Mauro Pagani rilegge 'Creuza de Ma' di De André in occasione del suo ventennale

Mauro Pagani rilegge 'Creuza de Ma' di De André in occasione del suo ventennale
In occasione del ventennale di “Creuza de Ma”, Mauro Pagani ha deciso di rileggere l’album che realizzò assieme a Fabrizio De André, considerato da molti come il primo disco di musica etnica in Italia. La novità del progetto “Mauro Pagani 2004 Creuza de Ma” sta in nuovo arrangiamento delle canzoni e nella presenza di alcuni brani non inclusi nel disco con De André, spiega l'artista alla stampa, convocata presso i suoi studi milanesi alla presenza di Dori Ghezzi, moglie dello sfortunato artista prematuramente scomparso: “Quantas sabedes”, scritto nel 1981 musicando il testo in galiziano di una “cantiga de amigo” di Martim Codax; “Mégu Mégun”, tratto dall’album “Le nuvole”, e infine l’inedito “Neutte”, traduzione musicata di una lirica del poeta Alcmane (vissuto a Sparta nell’VIII secolo A. C.). “‘Creuza de Ma’ è stato il lavoro più importante della mia vita: la prima produzione, i primi pezzi scritti, il primo disco con Fabrizio. Erano anni in cui eravamo in perfetta sintonia con noi stessi. In quel disco riuscii a mettere ordine a tutte le esperienze che avevo raccolto sulla musica mediterranea e dopo vent’anni mi è venuta voglia di rifare il giro da capo. Ho cercato di rispettare il più possibile la struttura delle canzoni e il loro equilibrio, fatto di poche note, utilizzando sia registrazioni in studio che dal vivo, come quella dello scorso agosto a Siena. ‘Creuza’ è un racconto letterario in musica, scritto da due viaggiatori chiusi in una stanza, mentre questa volta il disco ha avuto alle spalle viaggi e nuovi viaggiatori”. Nel suo viaggio Pagani ha convocato non solo artisti italiani (fra cui Andrea Parodi dei Tazenda), ma anche musicisti turchi, israeliani e tunisini. “Non esistono brani scartati dalle sessioni di registrazione, anche perché Fabrizio non voleva che venissero lasciati in giro i suoi provini, visto che in passato aveva avuto spiacevoli inconvenienti al riguardo. C’era però l’idea di tradurre in genovese alcuni lirici greci, arabi e persiani, per tornare al momento in cui tutto il Mediterraneo parlava la stessa lingua. Uno dei frammenti che ci portavamo dietro dal liceo era una poesia di un poeta spartano: una splendida descrizione della notte e dell’oblio, “Neutte”. Ma non si tratta di un inedito vero proprio, quanto di un’idea mai portata a termine. ‘Mégun Mégun’ è stata invece inserita perché appartiene alla spirito di ‘Creuza’ e alcuni frammenti della canzone risalgono proprio a quel periodo”. L’album coincide con la nascita dell’etichetta “Officine Meccaniche Music” (che riprende il nome dello studio di registrazione di Pagani), che l’artista di Chiari (Brescia) ha deciso di fondare da un’esigenza di sopravvivenza. “Non posso accettare di estinguermi come i panda. E, visto che nessuno salverà la musica, né politici, né direttori artistici o dj, tocca proprio a noi musicisti. ‘Creuza’ è stato un disco molto coraggioso nei tempi e questa pubblicazione mi è quindi sembrata una buona occasione per ripartire a fare bene le poche cose che sappiamo fare bene, come si faceva nelle piccole botteghe artigiane. E cercare di usare ogni mezzo per arrivare alla gente, senza che il mezzo cambi noi o la nostra musica, per evitare che scompaia il mestiere del musicista, che scompaia la musica, ossia il veicolo della cultura giovanile degli ultimi sessant’anni”. La scelta di Pagani nasce dalla volontà di difendere se stesso contro un mercato in piena crisi. “Credo che la situazione musicale italiana sia migliore di quella che sentiamo promuovere in giro. Ma prima di tutto dobbiamo ripartire dal recupero dell’oggetto disco. Convincere la gente a comprare una cosa che potrebbe avere gratis sarà forse un’impresa, ma vorrei che si copiassero i dischi di merda e venissero acquistati i dischi belli”. Il primo artista ad incidere per “Officine Meccaniche Music” sarà Badarà Seck, cantante senegalese più volte scelto per rappresentare la musica del suo paese al Festival di Dakar e che ha collaborato anche con Massimo Ranieri, Raiz e Luigi Cinque.
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