Andrea Bocelli: 'La mia musica? Medicina per l'anima'

Andrea Bocelli: 'La mia musica? Medicina per l'anima'
Pronto a lanciare sul mercato internazionale il suo nuovo album, intitolato "Andrea" (vedi News), Bocelli si racconta a Rockol come un fiume in piena. Dai suoi rapporti con l'industria discografica ("Non penso al mercato quando faccio un disco") all'esperienza passata in compagnia di collaboratori importanti (tra i quali spiccano Maurizio Costanzo e Amedeo Minghi), il tenore si racconta e non si vergona a dire: "Non so se la musica possa cambiare il mondo, ma è sicuramente un'ottima medicina per l'anima". Buona lettura.


Hai registrato “Andrea” a casa tua, tre anni dopo “Cieli”, coadiuvato da una squadra importante di collaboratori e ospiti: come è andata e come li hai scelti?
Questo è un insieme di nuove bellissime canzoni che ho amato molto registrare. Durante gli ultimi tre anni abbiamo cercato i brani giusti. Quando li abbiamo trovati li ho registrati proprio qui, in uno studio a casa mia, usufruendo del vantaggio di lavorare solo nei momenti di ispirazione e nelle condizioni migliori per la mia voce. Mentre registravo, ho avuto la possibilità di lavorare con produttori e nuovi autori ricchi di talento, che mi hanno mostrato direzioni musicali diverse: ho avuto il piacere di collaborare con Holly Stell, una giovane artista di 12 anni con una voce d’angelo; il mio duetto con Mario Reyes è una combinazione particolare delle nostre voci, impreziosita dallo stile inconfondibile della musica gitana. Ho anche collaborato con autori e produttori che hanno contribuito ad alcuni importanti successi come 'Con te partirò' e 'Canto della Terra'. Come ho detto: 'Squadra che vince non si cambia!’".

Come mai proprio una canzone di Amedeo Minghi e una di Maurizio Costanzo?
“Da tanti anni, fin dalle prime volte che collaborammo, il mio amico Zucchero mi suggeriva di farmi scrivere un pezzo da Amedeo Minghi, perché riteneva che la sua scrittura fosse perfetta per la sua voce. Ora questo desiderio si è avverato con 'Per noi'. Quanto a Maurizio Costanzo, fu uno dei miei primi sostenitori: fui suo ospite da sconosciuto e ci andai prima di esibirmi a Sanremo. Da allora è nata tra noi una buona relazione. Sono stato contento di sapere che avrebbe scritto un brano per me: d’altra parte non è certo un novizio, in passato ha composto anche per Mina. Quindi sono stato onorato. E devo dire che la sua canzone mi ha messo alla frusta: come dice il titolo, il suo è un pezzo semplice ma proprio per questo mi ha spinto alla ricerca del giusto equilibrio vocale, per non rischiare di scadere nel banale, e mi ha impegnato molto”.

In “Sempre o mai” sostieni che l’amore fa girare il mondo: lo credi veramente o è solo un auspicio?
"Lo credo e lo spero. Credo che molto dell’odio che viviamo oggi nel mondo sia un sentimento molto vicino all’amore: la linea che li separa è molto sottile. C’è bisogno che gli uomini provino a capirsi meglio, a parlarsi. Serve buona volontà. Mi hanno chiesto spesso se credo che la musica possa cambiare il mondo. Beh, non può, ma è una buona medicina per l’anima. Catone sosteneva la necessità di non accostare i soldati all’arte per non ingentilirli troppo: questo la dice lunga su come l’arte e la musica possano migliorare il mondo”.

Stai per recarti alla premiazione del Nobel: che effetto ti fa esibirti di fronte a certi personaggi?
“Sono contentissimo. Con l’occasione spero di potere conoscere qualcuna di queste grandi personalità, che ammiro e rispetto molto”.

Quanto conta il mercato internazionale nella scelta dei pezzi di “Andrea”?
“Non penso mai al mercato cui è diretta la mia musica per non cedere alla tentazione di scimmiottare quello che fanno all’estero. Ho sempre cantato un repertorio italiano e all’italiana, lo sottolineo. Comunque è sempre difficile scegliere i brani di un nuovo album. Quest’anno abbiamo inaugurato un metodo nuovo, provinando una quantità enorme di pezzi pervenutici e trattenendo solo quelli adatti alla mia voce”.

Sostieni che il pop non esige la perfezione ma che è una via per arrivare dritti al cuore della gente...
“Non si può esagerare con l’imperfezione, però! Nel pop conta soprattutto la creatività. Cantare in modo perfetto nel pop è più difficile che nell’opera: non c’è impostazione della voce, si ricorre a una maggiore duttilità. La voce deve essere considerata uno strumento e io da anni lavoro per migliorarmi, passo dopo passo: è una strada in salita, ma sarà così fino all’ultimo giorno in cui canterò”.

Credi che questa sarà la volta buona per vedere Bocelli in un concerto pop in Italia?
“Mai dire mai. Ma attenzione: un concerto pop non si improvvisa. L’uso dell’amplificazione è molto diverso, non ci sono abituato, quindi direi che l’ipotesi non è attuale. E poi consideriamo che io ho sempre ascoltato la musica leggera in casa e in auto, senza mai frequentare i concerti: è così che continuo a viverla e così che vorrei trasmetterla alla gente”.

Non canti temi sociali e politici: è una scelta precisa o un caso?
“Trovo un po’ difficile trasmettere il senso di messaggi importanti in italiano se mi rivolgo a una platea internazionale: se lo facessi, dovrei disporre anche di versioni tradotte. Ma è anche una scelta artistica la mia. Preferisco cantare i sentimenti. Per fare un altro genere di canzoni si deve essere portati, e penso all’importante tradizione cantautorale di casa nostra, da Fabrizio De André e Guccini, passando per Dalla e De Gregori. Per me è difficile, non sono portato”.
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