Area: international POPular group - il suono di un CRAC!

Area: international POPular group - il suono di un CRAC!

Area… il gruppo italiano che più di qualsiasi altra “reazione” artistica ha saputo sintetizzare jazz, rock, avanguardia, elettronica, tecnica, improvvisazione, energia, idee, passioni, politica, arte a 360°.

Discograficamente è un lungo cammino, dal bruciante album di esordio, Arbeit Macht Frei, al doppio Cd Live 2012. Non esiste una chiave di lettura unica del pianeta Area, troppo ampio il respiro emesso dai loro lavori. È straordinario come nel 2016 sia ancora fortissimo l’amore per la loro musica senza tempo e senza confini definiti, in mirabile “disequilibrio” tra l’urgenza espressiva della sperimentazione e canzoni doc, come alcuni episodi di “Crac!”, 1975, o di “1978: Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano!”, 1978, l’ultimo con Demetrio Stratos). Sono due dischi con significativi punti esclamativi nel titolo, ma nel primo la parte grafica è decisamente più impattante. Rispetto alle copertine, cupe e minacciose dei primi due 33 giri, “Arbeit Macht Frei” del 1973, e “Caution Radiation Area” del 1974, l’immagine colorata su fondo bianco di “Crac!” è falsamente rassicurante… non più pistole, sia pure di cartone, manichini chiusi da sinistri lucchetti, ma l’uovo rotto dal cucchiaio raccontato in vari modi, immagine di Gian Michele Monti, ispirata alla Pop Art.

La connessione tra suoni e visioni è rafforzata anche dall’introduzione affidata alle parole di Buenaventura Durruti Dumange (León, 14 luglio 1896 – Madrid, 20 novembre 1936), ferroviere anarchico spagnolo, nato in una città fortemente conservatrice. Parole fortemente volute e condivise dagli Area. “Le rovine non le temiamo. Erediteremo la Terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te".

“CRAC!” possiede la forza, ineluttabile e scardinatrice, di questo concetto ma lo colora con ironia quasi inconsapevole grazie anche a testi come questo di “Gioia e Rivoluzione”: “Il mio mitra è un contrabbasso - che ti spara sulla faccia - ciò che penso della vita - con il suono delle dita - si combatte una battaglia - che ci porta sulle strade - della gente che sa amare”.

Dopo la morte di Stratos (13 giugno 1979), nulla sarà più uguale, tranne questa musica immortale…

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