Storie leggendarie del rock: il furgone verde dei R.E.M.

Storie leggendarie del rock: il furgone verde dei R.E.M.

Questa “leggenda rock” è un estratto da “Storia leggendaria della musica rock”, volume scritto da Riccardo Bertoncelli e Gianni Sibilla per Giunti Editore. Il volume ripercorre la storia dei grandi artisti attraverso episodi mitologici, aneddoti, storie

Per gentile concessione dell'editore, Rockol ne sceglie uno e lo pubblica ogni settimana: in occasione della pubblicazione della ristampa per i 25 anni di "Out of time", abbiamo scelto la leggenda dei R.E.M.

Il furgone era un vecchio Dodge scassato di color verde incerto, con i fumi di scarico che entravano nell’abitacolo e i  finestrini traballanti. I R.E.M. ne erano molto  fieri. L’avevano
comprato con i soldi guadagnati in due esibizioni molto affollate ad Athens, la loro citta`, ed era la prima volta che la musica rendeva qualcosa. Quel furgone per loro era tutto: la tana, la sala riunioni, il laboratorio prove e naturalmente il mezzo per portare la musica fuori, non importava dove ma lontano, in un’altra citta`, in un altro Stato.
“Se c’e` un modo di rendere attuale On The Road di Jack Kerouac e tutta quella  filosofiaa del viaggio”, ha detto un giorno Michael Stipe, “be’, formare una banda rock e andare in giro a far concerti e` la cosa che vi si avvicina di piu`”.

Tra il 1980 e il 1982 i R.E.M. vissero per l’appunto una vita del genere, da Dean Moriarty e Sal Paradise o, meglio, da Beatles “amburghesi” prima di Love Me Do: decine e decine di concerti in luoghi sperduti, in locali malmessi, dove spesso trovavi solo poche persone indifferenti o qualche ubriaco che ti importunava. Una vita dura e randagia e pero` formativa: come una selezione naturale che faceva crescere la musica e aiutava a scegliere le idee giuste. “Si suonava, si beveva in continuazione, si conoscevano ragazze e non si dormiva mai”, e` il ricordo di Peter Buck, un maniaco di musica che ha conosciuto gli altri membri della band facendo il commesso in un negozio di dischi. “A quei tempi potevo andare avanti anche una settimana senza dormire. Certe volte, credo di aver passato anche due mesi senza toccare un letto: dormivo durante i viaggi seduto nel furgone. Molte volte suonavamo, poi andavamo a una festa, bevevamo e rubavamo del cibo dal frigo e poi alle 4 di notte decidevamo: ‘Okay, e` ora di andare alla prossima citta`’. Arrivavamo a mezzogiorno, parcheg-giavamo dietro il locale e dormivamo fino alle 5”. Georgia, Nord Carolina, Tennessee. Il Dodge verde macina migliaia di miglia prima ancora che i R.E.M. incidano una sola nota e finiscano citati anche solo su una fanzine. Winston Salem, anche li`, duecentocinquanta miglia piu` a est. C’e` un piccolo studio domestico, il Drive In, gestito da Mitch Easter, un musicista che ha deciso di fare il tecnico del suono. E` li` che i R.E.M. registrano le loro prime canzoni, 15 aprile 1981. Sono un ingenuo strumentale in stile surf e due canzoni svagate e inquiete, Radio Free Europe e Sitting Still, che usciranno presto su un 45 autoprodotto. C’e` tutto lo spirito R.E.M., pero` ancora verde, acerbo, come nell’uovo: la voce irregolare di Stipe che si mangia le parole e lascia i versi sospesi, la chitarra acida di Buck che lega i denti, lo stile garagistico della sezione ritmica. Qualcuno provera` anche a pulire quel suono: incideranno una versione dei loro primi brani con Stephen Hague, produttore americano che poi diventera` famoso in Inghilterra. Ma i suoni new wave e le tastiere fanno inorridire la band, che scappa a gambe levate e seppellisce quei demo in archivio.

Furore, trasporto ma anche tenerezza, voglia di sognare: e` invece con questo mix che i R.E.M. conquisteranno l’America del rock, passando in pochi anni dalla psichedelia underground (MURMUR, RECKONING) al rock da arena (GREEN, che viene inciso per una major dopo cinque album con la I.R.S. di Miles Copeland, fratello di Stewart dei Police). Nel 1991 i R.E.M. venderanno milioni di dischi con Losing My Religion, una canzone apparentemente sghemba, senza ritornello, e suonata con lo strumento piu` improbabile che si possa pensare: il mandolino. Rimarranno sempre un po’ strambi, quei ragazzi: il successo arriva con OUT OF TIME e AUTOMATIC FOR THE PEOPLE, ma in quel periodo sceglieranno di non andare in tour per non farsi travolgere del tutto. La scelte pagano in credibilita` e nessuno fa una piega quando, nel 1996, firmano il contratto piu` ricco della storia.

Con gli anni le vendite caleranno ma non la stima e l’affetto del pubblico. E di nuovo spiazzeranno tutti nel 2011 quando la band, ridotta a un trio gia` da piu` di un decennio, dopo l’uscita volontaria del batterista Bill Berry, annuncera` lo scioglimento pochi mesi dopo un ultimo COLLAPSE INTO NOW. “E` meglio andarsene da una festa quando e` ancora in corso”, dira` semplicemente Michael Stipe, che smettera` di cantare per dedicarsi al suo antico amore, l’arte, mentre Peter Buck e Mike Mills continueranno a fare musica, ma per puro divertimento.

Il Dodge verde sgomma sulla strada del ritorno, verso Athens. Presto non ci sara` piu`: presto ci saranno bus con tutti i comfort, e limousine, e jet di lusso. I quattro ragazzi appisolati all’interno non lo sanno ma i loro sogni di gloria stanno per avverarsi; da quel semino discografico piantato in un remoto studio della Carolina del Nord nascera` una delle piu` belle e grandi piante del nuovo rock.

 

 

Dall'archivio di Rockol - Mike Mills e Michael Stipe raccontano "Automatic for the people"
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