NEWS   |   Italia / 24/11/2016

Da riscoprire: la storia di “Catcher in the sky” di Francesco De Gregori

Da riscoprire: la storia di “Catcher in the sky” di Francesco De Gregori

“È una parte che mi riesce sempre bene, il professore, il preside”, ironizza Francesco De Gregori nel live “Catcher in the sky”. Nel settembre 1990 il cantautore romano lancia un’operazione ardita: pubblica in contemporanea tre diversi dischi live intitolati “Musica leggera”, “Niente da capire” e appunto “Catcher in the sky” con esecuzioni registrate nei tour del 1987, 1988 e 1989. I tre dischi nel complesso coprono oltre trenta canzoni, un bel pezzo di repertorio di De Gregori da cui restano fuori giusto l’album inciso con Antonello Venditti “Theorius campus” e il debutto del 1973 “Alice non lo sa”. È una fotografia in movimento dell’attività di performer del cantautore che, un po’ come Bob Dylan, coltiva un’idea di arte “in progress”. La copertina stessa di “Catcher in the sky” richiama l’idea del viaggio: il parabrezza di un’auto, la strada grigia, il cruscotto, uno specchietto retrovisore da cui spunta il volto di De Gregori. È una citazione di “Nebraska” di Bruce Springsteen. “È una foto vecchissima, di quando avevo vent’anni o giù di lì”, racconta a Italia Radio. “Mi piaceva riproporre un ideale di giovinezza”.

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Il titolo “Catcher in the sky” strizza l’occhio a quello del romanzo di J.D. Salinger “Il giovane Holden”, nell’originale “Catcher in the rye”. Il cantautore spiega al mensile Chitarre di averlo scelto per il disco, fra i tre dal vivo, “dove maggiore è il numero di canzoni che in qualche modo riguardano il mondo dell’adolescenza, così come nel romanzo di Salinger”. Effettivamente ci sono canzoni come “Ninetto & la colonia”, un’interpretazione del luglio 1987 a Correggio, o “La leva calcistica della classe 1968”, capolavoro tratto dai concerti dell’ottobre 1989 a Roma da cui provengono due terzi dell’album. Quando nel libro “Passo d’uomo” Antonio Gnoli gli chiede se vi sono punti in comune fra il protagonista del romanzo di Salinger, Holden Caulfield, e il Nino della “Leva calcistica”, De Gregori risponde di non averci mai pensato, “ma ci può stare perché entrambi possono ispirare una certa tenerezza. Entrambi affrontano un rito di passaggio”. Con una grande differenza: “Nino, nella mia testa di autore, non è mai stato affetto da patologie mentali. Non ha fragilità profonde. Deve solo allenarsi alla vita. Scegliere da che parte stare. Cominciare il suo percorso di uomo”.

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