Quando Bill Berry collassò sul palco e poi uscì dal gruppo, i R.E.M.

Ad un certo punto della storia il batterista lascia la band di Athens.
Quando Bill Berry collassò sul palco e poi uscì dal gruppo, i R.E.M.

Il 9 settembre 1996 i R.E.M. pubblicano “New Adventures in Hi-Fi”, il loro decimo album. Non è un album indimenticabile, ma neppure da disprezzare. Il singolo che la band di Athens sceglie a supporto del disco è “E-Bow the Letter”, la canzone - che vede la collaborazione di Patti Smith, verrà definita dal chitarrista del gruppo, Peter Buck, come una ‘lagna folk rock’. Forse non è proprio un caso che il video del brano fu girato a Praga. E forse non è un caso che la canzone fosse dedicata a River Phoenix, l’attore, amico di Michael Stipe, scomparso all’età di ventitré anni nel 1993 per abuso di sostanze stupefacenti. “New Adventures in Hi-Fi” non sarà il loro album più venduto, ma passerà alla storia per essere l’ultimo disco a cui ha partecipato il batterista Bill Berry. L'ultimo disco dei R.E.M. come quartetto.

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E’ doveroso però fare un salto all’indietro fino alla sera del primo marzo 1995 quando i R.E.M. si esibiscono al Patinoire de Malley di Losanna (Svizzera), è il tour che presenta in concerto l’album “Monster” (leggi qui la nostra recensione) pubblicato dalla band nel settembre del 1994. Mentre suonano "Tongue", Bill Berry si sente male e viene portato nel backstage per dargli soccorso. Berry dirà in seguito che si sentì come se una palla da bowling lo avesse preso in testa. Dopo il concerto un medico lo visitò ma sbagliò la diagnosi, come riportato nel libro di David Buckley, “Fiction. Una storia vera”. Il manager del gruppo Bertis Downs dichiarò: “La gravità delle condizioni di Bill non venne diagnosticata se non il giorno successivo, e quando venne diagnosticata, fu trattata con i più alti standard professionali. Ma a un concerto rock di certo non puoi pretendere di trovare il miglior neurochirurgo. Forse è eccessivo definirla una diagnosi sbagliata”.

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Questo il ricordo di Peter Buck: “Fummo costretti a concludere il concerto; fu una cosa sconcertante e strana. Poi andammo da lui, e c’era una dottoressa, che ci disse: ‘Ha l’emicrania’, e Bill mi guardò e fece: ‘Ho la testa che mi scoppia’. Sì, la diagnosi fatta dal medico che stava tra il pubblico era completamente sbagliata. Tornò nella sua stanza, e sua moglie disse: ‘Ha qualcosa’. Passarono circa quattro o cinque ore tra i primi sintomi e quando sua moglie insistette per portarlo in ospedale, ma io lo vidi solo per un minuto, perché lo stavano riportando in albergo. Mi disse: ‘Non è niente’. Parlava. Quindi, insomma, non era incosciente o paralizzato, niente. Non so con quale grado di sicurezza, la dottoressa alzò gli occhi al cielo e disse che aveva bevuto un po’ e gli era venuto il mal di testa, che sarà mai. Certo non fu il comportamento più gentile del mondo. Ma d’altra parte questa persona era un medico, ci trovavamo in Svizzera, dove la sanità funziona bene, lei diceva: ‘Domani starà meglio’, e anche lui diceva: ‘Domani starò meglio’. Lo portarono in ospedale per fargli un esame soltanto alle quattro di mattina.” Il giorno dopo fu diagnosticata la rottura di un aneurisma (emorragia subaracnoide). Il 3 marzo i medici fecero una craniotomia in cui l’aneurisma venne clippato al fine di ridurre il rischio di una nuova perdita di sangue. Tutto andò per il meglio. Molto probabilmente se Bill Berry non avesse superato l’operazione o se fosse sopravvissuto con una menomazione i R.E.M. si sarebbero sciolti. Il 15 maggio l'allora 36enne batterista riprese il proprio posto dietro piatti e tamburi per la ripresa del tour allo Shoreline Amphitheatre di Mountain View, in California, ma qualcosa era cambiato.

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Nel 1996, come detto sopra, il gruppo fu impegnato alla scrittura e alla incisione di “New Adventures in Hi-Hi”. Alla fine dell’estate 1997 Berry disse a Bertis Downs che voleva licenziarsi. Il batterista si era appena lasciato con la moglie. La sequenza album-tour-album lo aveva stancato, rimanere nella band non era più un piacere ma era diventata una fatica. Come disse Mike Mills: “Non gli andava di viaggiare, mangiare cibo strano, incontrare gente nuova. Insomma, tutto quello che io trovo assolutamente affascinante a lui non piaceva. Quando gli venne quell’aneurisma quello che pensò fu: perché devo continuare a fare una cosa che non mi diverte? Credo che odiasse talmente tanto tutto il resto che anche fare musica non lo entusiasmava più; e quando la musica non lo entusiasmava, che senso aveva per lui suonare ancora?”. Berry voleva abbandonare i ragazzi con una telefonata, Mills lo convinse a un più amichevole faccia a faccia. Questa la ricostruzione del pragmatico Peter Buck: “A quanto appresi, Bill non voleva confrontarsi con noi. Voleva chiamarci al telefono e dire: ‘Ragazzi basta’. E Mike gli disse: gli devi di più. Devi parlargli a quattr’occhi. Ero in un motel, nella mia camera, la sera precedente al primo giorno di prove, e Mike mi chiamò dicendo: ‘Peter, cosa fai?’, e io: ‘Sono appena arrivato sono un po’ stanco’; lui fece: ‘Mi sa che non faremo molte prove, perché Bill ti deve parlare di una cosa’. Ebbi il sentore che si trattava del fatto che voleva lasciare il gruppo, o che non era in condizioni di fare l’album. Mike disse: ‘Ecco, voglio che tu sia preparato, quando entri’. E io risposi: ‘Beh, apprezzo il pensiero, e penso di sapere di cosa si tratta’. Bill disse semplicemente che non aveva più voglia; aveva questo assillo e non voleva deluderci. Disse proprio che se ci fossimo sciolti perché lui se ne andava, lo avrebbe fatto lo stesso, ma sarebbe stato tristissimo. Ma ormai avevamo già scritto un intero album nuovo, di cui andavo molto fiero. Dissi: ‘Bill, tu te la sei vista brutta, col tuo aneurisma e col tuo matrimonio in crisi. Voglio che vai da uno psichiatra per il mese che rimaniamo in città, voglio che ci parli. Se certifica che non stai delirando o roba del genere, allora d’accordo’. Non so per quanto ci andò. Magari una volta o due, ma in poche parole quello che disse fu: ha compiuto una scelta di vita razionale. Si può non essere d’accordo, ma lui ha le sue ragioni, sono buone ragioni, e non mi sembra che sia depresso o abbia problemi mentali. Ha deciso in serenità. Questa era la mia unica preoccupazione, che Bill fosse depresso per qualche motivo che non aveva a che vedere con la band. Se Bill un anno dopo avesse chiamato dicendo: ‘Cavolo, ero proprio messo male un anno fa, vorrei rientrare’, avrei capito di aver fatto la cosa sbagliata. Ma ogni volta che lo vedo, o che parla con gli altri, non mostra nessun interesse nei nostri confronti. Quindi è stata una scelta razionale. La spiegazione che diede a me fu che aveva suonato a livello professionale per venticinque anni, e ormai era pronto per ‘appendere le bacchette al chiodo’. ‘Faccio questa cosa da quando avevo quattordici anni, e sono stanco. Non voglio viaggiare, non voglio suonare, non voglio andare in studio, non voglio parlare con gente che non sa l’inglese, non voglio essere famoso’. La mia sensazione è che si fosse stancato di tutto ciò che aveva a che fare con il business della musica, musica compresa. Se uno andava a casa sua, si rendeva conto che non comprava un disco da dieci anni. Bisognava andare a cercare sotto le sedie, per trovare quelli vecchi. Quando ci fece quel discorso, concluse dicendo: ‘ Suono da quando avevo quattordici anni, e mi sono stancato. Se fossi un poliziotto, a quest’ora sarei in pensione’. Non aveva più voglia. Non è che fosse andato a suonare con altri. Era diventato tutto troppo pesante per lui. Quasi tutte le persone che fanno parte di gruppi rock prendono questa decisione quando hanno quattordici o quindici anni, quando la musica è tutta la loro vita, ma anche andare dietro alle ragazze è tutta la loro vita. A trentacinque anni quasi nessuno mantiene un impegno a tempo pieno nella musica, né nel farla, né nell’ascoltarla. Si arrivò al punto in cui temevo gli incontri in cui avrei fatto qualche proposta, perché tanto lui avrebbe detto di no. E’ uno dei miei migliori amici, non lo sto criticando, ma mi sentivo responsabile della sua infelicità. C’era qualcosa che lo rendeva infelice di viaggiare, infelice di mangiare cibo straniero, infelice di avere a che fare con persone che non parlavano inglese, infelice di essere lontano da casa. Infelice di stare sveglio fino alle undici per finire il concerto…Adesso, cazzo, va a dormire alle sette di sera…e si sveglia tipo alle cinque di mattina! Odia vedere gente. Io mi sentivo veramente in colpa. Qualunque cosa decidessimo di fare era triste, poveraccio”.

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Berry sulla sua scelta di abbandonare i R.E.M. dichiarò: “Fisicamente sto bene. Ma c’è stato una specie di calvario spirituale che ho dovuto superare, e non so se sia stato questo a farmi prendere la decisione; può darsi. Stare in un letto d’ospedale per tre settimane mi ha permesso di vedere le cose con occhi diversi, e di riordinare le mie priorità. Ero talmente emozionato di andare in studio, che la notte prima non dormivo. Ma stavo arrivando al punto di non riuscire a dormire perché pensavo al motivo per cui non ero felice. L’idea di fare ancora un altro tour, e di passare tre mesi in uno studio… Non esiste neanche una finestra in nessuno degli studi in cui sono stato”. Il 29 ottobre 1997 si diffuse la notizia che Bill Berry aveva lasciato il gruppo. Un Michael Stipe molto triste disse alla stampa: “Per noi è la fine di un’epoca, ed è triste. Io, Mike e Peter, come R.E.M., siamo ancora R.E.M.? Io credo che un cane a tre zampe sia comunque un cane. Deve solo imparare a correre in maniera diversa”. I R.E.M. lavorarono all’album "Up" (leggi qui la nostra recensione) senza l’apporto di Bill Berry. Il disco uscì nell’ottobre 1998.

(Paolo Panzeri)

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