Bob Dylan e la reazione (tardiva) al premio Nobel: Omero, la pittura e tutto il resto. E la sua regola per l'arte: 'Tutto è soggettivo'

Bob Dylan e la reazione (tardiva) al premio Nobel: Omero, la pittura e tutto il resto. E la sua regola per l'arte: 'Tutto è soggettivo'

Finiscono, a due settimane dal conferimento ufficiale del prestigiosissimo riconoscimento, le schermaglie tra la voce di "It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)" e l'Accademia di Svezia: Bob Dylan, intervistato da Edna Gunderson per il Telegraph, ha finalmente "riconosciuto" il premio Nobel.

"E' una bella cosa, no? Difficile da credere. Chi può immaginarsi una cosa del genere?", è stato il primo cenno del cantautore all'onorificenza. Per il momento, però, nessuna rassicurazione circa la presenza alla cerimonia di assegnazione, durante la quale, direttamente dalle mani del re Carlo XVI Gustavo, l'artista dovrebbe ricevere il premio e un assegno da poco meno di 900mila euro: "Se ci sarò? Assolutamente. Se mi sarà possibile".

Insomma, il nodo non è ancora sciolto. E le tensioni che portarono - seppur non ufficialmente, e per mezzo di indiscrezioni di stampa - l'Accademia a bollare il neopremiato come "maleducato e arrogante" potrebbero ancora affiorare. "Io sono sempre stato qui", ha risposto Dylan alla Gunderson, rendendo ancora più enigmatica la sua posizione rispetto ai Nobel.

Sara Danius, segretaria permanente dell'Accademia svedese, annunciando l'assegnazione del premio per la Letteratura a Dylan, ha parlato di un parallelismo tra le opere dei classici greci come Omero e Saffo e il lavoro del bardo di Duluth. "In un certo senso, penso sia così", ha risposto il cantautore al Telegraph: "Certe mie canzoni - penso a 'Blind Willie', 'The Ballad of Hollis Brown', 'Joey', 'A Hard Rain', 'Hurricane' e altre - hanno di certo una valenza omerica". Nessun altra spiegazione, però: "Lascio che sia la gente a dare un significato alle mie canzoni, a decidere cosa rappresentino. Gli accademici dovrebbero saperlo. Io non sono qualificato per stabilirlo. Non ho un'opinione precisa, su questo".

La notizia del premio Nobel per la letteratura a Dylan è arrivata lo stesso giorno di quella dell'apertura di una sua mostra di dipinti alla Halcyon Gallery of The Beaten Path di Londra: "Non sono ossessionato dalla pittura, non faccio mica solo quello", ha scherzato lui con la Gunderson. "C'è una certa intensità nello scrivere una canzone. Devi aver bene in mente perché la stai scrivendo, per chi, e per quale ragione. La pittura, e per estensione il cinema, possono essere creati per scopi di propaganda. Le canzoni no". Anche per l'arte visuale, in ogni modo, vale la regola che Dylan ha stabilito per la musica: "Gente diversa legge cose diverse in quello che vede: tutto è soggettivo".

Un premio Nobel per la letteratura che espone in una delle gallerie più prestigiose di Londra: c'è qualcosa ancora che a Bob Dylan piacerebbe fare? "Un mucchio di cose. Guidare una macchina sul circuito di Indianapolis, segnare un meta in una partita della NFL. Mi piacerebbe saper battere a cento miglia all'ora, a baseball. Ma devi sapere qual è il tuo posto, perché ci sono cose che vanno al di là del talento che hai. Tutto ciò che è degno di essere fatto merita del tempo. Devi scrivere un centinaio di brutte canzoni prima di tirarne fuori una buona. E devi sacrificare molte cose per le quali potresti non essere preparato. Che piaccia o meno, in questa cosa si è da soli, e l'unica cosa da fare è seguire la propria stella".

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