Il secondary ticketing, Live Nation e i topi che scappano.

Sul tema del secondary ticketing temo di avere un’opinione poco ortodossa. L’ho già scritto in passato: se nessuno comperasse biglietti a prezzo maggiorato, nessuno cercherebbe più di procurarseli per venderli. E siccome andare a un concerto è un’attività voluttuaria e non un fatto di sopravvivenza, e non è mica come quando c’era la guerra e si comperava il burro a prezzi da borsa nera, basterebbe che nessuno fosse disposto a pagare un biglietto un centesimo in più del suo prezzo facciale che il bagarinaggio cesserebbe come d’incanto. Quindi, non giriamoci intorno: le colpe del secondary ticketing sono di chi si accaparra e rivende biglietti a prezzo maggiorato tanto quanto di chi quei biglietti li compera a prezzo maggiorato. E quel che è peggio, questa modalità fa sì che a ogni tour il prezzo del biglietto per il concerto di un cantante aumenti: e per forza, se quello vede che c’era gente, l’anno prima, disposta a pagare ben di più rispetto al prezzo di facciata del biglietto, perché mai non dovrebbe aumentare il prezzo l’anno seguente? E’ la legge della domanda e dell’offerta, bellezza.


Quello di cui volevo scrivere invece è il sincero fastidio che provo, in questi giorni, per il modo in cui certi cantanti (e colleghi) stanno prendendo le distanze da Roberto De Luca di Live Nation.
Come sempre, mi tocca fare una premessa: non sono amico personale di De Luca, rarissimamente ho chiesto pass per i concerti da lui organizzati, non mi ha chiesto lui di scrivere questo articolo e non sa nemmeno che lo stavo per scrivere.
Non voglio entrare nello stretto merito della questione: non è questo il mio punto. Quel che voglio dire è che la velocità e il cinismo con cui cantanti che con (e grazie a) De Luca hanno lavorato per anni – qualcuno per venti, qualcuno per quattro, qualcuno per tre – si sono dissociati da lui e da Live Nation puzza di topo che scappa dalla nave che affonda. Suvvia, nessuno faccia l’anima bella: un imprenditore mira a far denari, non è un santo o un benefattore o un mecenate. Se De Luca ha fatto qualcosa di illecito o di illegale, questo verrà stabilito in tempi brevi. Ma voltare le spalle, e soprattutto e peggio ancora farlo pubblicamente, a una persona con la quale si sono condivisi anni di lavoro comune, e con la quale si sono condivisi benefici economici, è un comportamento da Ponzio Pilato, se non peggio.
Poi, certo, sulle pagine facebook compaiono centinaia di commenti elogiativi dei fans (“tu sei onesta!” “tu non fai queste cose!” “tu rispetti i nostri sogni!”), ma chiunque conosca un po’ le cose del mondo, e in particolare conosca questo ambiente, sa bene che nessuno è disinteressato, nessuno regala nulla, e tutti sono pronti a guadagnare (legittimamente) il più possibile. Scopo per realizzare il quale De Luca, e i cantanti che oggi con una velocità impressionante e imbarazzante gli stanno voltando le spalle, hanno lavorato insieme. Un po’ di decenza vorrebbe (avrebbe voluto) che chi non intende più lavorare con De Luca perché è brutto e cattivo andasse a dirglielo di persona, e non via social (oh, magari l’hanno fatto, eh? Io non lo so, ma sinceramente ne dubito).
Lo ribadisco: questo non significa che io apprezzi o approvi il comportamento (eventualmente) scorretto di De Luca. Ma credo che tutti quelli che fino a ieri lo abbracciavano pubblicamente dovrebbero, se vogliono prenderne le distanze, farlo privatamente. Altrimenti è una mossa autopromozionale. E se da una parte Rockol è tenuto a darne conto, io da un’altra mi sento tenuto a dire quel che penso, e finché posso a scriverlo.

Franco Zanetti

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