Johnny Marr: 'Quando, nel 2008, io e Morrissey per un pelo non riunimmo gli Smiths'

Il prossimo 3 novembre verrà spedita sui mercati angolofoni "Set The Boy Free", l'autobiografia dell'ex chitarrista degli Smiths Johnny Marr: le principali testate inglesi, come è prassi in questi casi, si stanno litigando le anticipazioni più succose e il Guardian, vera e propria corazzata dell'informazione britannica, si è assicurato uno dei passaggi più succosi, ovvero la mancata (per pochissimo) reunion del chitarrista con lo storico sodale Morrissey.

Nel settembre del 2008, racconta Marr, il due ex colleghi, che non si vedevano più dai tempi della causa intentata loro nel 1996 dal batterista della band di "The Queen Is Dead", Mike Joyce, per ragioni di diritti d'autore, incrociarono i rispettivi tour a Manchester. "Eravamo solo a un paio di miglia di distanza, così pensammo di trovarci in un pub per parlare", spiega il chitarrista: "Ero contento di vederlo: erano più di dieci anni che non ci incrociavamo. Abbiamo iniziato a raccontarci delle nostre ultime vicende personali, delle nostre famiglie, e poi ci siamo abbandonati un po' ai ricordi".

"Poi la conversazione è andata più nel profondo. Morrissey ha iniziato a dire come la nostra relazione fosse stata posseduta dal mondo esterno, e interpretata essenzialmente in modo negativo", prosegue Marr: "Siamo stati inquadrati in funzione l'uno dell'altro per la maggior parte della nostra vita professionale. Ero contento che l'avesse detto, perché era vero. Continuava ad arrivare da bere: ci siamo seduti e abbiamo parlato per ore. Come facevamo sempre, ci siamo scambiati opinioni sui nostri dischi preferiti, poi il discorso è finito sul 'quell'argomento'. Da anni giravano voci su una reunion degli Smiths, ma erano tutte false. Improvvisamente ci trovammo a parlare di rimettere insieme il gruppo, e in quel momento pensammo che con lo spirito giusto l'operazione potesse riuscire alla grande. Io dovevo lavorare ancora coi Cribs a un disco, e lui aveva un album in uscita. Siamo stati insieme ancora un po', io ho bevuto un'aranciata, lui una birra, poi ci siamo abbracciati e ci siamo salutati".

I giochi parevano ormai fatti: "Ero davvero contento di essere tornato in contatto con Morrissey. Ai Cribs avevo comunicato la possibilità che gli Smiths potessero tornare in azione, e per quattro giorni questa prospettiva è stata davvero concreta. Avremmo dovuto chiamare un altro batterista, ma una nostra reunion avrebbe fatto la felicità di un mucchio di gente, e con la nostra esperienza avremmo potuto essere bravi come non eravamo mai stati".

"Io e Morrissey restammo d'accordo di rimanere in contatto e di rivederci di nuovo. Poi, mentre ero in Messico con i Cribs, improvvisamente è calato il silenzio radio. La comunicazione tra noi si è interrotta, e le cose sono tornate esattamente come mi aspettavo sarebbero sempre state".

Il Guardian ha chiesto a Marr se ci siano margini per ricomporre la frattura, almeno in futuro: "Non credo. Penso che lui stia seguendo la sua strada. Non provo nessun rancore verso Morrissey, semplicemente perché non ne ho motivo. Una delle cose che ci accomuna è che viviamo per lavorare, e siamo troppo occupati a fare quello che stiamo facendo per dedicarci ad altro".

Sempre al Guardian Marr ha ammesso di preferire le esperienze in seno a Cribs (definitivi 'la band più divertente nella quale mi sia capitato di suonare, sena dubbio") e Modest Mouse rispetto a quella negli Smiths: "Quando lo dico la gente non ci crede. Amo i Modest Mouse perché la chimica che c'era tra loro era davvero paragonabile a un rapporto tra fratelli. Sono una grande band americana, e ho sempre sognato di fare parte di una grande band americana".

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