I Gufi son tornati: ripubblicati su CD da EMI i loro album

I Gufi son tornati: ripubblicati su CD da EMI i loro album
Ci voleva la casa discografica Emi Music per riportare insieme i Gufi. Ieri infatti, al Teatro Ariberto di Milano, un pezzo di storia, di spettacolo, canzone e cabaret si è materializzato sul palco: “il Brivio, il Patruno e lo Svampa” (Magni è morto nel 1992), hanno saputo regalare una sana pagina di puro divertimento alla stampa presente. Uno Svampa divertito, nel corso di un’informale chiacchierata con i giornalisti presenti, ha chiarito immediatamente i termini del progetto: “Insieme con la Emi abbiamo deciso di far uscire gli Lp in Cd, avete capito il gioco?”. A beneficio dei più giovani, la veterana voce milanese ha ripercorso le tappe della carriera dell’originale ensemble: “La storia, in due parole, è molto semplice. Io ero appena tornato dal servizio militare e ho incontrato Lino Patruno, però mi sono reso conto che ci voleva qualcun altro, e si sono uniti Brivio e Magni. Agli inizi eravamo in cinque, c’era anche Didy Martinaz. Il nome Gufi l’ha partorito Patruno all’interno di un taxi. In verità noi siamo ‘esplosi’ artisticamente a Torino: pensate che nei negozi ci riconoscevano regalandoci le cravatte”.
Sulla scena si presentavano in calza maglia nera, bombetta in testa e chitarra sulla destra. Svampa: “Mi sentivo bene nella mia tutina. Adesso ogni 15 anni mi mandano dal dietologo. Ho provato anche quello di Mina, ma non ha funzionato”.
Artisti completi, di loro si apprezza l’abilità musicale, ma soprattutto la mimica e la presenza scenica. Il tempo non è riuscito a scalfire il talento, (Patruno ieri ha compiuto 69 anni) e il repertorio è rimasto sempre attuale, affilato e corrosivo. “L’America non si dimentica dei grandi compositori, come Cole Porter. Li celebra, mentre l’Italia, o meglio le televisioni italiane, si sono dimenticate di autori importanti come Giovanni Danzi. Adesso si pensa solo a format come il ‘Grande Fratello’ e a tutte quelle pirlate”. A parlare è Lino Patruno, deluso dalla produzione televisiva nostrana. Ironicamente, l’artista aggiunge: ”Per fortuna che ci sono brutti programmi, così la sera ho una scusa per uscire”.
La conferenza/spettacolo alterna momenti di riflessione a intermezzi esilaranti, come quando i Gufi finirono in tribunale. “Tutto successe quando presentammo la canzone ‘Sant’Antonio allu deserto’ a Chianciano. Eravamo sul palco con dei sacchi di iuta in testa, e i carabinieri ci fecero interrompere lo show, giudicandolo offensivo per la morale. Dovemmo presentarci davanti al giudice il quale, una volta letto il testo della canzone, ci assolse con formula piena. In seguito, a Pisa, durante lo stesso numero, arrivò un commissario. Nonostante fosse uscita su tutti i giornali la sentenza di non colpevolezza il tutore dell’ordine disse: ‘qui comando io e questa canzone non la fate’”. Era il 1968.
Così la serata sfuma, sulle note di una delle canzoni più celebri del gruppo lombardo: “Porta Romana bella, Porta Romana, ci stanno le ragazzine che te la danno, prima la buona sera e poi la mano…”.
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