Sei un artista morto? Un premio intitolato a te non te lo negherà nessuno. Considerazioni politicamente scorrette per il 2 novembre.

Sei un artista morto? Un premio intitolato a te non te lo negherà nessuno. Considerazioni politicamente scorrette per il 2 novembre.

Sergio Bardotti, Alex Baroni, Lucio Battisti, Pierangelo Bertoli, Umberto Bindi, Fred Buscaglione, Franco Califano, Renato Carosone, Piero Ciampi, Bianca D’Aponte, Fabrizio De André, Sergio Endrigo, Carlo Donida, Giorgio Gaber, Rino Gaetano, Valentina Giovagnini, Ivan Graziani, Enzo Jannacci, Bruno Lauzi, Mia Martini, Domenico Modugno, Luigi Tenco: cosa accomuna questi cantanti, autori, cantautori? Già: sono tutti morti (e oggi è il 2 novembre... auguri!). Ma c’è un’altra cosa che li accomuna: a tutti loro sono stati dedicati dei premi. Con diversa fortuna e con risultati non sempre memorabili per i vincitori; con maggiore o minore coinvolgimento dei parenti del defunto; con differenti caratteristiche e con premi o riconoscimenti di svariata entità.

Ebbene, con tutto il rispetto per chi questi premi li ha ideati, per chi li organizza, per chi vi partecipa, e soprattutto per coloro ai quali sono intitolati: ha davvero senso organizzare premi intitolati a un artista defunto? Il parere è mio personale, s’intende: ma a me pare un po’ da parassiti, questo metodo ormai diffusissimo di sfruculiare sul rimpianto sulla nostalgia e sul senso di perdita (e capitalizzare sulla notorietà di un nome).

Soprattutto perché, purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi a questi premi e concorsi partecipa gente piuttosto mediocre e in cerca soprattutto di visibilità; gente alla quale, se la sentisse, l’artista a cui il premio è intitolato raccomanderebbe di prepararsi meglio o di lasciar perdere. E oltretutto non è che una serata in cui sullo stesso palco si esibiscono concorrenti di dubbie qualità faccia del bene al buon nome dell'artista defunto.

Pare inelegante scriverlo, soprattutto in questo momento in cui Rockol sarà mediapartner del Premio De André; ma ne ho già parlato con Massimo Bonelli di iCompany, e lui sa come la penso.

Penso anche, ad esempio, che non potendo proprio evitarli, bisognerebbe almeno creare una sorta di coordinamento per questi “premi mortuari” – un’agenzia di pompe funebri musicali? – affinché ci si metta d’accordo per stilare un calendario comune ed evitare sovrapposizioni. Lo so che suona umorismo macabro, ma non so che farci.

(Ripeto, è, anche, un fastidio mio personale, che include pure i concerti, i dischi e le canzoni a scopo benefico, o destinati a una qualche “buona causa”. Anche qui: mi sembra che sia – e credete a me, che nella vita ne ho viste tante – un modo per ottenere benevolenza da parte del pubblico e di chi dovrà scriverne o parlarne. E poi, perché non dirlo?, molto spesso, tirate le somme, detratte le spese e rimborsati in qualche modo quelli che hanno lavorato a vario titolo al progetto, di soldi da destinare in beneficienza poi ne rimangono pochini. Dato che, quando leggete “gli incassi verranno devoluti a”, si intende sempre “gli incassi al netto delle spese e dei compensi pagati”. Ma questo è un altro discorso).

Tornando in tema: non si potrebbe contingentare il numero dei concorsi intitolati a un artista morto? Che so, riducendo a triennale la frequenza di quelli già esistenti, e vietando per almeno cinque anni l’istituzione di nuovi premi a nome degli artisti defunti? Perché, poi, è vero che morire è una strepitosa mossa di marketing, anche discografico; ma è anche vero che spesso si esagera in agiografia, e si trasformano in eroi degli onesti professionisti della musica che, magari, da vivi, non è che fossero troppo considerati. Una dimostrazione, ad esempio? Un recentissimo titolo dell'agenzia ADNKronos: "66 anni fa nasceva Rino Gaetano, il cantautore più geniale". Ah sì? Peccato che, ammesso che sia vero - e non è vero, con tutto l'affetto per Rino Gaetano - quando il cantautore romano è morto, nel giugno del 1981, fossero passati tre anni da "Gianna" e "Nuntereggae più", i suoi ultimi successi, e i dischi seguenti ("Resta vile maschio dove vai?" e "E io ci sto") fossero stati maltrattati dai critici e trascurati dal pubblico. E allora: non sarebbe meglio evitare le beatificazioni postume e dedicare più attenzione agli artisti quando sono ancora in vita?

Franco Zanetti

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