NEWS   |   Recensioni concerti / 10/11/2016

King Crimson al Teatro Verdi di Firenze: la recensione del concerto

King Crimson al Teatro Verdi di Firenze: la recensione del concerto

I King Crimson sbarcano al Teatro Verdi di Firenze dopo il successo delle due date milanesi al Teatro degli Arcimboldi. Come annunciato da Fripp sulla sua pagina Facebook, il tour italiano del 2016 è il più lungo dal 1973, quando la band tenne quattro concerti tra aprile e novembre. La band capitanata dal 70enne Robert Fripp, attiva con varie formazioni e alterne fortune sin dal 1969, ha deliziato il pubblico toscano con un set in cui ha proposto non soltanto i 'classici' del proprio repertorio, riservando particolare attenzione anche ai nuovi brani. Compositore e poliedrico strumentista, il geniale Fripp ha all'attivo una serie di esperienze e collaborazioni con artisti del calibro di Brian Eno, Peter Gabriel e David Bowie (solo per citarne alcuni). Con lui i King Crimson sono diventati una band di culto, la cui unica regola sembra quella di ricercare e percorrere nuovi percorsi musicali, fondendo con modalità e risultati sempre differenti rock, jazz, musica classica e altri stili.

Visivamente il nuovo spettacolo si propone con linearità e semplicità fuori dal comune. Luci fisse sul palco per tutta la durata dello spettacolo, tre batterie perfettamente allineate in prima fila e su una postazione elevata il sassofonista Mel Collins, il bassista Tony Levin, la voce e chitarra di Jakko Jakszyk e infine lui, il deus ex machina Robert Fripp, che dalla sua posizione privilegiata osserva e controlla i suoi fantastici strumentisti. Anche dal punto di vista dell'abbigliamento e dei movimenti sul palco c'è assoluto rigore, con i musicisti che suonano con grande compostezza e ringraziano il pubblico con gesti e sorrisi appena accennati. Osservare gli spettatori durante il concerto è stato uno spettacolo a sé. I presenti hanno esternato il loro gradimento con curiose espressioni del volto, urlando frasi di ogni tipo e simulando con le proprie mani il basso, la batteria o la chitarra. Numerosi i commenti memorabili durante i vari momenti musicali, grazie ad un nutrito campionario di superlativi di ogni genere e fattura. I fortunati che hanno potuto assistere ai due concerti di Firenze assicurano che la seconda serata è stata di gran lunga migliore della prima. La formazione a tre batterie, che aveva inizialmente disorientato i sostenitori della band, risulta essere l'ennesima vittoria del geniale Fripp, un esperimento riuscito alla perfezione in quanto Pat Mastelotto, Jeremy Stacey e Gavin Harrison sono stati capaci di regalare nuova linfa agli storici arrangiamenti, eseguendo partiture complicate nel rispetto delle proprie caratteristiche strumentali.

Inizialmente i puristi della band hanno accolto con diffidenza l'utilizzo di tre batteristi; non è difficile trovare in rete frasi tipo “ne sono serviti tre per sostituire il solo Bill Bruford”. Nonostante le critiche è innegabile che i tre batteristi facciano spettacolo a sé, regalando potenza e solidità al suono crimsoniano, senza essere in competizione tra loro e raccogliendo applausi ed ovazioni a scena aperta. Nonostante l'esperienza di Mastelotto (dal 1994 con i King Crimson) e l'abilità di Stacey nel dividersi tra batteria e tastiere, il pubblico ieri sera ha scelto come proprio beniamino l'inglese Harrison. Con i Crimson dal 2007, considerato da una rivista di settore il miglior batterista di tutti i tempi, Harrison è conosciuto e stimato in Italia anche grazie alle sue collaborazioni con Alice, Battiato, Baglioni e con i Porcupine Tree. Menzione a parte per Tony Levin, da 35 anni nei King Crimson, fondamentale nell'incastrarsi tra le pelli delle tre batterie, rilassato e a proprio agio all'interno delle granitiche partiture di Fripp. Il pupillo di Peter Gabriel appare in splendida forma, dispensando continui sorrisi e sguardi compiaciuti verso il pubblico e i 'suoi' musicisti.

Sul palco defilato ma importante Mel Collins, un altro 'mostro sacro', già con i Crimson dal 1970 al 1972, stimato e ricercato session men che ha lavorato in passato con Eric Clapton, Dire Straits, Roger Waters e Richard Wright dei Pink Floyd e anche con il 'nostro' Pino Daniele. Protetto dal suo gabbiotto di plexiglass, ha donato al pubblico presente note e melodie senza tempo, destreggiandosi abilmente tra sassofono e flauto. La voce è affidata all'inglese Jakko Jakszyk, in formazione dal 2003, che si prende la responsabilità di non far rimpiangere le corde vocali di Greg Lake e di John Wetton. A Jakszyk è affidato anche il compito di coadiuvare alla chitarra il Maestro Fripp, sostenendolo e sostituendolo in alcuni passaggi complicati.

La scaletta è stata molto apprezzata dal pubblico, in una sapiente miscela tra brani del passato e presente, come la nuova “Fairy Dust”, suonata per la prima volta nella prima data di Milano. Il pubblico ha gradito particolarmente l'ottima “The Letters”, “Easy Money” (con straordinario assolo di Fripp) e la superba “Talking Drum”, oltre alle classiche “Starless” e “In The Court Of Crimson King”. Una vera e propria ovazione ha salutato nei bis l'esecuzione di “Heroes”, tributo a David Bowie auspicato da parte del pubblico per celebrare una fortunata concomitanza (nel 1992 il Duca Bianco scelse la chiesa americana di Saint James a Firenze per il suo matrimonio con la modella Iman).

Nessun problema per la security, pronta a fermare e ad allontanare dalla sala quanti fossero stati scoperti a catturare audio, video e foto del concerto, così come richiesto dagli artisti con numerosi annunci e cartelli all'interno della sala. A Tony Levin, a fine concerto, il compito di tirare fuori la macchina fotografica per immortalare il pubblico, momento in cui tutti hanno potuto fare altrettanto scatenandosi con smartphones e macchine fotografiche. Divertito Fripp, che ha fotografato i presenti in sala arrivando a scattarsi un selfie in ricordo della splendida serata.
I prossimi appuntamenti per i King Crimson in Italia a Roma (11 e 12 novembre) e a Torino (14 e 15 novembre).

(Nino Gatti)

Scaletta

Larks' Tongues in Aspic, Part One
Pictures of a City
Peace: An End
Suitable Grounds for the Blues
Cirkus
In The Court Of The Crimson King
Fracture
Hell Hounds of Krim
Meltdown
VROOOM
Lizard ('The Battle of Glass Tears: Part I: Dawn song')
Radical Action II
Level Five

BIS

Fairy Dust
Indiscipline
The ConstruKction of Light
Epitaph
Easy Money
The Letters
The Talking Drum
Larks' Tongues in Aspic, Part Two
Starless

BIS
Banshee Legs Bell Hassle
Heroes
21st Century Schizoid Man

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