La seconda sera dei Cure a Milano: la recensione del concerto

La seconda sera dei Cure a Milano: la recensione del concerto

E’ il bello delle seconde date in fila nella stessa città, quando a farle sono grandi gruppi. Perché bisogna essere grandi, a fare scalette rivoluzionate e show diversi da sera a sera. Ma non tutti i grandi gruppi scelgono di farlo. E' un club ristretto, e i Cure ne fanno orgogliosamente parte.

La seconda data a Milano del gruppo inglese in due giorni dice: metà scaletta diversa dalla sera precedente,  mood e un ordine differenti, con pezzi “da bis” come “Boys don’t cry” messi nella prima parte dello show, e il debutto in questo tour di “Three imaginary boys”, che non veniva eseguita dal vivo da un anno.

L’apertura è per le 20.30, come ieri sera: ma le similitudini si fermano qua: dopo “Out of this world”, arriva il trittico di “Disintegration”, da “Pictures of you” a “Lullaby”, passando per “Closedown”. E’ sempre Simon Gallup a dominare la scena: ciuffo punk, stessa maglietta degli Iron Maiden. Grazie alle tastiere di Roger O’Donnell e alle chitarre di Reeves Gabrels (un passato con David Bowie nei Tin Machine), Il suono è compatto. La band suona meglio su brani apparentemente minori come “All I want”, che sulle hit come “In between days” e "Boys don't cry", a tratti un po’ sbilenche. A dominare la scena è il gigantesco Robert Smith: si muove poco, ma il carisma della sua presenza è enorme. E' da brividi vederlo duettare  con Gallup, le due colonne portanti dei Cure storici, nell’intro di “Pictures of you” o nel finale di una monumentale “A forest”.

Nella parte più “pop” del concerto spiccano anche “Lovesong” e “Just like heaven”, prima di un finale della prima parte dello show più dark, che riporta ai climi di inizio concerto, con la lunga e ipnotica “Bloodflowers” a chiudere.

Ma come sempre, la prima parte è solo una frazione dello show dei Cure. Almeno teoricamente: in scaletta c’erano tre bis da 15 canzoni, radicalmente diversi da quelli della sera prima. Ne eseguiranno due, accorpando il secondo e il terzo, per un totale di 11 canzoni, saltando tra le altre “The caterpillar”, "Catch" e “The Walk”. Contando che dalla prima parte era stata tagliata “The end of the world”, anch’essa in scaletta, il risultato è uno show di “solo” 2 ore e venti.

Ma se c’era un po’ di stanchezza, non si è percepita. Come nel resto dello show, e come vi raccontavamo nella cronaca della serata di ieri, i Cure dosano diversi elementi, com grande maestria ed esperienza. Questa sera cambiano semmai le dosi: non c’è un album dominante (5 brani da “The head on the door”, 4 da “Disintegration”, ma sono quasi una costante di questo tour), c’è qualche sorpresa appunto, come  “Three imaginary boys”, c’è l’immancabile finale a festa con “Close to me” e “Why can’t I be you” con Robert Smith che sembra lasciarsi andare e muoversi un po’ di più, cosa che invece buona parte della platea ha già fatto dalle prime note e non ha mai smesso di fare per le 2 ore e venti.

Alle 11 meno dieci lo show finito. Qualcuno rumoreggia, forse si aspettava qualche canzone in più. Ma è stata una stupenda seconda serata, diversa e complementare alla prima, e bella se considerata autonomamente. Forse solo un po’ breve per gli standard della band.

Ma poco importa: che abbiate visto la prima o la seconda data di Milano, Bologna, Roma, avete assistito ad un grande show di una grande band. Abbiamo atteso per anni il ritorno dei Cure in Italia, e siamo stati abbondantemente ripagati.


SETLIST
Out of This World
Pictures of You
Closedown
Lullaby
The Perfect Girl
All I Want
The Baby Screams
Push
In Between Days
Boys Don't Cry
Kyoto Song
Lovesong
Just Like Heaven
The Last Day of Summer
From the Edge of the Deep Green Sea
Bloodflowers

Bis:
Step Into the Light
Want
Never Enough
Burn

Bis 2:
Three Imaginary Boys
Play For Today
A Forest
The Lovecats
Friday I'm In Love
Close To Me
Why Can't I Be You?

Le scalette originali

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