NEWS   |   Pop/Rock / 10/11/2016

Robbie Williams a Milano: “Volevo essere come i Radiohead, oggi sono un entertainer sereno"

Robbie Williams a Milano: “Volevo essere come i Radiohead, oggi sono un entertainer sereno"

Robbie Williams torna a incontrare a esibirsi nella TV italiana dopo 4 anni: il luogo è lo stesso, X Factor. Tutto il resto è diverso, o quasi. L’ex-Take That è sempre uno dei più grandi intrattenitori e cantanti pop in circolazione. Ma ha qualche anno in più, è decisamente più sereno e in pace con se stesso, la vita personale è finalmente stabile e quella musicale è nuova: “The heavy entertainment show” è il primo album con la Sony, dopo una carriera passata con la EMI/Universal.

Fuori dall’albergo milanese in cui incontra la stampa prima della performance di questa sera ci sono sempre i suoi  fan irriducibili. Dentro, una ventina di giornalisti a cui, come da copione, vengono date le solite raccomandazioni quando si incontra una star del suo calibro: niente domande personali, niente foto, cerchiamo di parlare di musica. E come da copione, invece Robbie non si nega e non si risparmia: parla di tutto, senza remore. Vestito di nero, capelli rasati sulle tempie. appare decisamente più in forma dell’incontro di 4 anni fa, e anche meno esuberante. Ai tempi di “Take the crown” faceva la parte dello sbruffone - che a pochi riesce come a lui, dicendo di voler tornare a essere il re del pop. Oggi dice “Il mio DNA mi spinge a difendermi dai complimenti, a pararli come un se facessi kung fu e mi stessero attaccando. In inghilterra appena ti fanno un complimento, cerchi di minimizzarlo. Questa è la mia psicologia: vorrei che i complimenti mi raggiungessero al cuore. Ma non è così”.

Nella chiacchierata con i giornalisti abbiamo visto un Robbie sempre simpatico, sorridente, ma più a suo agio. Cosa è cambiato? “I farmaci!”, scherza ma non troppo. “Sono più in pace come me stesso, sono più felice, e sono felice ovunque vado. E poi, mia moglie, i miei figli. ho una personalità dipendente, vivo tutto all’ennesima potenza. Faccio le cose in maniera estrema, ma voglio essere anche estremo nel modo di fare padre e marito. Mi danno pace”.

“The heavy entertainment show” è, in effetti, pop all’ennesima potenza: “Sul mio passaporto c’è scritto entertainer. All’inizio della carriera avrei voluto essere come Radiohead ma ho poi ho capito che non sarebbe successo. So quello che sono, ho nel sangue il cabaret che faceva mio padre, e so quello faccio, almeno professionalmente. Sono entrato in studio con l’idea di fare un disco di canzoni pop, di hit”, spiega.

Robbie racconta il ricongiungimento con Guy Chambers, “my musical brother”, da cui è nata l’idea di “Party like a russian”:  “Sapevo che sarai tornato a lavorare con lui, solo che ci sarebbe voluto tempo. Non ho avuto rispetto per quello che abbiamo creato assieme. Mi ero fatto condizionare da certe recensioni e pensavo che quelle negative fossero colpa sua, così l’ho allontanato. Oggi quando vedo recensioni troppo positive mi preoccupo, ed quando l’NME ha detto che era una grande canzone, ho pensato: ‘sono fottuto!”. E’ nata da un  titolo di Guy, che solitamente rientrano nella mia sfera di competenza”.

Robbie racconta con calma anche le polemiche seguite alla pubblicazione del brano: “Sapevo che sarebbe stata una canzone sensibile per chi non ha senso di ironia”, dice con un ghigno beffardo. "Così l’ho fatta ascoltar alla sede russa della mia casa discografica e al mio promoter di quelle parti. Speravo che venisse presa come una sorta di omaggio alllo spirito dei Monty Python”, continua citando i leggendari e surreali comici inglesi. “Ma so come lavorano i media, e hanno creato la polemica. Alla fine, però, ha funzionato, perché la gente ha saputo che ero tornato. So che qualcuno non l’ha presa bene in Russia, ma chi si scandalizza per questa, si può scandalizzare per qualsiasi mia canzone”.

Delle altre collaborazioni eccellenti del disco, Rufus Wainwright e John Grant, racconta: “Sono fan di entrambi. Non ci sono stati molti casi di artisti cultura pop degli ultimi 25 che mi hanno rapito il cuore. Mi sono innamorato musicalmente di John Grant quando l’ho visto a Glanstobury. Gli ho scritto, ho scoperto che ragioniamo allo stesso modo e abbiamo una relazione culminata in ‘I don’t want to hurt you". Lo stesso per Rufus: musicalmente siamo affini, potrei fare la stessa loro musica, ma non la faccio. Se non puoi batterti, alleati con loro”.

Il Robbie Wiliams del 2016 è sincero fino in fondo, lucidissimo nelle leggere la sua posizione attuale: “Volevo fare un album commerciale, ho scritto il meglio che potevo e ho lavorato come un matto. Poi mi sono reso conto che le mie canzoni non suonavan come nulla alla radio. Ho scritto un grande album pop, ma del 2003”, dice. Tutt’altro che un male, perché “The heavy entertainment show” è un album di “classic pop” già alla sua uscita.

Stasera a X Factor canterà “Love of my life”, perfetto esempio di questo atteggiamento: “L’ho scritta con gli Snow Patrol, poi l’ho lasciata un po’ lì perché non sono così narcisista da cantare una canzone che dice ‘I’m powerful, I’m beautiful, I’m free’. Poi l’abbiamo cambiata un poco ed è diventata quello che spero i miei figli diranno di me. Mio figlio la canta sempre, ora”
E poi appuntamento 14 luglio a Verona allo Stadio Bentegodi, con biglietti in vendita da domani.

Scheda artista Tour&Concerti
Testi