Opeth a Milano: recensione del concerto e intervista

Opeth a Milano: recensione del concerto e intervista

Annunciate una serie di serate dedicate all’anniversario di Deliverance e Damnation (pubblicati rispettivamente nel 2002 e nel 2003), gli Opeth si concentrano sul loro ultimo album uscito a Settembre: ieri, 14 novembre, sono passati a Milano, all'Alcatraz, per presentare il recente “Sorceress”. 
Fredrik Akesson, chitarrista solista della band che abbiamo incontrato prima dello show, parla del percorso di crescita musicale degli Opeth, soffermandosi sulla svolta stilistica, quasi un cambiamento radicale: “Tutto è iniziato una volta pubblicato “Watershed”, il mio primo album con la band, si trattava di scegliere la direzione verso la quale proseguire. Avremmo potuto pubblicare molte altre canzoni simili a quell’ultimo album (uscito ormai dieci anni fa), o provare a comporre qualcosa di totalmente diverso. In sala prove i mesi seguenti provammo a sperimentare, Mikael (Akerfeldt) portò dei pezzi che aveva scritto, era molto attratto dalla scena progressive degli anni settanta- trae tutt’ora ispirazione anche da band Italiane come Goblin e Museo Rosenbach -, se ne potevano sentire chiaramente le influenze. Apprezzammo le idee e proseguimmo secondo quei canoni stilistici. Sapevamo che molti non avrebbero gradito, ma era ciò che volevamo in quel momento”. 

“Sorceress”, il terzo album del nuovo corso della band, mostra una solidità ed una maturità superiori: “Siamo soddisfatti del risultato raggiunto. Grazie a questo nostro nuovo lavoro abbiamo raggiunto una parte di pubblico del tutto nuova, sento che abbiamo compiuto un bel passo in avanti come band”. 

Per quanto riguarda la libertà di espressione compositiva nel processo di stesura del disco, Fredrik puntualizza: “Il compositore, la mente è Mikael, ha sempre scritto lui i pezzi. Però propongo io molte idee per le parti soliste: le valutiamo insieme, collaboriamo. Mi sento parte integrante della produzione, ho registrato parti di “Strange Brew”, nel mio studio personale, che in seguito sono state accettate. Mikael chiede sempre un parere di tutto ciò che scrive. Nel pezzo più difficile del nuovo album, “The Wilde flower”, interpretare l’assolo è stata una bella sfida. E’ veloce, al suo interno ci sono molti dettagli, molte note da suonare in brevissimo tempo”.

 L’Alcatraz non ha registrato il sold out per la data degli Opeth, ma sono molte le persone che accorrono da tutta la penisola per l’unica data italiana della band. “Questo è il tour di “Sorceress”, ma i brani che vorremmo portare live non sono ancora del tutto pronti”, spiega Fredrik, “Solitamente nella scaletta cerchiamo di inserire brani provenienti da epoche diverse della band, per ripercorrere la storia della band, come successo durante il venticinquesimo anniversario degli Opeth. Ma integreremo iI tutto con altri brani tratti da “Sorceress”: si tratterà probabilmente di “Era” e “Chrysalis” e “Strange brew”.

Prima di arrivare in Italia gli Opeth si sono esibiti alla Radio City Music Hall di New York ed al Métropolis di Montréal, mentre suoneranno alla Wembley Arena di Londra nel corso di Novembre (verranno supportati per l’occasione dai britannici Anathema, in veste di ospiti speciali) ed a Gennaio nella Sydney Opera House. “Durante questo tour abbiamo suonato in posti nuovi, siamo passati per città in cui non eravamo mai stati, , alcuni di prestigio, è stato un passo importante per la nostra carriera” afferma Fredrik - “Ricordo anche con particolare piacere la data canadese di Toronto: abbiamo suonato al Massey Hall, dove i Rush registrarono il loro primo album live “All the world’s a stage” (nel 1976, durante il tour di “1221”)”.

Riguardo gli eventi speciali, celebrativi di “Damnation” e “Deliverance” aggiunge: “In America abbiamo portato lo show “An evening of Sorcery, Deliverance & Damnation” a New York e Los Angeles, lo ripeteremo a Londra ed a Sydney alla Opera House, per un totale di quattro date. Nella setlist saranno inclusi circa quattro brani da ciascun album, probabilmente inseriremo “By the pain I see in others”. Ma in generale a noi piace suonare il più possibile, per questo motivo potresti sentire qualche medley - spesso con parti tratte da “Black rose immortal” - durante un nostro concerto, o qualche pezzo in più che magari non è previsto”.

Ad accompagnare gli Opeth nella prima parte del tour europeo ecco i Sahg, band norvegese che nonostante i soli trenta minuti di esibizione riesce a stupire un pubblico particolarmente esigente. Se non con il roccioso riff del primo brano “Black unicorn” - che risulta essere più una presentazione della band - è con la serrata “Pyromancer” e con il nuovo singolo “Blood of oceans” – brano corposo, psichedelico - che riecheggiano meritati gli applausi. Sebbene poco conosciuti i Sahg raccontano di essere attivi dal 2004, si presentano ed invitano ad ascoltare “Memento mori”, ultimo album appena uscito. Applausi di consenso al termine della performance da parte delle molte persone che li scoprono in questa occasione.

Il tempo del cambio palco è brevissimo, sulle note dell’intro di “Sorceress” salgono sul palco gli Opeth: gli ultimi ad entrare sono proprio i due chitarristi Fredrik Akesson e Mikael Akerfelt, che “danno il la” al pezzo: conosciuto sicuramente da tutti i presenti - trattasi del primo singolo estratto dall’album omonimo - è efficace in sede live nell’introdurre la band.

L’acustica è perfetta e la band se ne accorge, Mikael chiede con sarcasmo se si sentano nitidamente i suoni, racconta qualche aneddoto sulla band e interagisce con il pubblico tra un brano ed un altro. Per il resto del concerto la band è concentrata a suonare, non mettendo sullo stesso piano l’importanza dell’esperienza sonora a quella scenica. Il palco è infatti minimale, pochi gli effetti scenici. La band è illuminata da luci soffuse, d’atmosfera. 
La scaletta è - come annunciato – ben bilanciata tra brani recenti e brani storici, che vengono ripescati da quasi tutti gli album (esclusi i primi due, spesso chiamati invece a gran voce, “Orchid” e “Morningrise”). Non mancano i brani che hanno segnato la storia della band svedese, in ordine “Ghost of perdition” e “Demon of the fall” che - eseguiti con la stessa veemenza delle loro versioni in studio – disorientano chi non conosce il sound della prima decade della band svedese. E con “The grand conjuration” - sempre tratta da “Ghost reveries” - gli Opeth ricordano a tutti che stanno pur sempre assistendo ad un concerto di musica estrema. 

L’intro di “Face of Melinda” calma gli animi con un delicato arpeggio ed è quasi struggente per chi ne conosce il significato (è parte del concept album “Still Life”). “The Wilde flower” - terzo singolo estratto da “Sorceress” - non sfigura in sede live rispetto ai “grandi classici” e permette al pubblico di battere le mani per seguirne il mid-tempo. La traccia dalle connotazioni progressive e psichedeliche incanta, ed è la gioia di coloro che si avvicinano agli Opeth solo grazie all’ultima uscita discografica.

Peccato per i brusii di fondo che nei momenti più intimi del live (in particolare le parti strumentali e le parti arpeggiate) rischiano di rovinarne l’esperienza. Al pari di una piece teatrale – durante l’esecuzione di un brano - si dovrebbe rispettare un rigoroso e sacrosanto silenzio. Annunciato come ultimo pezzo (e stavolta lo sarà per davvero) spetta ai dieci minuti di “Deliverance” – eseguito nella sua interezza con perizia tecnica - il compito di congedare la band, che lascia il palco non prima di aver ringraziato con un inchino di rito. 

(Matteo Galdi)

 

Setlist

Sorceress
Ghost of Perdition
Demon of the Fall
The Wilde Flowers
Face of Melinda
In My Time of Need
Cusp of Eternity
The Drapery Falls
Heir Apparent
The Grand Conjuration
Deliverance

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