a miglior vita: Harry Nilsson, Syd Barrett, David Bowie, Layne Stayley. Cornell dice che la band non vuole materializzare i fantasmi. "E’ solo la nostra età. Il tempo uccide un sacco di artisti che ascoltavamo da ragazzi." Forse questi concerti raccontano anche della morte del rock. La scena di Seattle degli inizi degli anni novanta è stata l’ultima in cui delle giovani band erano a capo del mainstream.

E’ stata anche pubblicata una deluxe edition di ”Temple of the dog” celebrativa dei venticinque anni della sua uscita. Cornell pensa che ci sia un qualcosa di triste nella dipendenza dell’industria musicale sul ripubblicare il catalogo: "Le aziende hanno capito che il modo più semplice per fare soldi è quello di ripubblicare i dischi che la loro amministrazione aveva già pagato anni fa e dove avevano già realizzato un profitto. Ogni band sta fottutamente facendo progetti per gli anniversari. E’ la parola fine dell'industria discografica".

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