Storie leggendarie del rock: il Foxtrot digitale dei Wilco

Storie leggendarie del rock: il Foxtrot digitale dei Wilco

Questa “leggenda rock” è un estratto da “Storia leggendaria della musica rock”, volume scritto da Riccardo Bertoncelli e Gianni Sibilla per Giunti Editore. Il volume ripercorre la storia dei grandi artisti attraverso episodi mitologici, aneddoti, storie: Rockol ne sceglie uno e lo pubblica ogni settimana, per gentile concessione dell’editore. In fondo alla leggenda, trovate una playlist con la musica del libro: buona lettura e buon ascolto!

 

“Okay, facciamo una canzone come volete voi; ma se poi non funziona facciamo di testa nostra”. I discografici della Warner sono nervosi, quando parlano a Jeff Tweedy. Da qualche anno il rock è tornato in classifica, altre case discografiche hanno piazzato milioni di copie di nuove band come i Counting Crows o i Wallfowers. I Wilco di Tweedy non sono proprio di primo pelo ma i discografici speravano di inserirli in quella scia. BEING THERE, il loro album del ’96, si è fermato a trecentomila copie, forse anche perché era doppio: non esattamente la caratteristica migliore per vendere un album. Poi la band ha perso tempo, almeno secondo loro, a incidere vecchi brani inediti di Woody Guthrie con Billy Bragg. In quel 1999 il nuovo album SUMMERTEETH sta andando ancora peggio.

“Ci vuole un singolo radiofonico”, hanno detto i discografici. “Ok, remixate una canzone”, hanno riposto i Wilco, che hanno la fama di quelli che fanno sempre di testa propria. Can’t Stand It viene presa in mano da Dave Kahan, il capo del reparto artistico. Non viene solo remixata ma proprio cambiata, togliendo una parte del bridge e aggiungendo dei campanellini. La mandano in radio ma non funziona neanche quella. “Ok, facciamo di testa nostra, adesso”, dice Jeff Tweedy. È lui il leader della band ma le tensioni nel gruppo abbondano, soprattutto con Jay Bennett. In SUMMERTEETH Jay si è divertito a manipolare le canzoni, che prima venivano incise dal vivo in studio, riducendo l’apporto degli altri membri del gruppo e non tutti erano contenti.

Quando si tratta di tornare in studio, dopo un altro giro di canzoni di Woody Guthrie con Billy Bragg, Tweedy fa davvero di testa propria: prima chiama Jim O’Rourke alla produzione per contenere Bennett, poi butta fuori dal gruppo il batterista Ken Coomer. Ma lui e Bennett continuano a litigare, anche di fronte alle telecamere del regista Sam Jones, che sta girando un documentario sulla band. Jeff ha in mente una cosa nuova, diversa, un suono mai sentito. Jay invece continua a perdersi nei dettagli. Alla fine, dopo diverse lotte, portano a casa YANKEE HOTEL FOXTROT, e Bennett viene licenziato subito dopo: il disco suona diverso, davvero: canzoni classiche incise in un modo nuovo, destrutturato. Si apre con una lunga canzone di sette minuti, I Am Trying To Break Your Heart, quasi dissonante. Tweedy declama parole senza senso dopo un minuto e mezzo di introduzione: “Io sono un bevitore americano di acquari, io faccio l’assassino giù per la strada”.

Portano il materiale alla Warner, solo che lì le cose sono cambiate. L’etichetta è stata comperata dal colosso di Internet America On Line e non c’è più il vecchio capo, quello che alla  ne tollerava ogni cosa da Wilco e soci. Ora il capo è proprio quel Dave Kahan che aveva remixato la canzone precedente. La band ha ipotizzato come data di uscita l’11 settembre 2001. Quando Kahan ascolta il disco, si rifiuta di pubblicarlo e ovviamente la band, dopo tutta quella fatica, si rifiuta di cambiarlo. Così trovano un modo per uscirne: la Warner prima chiede cinquantamila dollari, poi glielo regala. La band si può tenere il disco e farne quello che vuole.

E la band fa una cosa che nessuno si aspetta. L’11 settembre il disco non esce, e il mondo ha decisamente altro a cui pensare, in quei giorni tragici. Ma gli MP3 delle canzoni iniziano a girare in rete. La band, più che ai soldi, tiene alla qualità: così il 18 settembre lo mette sul proprio sito, wilcoworld.net, nella versione giusta. Si può solo ascoltare, non scaricare; si tratta di streaming, ma questa parola diventerà di moda solo molti anni dopo. Il primo giorno lo ascoltano in cinquantamila. I fan ringraziano e restituiscono il favore comprando il disco, quando  finalmente la band trova una nuova etichetta e riesce a pubblicarlo. Quando nel 2002 il CD fisico finalmente si materializza, vende cinquantaseimila copie solo nella prima settimana. E tutti parlano di capolavoro. Pitchfork, severissimo sito censore della musica indipendente, gli dà 10: “È valso il ritardo, il buzz, e tutte queste polemiche? La risposta è sì”. Non solo: è nata una nuova musica, ed è nato un nuovo modo per farla arrivare al pubblico.

 

 

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