Storie leggendarie del rock: Oasis vs. Blur e Il campionato inglese dei pesi massimi

Storie leggendarie del rock: Oasis vs. Blur e Il campionato inglese dei pesi massimi

Questa “leggenda rock” è un estratto da “Storia leggendaria della musica rock”, volume scritto da Riccardo Bertoncelli e Gianni Sibilla per Giunti Editore. Il volume ripercorre la storia dei grandi artisti attraverso episodi mitologici, aneddoti, storie: Rockol ne sceglie uno e lo pubblica ogni settimana, per gentile concessione dell’editore. In fondo alla leggenda, trovate una playlist con la musica del libro: buona lettura e buon ascolto!

 

Chi ha detto che d’estate il rock va in vacanza? Il 14 agosto 1995 la Londra musicale è tutta un fermento, un po’ per gioco e un po’ sul serio. Quel giorno escono infatti in maliziosa contemporanea i nuovi 45 giri di Oasis e Blur, le “grandi meraviglie british” del momento, e al di là dei contenuti musicali tutti si chiedono chi vincerà quel testa a testa.

Il New Musical Express ha trovato lo strillo giusto e ha titolato a piena copertina: “Campionato inglese dei pesi massimi – Blur contro Oasis”. È proprio così, anche se la musica di entrambi i complessi non è tanto heavy weight. Detentori sono i Blur di Damon Albarn, con tre album già pubblicati, l’ultimo dei quali, PARKLIFE, ha centrato il numero 1 con un’intelligente miscela di beat, anni ’70 e pub rock. È bravo, Albarn, e bellino il giusto, un degno nipote di Ray Davies, Andy Partridge, Costello, anche se a volte eccede nei vezzi. Gli manca però il pugno proibito, ed è per quello che molti puntano sugli s danti, gli Oasis dei fratelli Noel e Liam Gallagher. Nel loro curriculum c’è un solo disco, DEFINITELY MAYBE, ma il successo che ha incontrato e le aspettative che ha suscitato fanno pensare che il secondo album farà sfracelli. 

E poi gli Oasis non sono solo scaltri musicisti. Sono anche avventurieri con il pelo sullo stomaco, paradossali uomini di marketing che trovano sempre il modo di far parlare di sé facendo leva sui loro molti e disdicevoli vizi. Ce n’è un campionario da far paura: botte in scena e in privato fra Noel e Liam, litigi con il pubblico e con i giornalisti, stanze d’albergo sfasciate, sbronze notturne finite in guardina. Sono stati in America per lanciare DEFINITELY MAYBE e la loro “promozione” si è basata su storiche frasi affidate alla stampa tipo: “Kurt Cobain era uno stronzo depresso che non sapeva gestire la celebrità” e “Mettetevi nel culo i vostri Pearl Jam del cazzo”. Per quello i tabloid li amano e una parte del pubblico li detesta, mentre la stampa è divisa tra le indubbie capacità pop e il disgusto per molti atteggiamenti insopportabili.È soprattutto Liam Gallagher il caratterino in ammabile del gruppo, e proprio lui incendia il match con una grave dichiarazione contro i detestati rivali, alla Mike Tyson: “Non odio tutti i Blur ma Alex James e Damon Albarn sì, assolutamente: spero che si prendano l’AIDS tutti e due e muoiano”.

Il combattimento dura due round e ha uno svolgimento contrastato. I Blur vincono il primo gettando sul piatto tutta la loro potenza e il loro credito: Country House vende quasi trecentomila copie in una settimana e supera di slancio Roll With It. Quando però di lì a un mese escono i rispettivi album, THE GREAT ESCAPE e (WHAT’S THE STORY) MORNING GLORY?, il match cambia. Albarn e i suoi sono rimontati e stracciati, e devono subire l’umiliazione del knock out tecnico; del nuovo album Blur si perdono presto le tracce, mentre MORNING GLORY vende trecentocinquantamila copie in sette giorni in Gran Bretagna e brucia presto il traguardo del milione nel mondo. Come sempre c’è un po’ di moda nel successo ma anche molta abilità; canzoni come Wonderwall o Champagne Supernova sono uncini che è dif cile togliersi dalle orecchie, con una perversione noisy dei vecchi schemi beat che attira e piace. 

Sugli Oasis piovono Grammy e premi dei lettori; ma il momento magico non durerà molto. Tempo pochi mesi e il volubile pubblico inglese avrà già decretato la morte per s nimento del Brit Pop, passando ad altre più luccicanti mode: e a invertire il trend non servirà il pur vendutissimo terzo album Oasis, BE HERE NOW, che farà rumore più per il fruscio di sterline di un business ormai stellare che per i contenuti della musica o le intemperanze dei soliti, incorreggibili Gallagher. Migliore la sorte dei Blur, che dopo essersi ripresi dallo storico K.O. cambieranno completamente sport e si dedicheranno a un’atletica di nuova concezione fra rumorismo, psichedelia e beat. Le Olimpiadi sono vicine, vinceranno perlomeno una medaglia di culto.

 

 

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